Paul Klee: la grammatica dell’arte

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Paul Klee, Natura morta con dadi, 1923

“L’artista è una creatura che, senza che gli sia stata chiesta alcuna opinione, è stata gettata, come te, in un mondo confuso e come te deve andare avanti in questo mondo alla meno peggio.

Egli è diverso solo in un significativo particolare: risolve i problemi con i suoi personali strumenti ed è, di conseguenza, forse più felice di colui che non è un creatore, di colui che rimane estraneo a qualunque atto di reale e liberatoria creazione…”

(Paul Klee)

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Paul Klee, Paesaggio con uccelli gialli, 1923

Viaggiatore, eclettico, visionario, Paul Klee ci lascia un corpus di circa novemila opere tra disegni, incisioni, dipinti, marionette, teatrini, maschere e bassorilievi. Oltre alla pittura si occupò, con dedizione, alla filosofia, alla musica, alla ricerca naturalistica e alla poesia.

Conobbe e frequentò numerosi esponenti dell’avanguardia, assorbendo e reinterpretando, in modo del tutto personale, anche attraverso la conoscenza del repertorio figurativo classico , le nuove tendenze espressive della prima metà del Novecento.

Non è possibile delineare una precisa linea evolutiva o uno stile progressivo dell’opera di Klee, ma, forse, è proprio questa la caratteristica distintiva dell’autore: rifondare l’alfabeto dell’esistenza attraverso segni figurativi tradizionali.

“Contemplo il creato da un punto di vista remoto, primigenio.”

(Paul Klee)

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Paul Klee, Avviso delle navi, 1917

Figlio di genitori musicisti, Klee si appassionò fin dall’infanzia alla musica, la quale fu di grande importanza per lo sviluppo della sua poetica creativa. Egli, infatti, sviscerò la grammatica delle espressioni artistiche ricercandone la comune origine e declinazione: l’essenza creativa che rende possibile l’identità tra segno e immagine, parola e figura, realtà pittorica e tempo musicale.

Il 1911 rappresentò un anno importante nella biografia di Klee, una sorta di maturazione dalle sue prime prove artistiche: intraprese la catalogazione delle sue opere, sistemò gli appunti del suo diario personale e venne in contatto con Macke, Kandinsij e Marc, fondatori del movimento Der Blaue Reiter.

Kandinskij ebbe una notevole influenza sul giovane collega, soprattutto perchè Klee era oramai maturo per il decisivo incontro.

“Kandinskij” – scrisse nei suoi Diari“ha una mente eccezionalmente creativa, raffinata ed estremamente precisa.” Con l’artista russo Klee condivideva la ricerca sulla tavolozza dei colori e sulle sue implicazioni, esplorazione questa che lo predispose al successivo incontro con Delaunay, a Parigi, nell’aprile del 1912. L’adesione alla poetica del Cavaliere Azzurro fu, però, marginale e sporadica, pur avendo un comune interesse per la tematica della luce e per le culture primitive ed extraeuropee, Klee rifiutò l’eccessivo spiritualismo di Kandinskij e il suo progressivo distacco dal mondo naturale.

Lo studio dell’arte primitiva e dell’espressività infantile divenne fonte di grande ispirazione per lo sviluppo del fraseggio dell’artista che rifondò una nuova sintassi organizzando, attraverso immagini e disegni, un nuovo vocabolario.

“I bambini, i pazzi, i popoli primitivi hanno ancora – o hanno riscoperto – il potere di vedere. Sia ciò che vedono sia le forme che ne derivano sono per me riconferme di grande importanza … “

(Paul Klee)

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Paul Klee, Eros, 1923

La conoscenza del movimento cubista e futurista, contribuì a chiarire a Klee la propria strada decretando, così, la sua raggiunta differenziazione rispetto al gruppo del Blaue Reiter. L’artista fu affascinato, soprattutto, dal tentativo dei futuristi di raggiungere la pittura totale, capace, cioè, di esprimere la visione, l’emozione ed il ricordo attraverso il dinamismo della composizione.

Dopo quasi quindici anni di studi, incontri, esperimenti, dubbi e incertezze, Paul Klee era noto solo ad una piccola cerchia di estimatori e non era ancora il poeta ed il pittore che ammiriamo noi oggi.

Nel 1914 Klee, assieme a Louis Moillet e Macke, decise di compiere un viaggio in Tunisia, esperienza questa che rappresentò un momento privilegiato per la sua ricerca artistica, già avviata verso esplorazioni autonome. In questo contesto nacque il lirismo di Klee che, d’ora in poi, nulla potrà più soffocare: nella profondità del proprio essere Klee trovò il dono della vera poesia.

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Paul Klee, Saint-Germain presso Tunisi (entroterra), 1914

La scoperta della luce del mediterraneo, l’atmosfera favolistica dei paesi arabi, la folla dei souk, ebbero un grande impatto sull’artista che trovò modo di approfondire la sua ricerca sulla luce e sui colori pervenendo a dei risultati oramai compiuti ed originali.

“Il colore è in me. Non devo cercare per afferrarlo. So che mi possiederà per sempre, lo so. Tale è il significato di questo meraviglioso momento: il colore ed io saremo sempre una cosa sola. Io sono un pittore.”

(Paul Klee)

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Paul Klee, Giardino a Saint-Germain, quartiere europeo di Tunisi, 1914

L’esperienza della prima guerra mondiale , epoca di profonda meditazione per tutta la cultura artistica dell’avanguardia, portò Klee ad una introspezione che si tradusse in una nuova iconografia dove il figurativo e l’astratto, il descrittivo ed il simbolico si fusero in un nuovo linguaggio visivo. Stelle, soli, lune, frecce, uccelli, case, montagne, numeri e forme geometriche, divennero lettere intercambiabili di un solo ed unico lessico pittorico.

“Noi scrutiamo le forme per amore dell’espressivo, e degli schiarimenti che ne derivano alla nostra anima.

La filosofia tenderebbe un po’ verso l’arte. Sul principio mi stupiva quanto si vedeva di questa, poiché avevo pensato solo alla forma, il rimanente era risultato da sé.

Pure l’aver acquistato consapevolezza di questo rimanente mi ha giovato molto e reso possibile una maggior varietà nella creazione. Ho perfino potuto diventare di nuovo illustratore di idee, dopochè mi ero affermato nella forma.

Per me ora non esisteva più un’arte astratta. Restava soltanto l’astrazione del transitorio. Il soggetto era il mondo, se pure non questo mondo visibile.”

(Paul Klee)

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Paul Klee, Macchina cinguettante, 1922

In un’epoca storica fortemente dilaniata e dai dissapori esacerbati, Klee trovò riparo in se stesso e nella sua creatività, giungendo così a stabilire il proprio stile, come oggi è conosciuto: un sogno ad occhi aperti.

“Ho portato questa guerra dentro di me per lungo tempo, ed è per questo che, interiormente non mi coinvolge più.”

(Paul Klee)

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Paul Klee, Strada principale e strade secondarie, 1929

Info barbarameletto
Benvenuti nel favoloso mondo dell'arte! Questo blog è il frutto dei miei studi, delle mie conoscenze e delle mie passioni. Racconto di arte, seguendo quelli che sono i miei interessi, con lo scopo di diffondere e di divulgare una cultura del bello, essenziale per la crescita spirituale dell'individuo. Allora buona lettura!

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