RIVALUTATO COME REGISTA SOLO NEGLI ANNI CINQUANTA DEL NOVECENTO, ALFRED HITCHCOCK FU CONSIDERATO A LUNGO ALLA STREGUA DI UN MESTIERANTE, UN AUTORE DI SERIE B, DI SCARSO O NULLO VALORE ARTISTICO.

Un giudizio pesante questo, e certamente superato; ad un’attenta analisi della sua filmografia emergono, disseminati un po’ ovunque, espliciti riferimenti all’arte: un immaginario nutrito da forti richiami e suggestioni culturali.

 

LE ORIGINI

 

Philippe Halsman, Ritratto di Alfred Hitchcock, 1962
Philippe Halsman, Ritratto di Alfred Hitchcock, 1962

Sir Alfred Joseph Hitchcock nacque il 13 agosto 1899 a Leystonstone, un quartiere dell’Est End di Londra da una famiglia di umili origini.

Figlio di William ed Emma Jane Whelan, Alfred crebbe seguendo una rigida educazione religiosa e frequentò il severo Collegio Cattolico di Saint Ignatius.

I suoi studi proseguirono con l’iscrizione alla scuola di Ingegneria e Navigazione che dovette abbandonare, per motivi economici, alla morte del padre nel 1914.

Fin da giovane Alfred mostrò in interesse, quasi morboso, per il mondo del crimine e per gli omicidi: collezionava saggi e articoli tratti dai giornali e visitava spesso il “Museo del Crimine” di Scotland Yard.

Il suo primo impiego nel mondo del cinema giunse nel 1920, quando venne assunto come disegnatore di titoli per lo studio londinese “Players-Lasky-Studios”.

Poi il colpo di fortuna. Nel 1922 il regista di “Always tell your wife” si ammalò, venne così chiesto ad Hitchcock di terminare il film; subito si mise in luce per il suo talento.

È finalmente il 1925 quando la “Gainsborough Pictures” gli affidò l’intera regia di “Il labirinto della passione”, che fu il trampolino verso la sua straordinaria carriera.

 

ALFRED HITCHCOCK E L’ARTE

 

George Braque, Les Oiseaux, 1952-1953
George Braque, Les Oiseaux, 1952-1953

Amante dell’arte, Alfred Hitchcock fu anche un grande collezionista: la sua raccolta comprendeva, tra le altre, opere di fauves, cubisti, esponenti della Scuola di Parigi e artisti latino-americani, verso i quali nutriva una particolare predilezione, aveva fatto perfino riprodurre nella sua villa “Les Oiseaux ”, dipinto monumentale di George Braque realizzato per il museo del Louvre.

Il suo cinema si ispirò a stili diversi, strizzando l’occhio a varie correnti e rappresentazioni pittoriche: si dimostrò preraffellita o simbolista nel modo di vedere le donne; metafisico nella concezione dello spazio e del tempo; astrattista nel montaggio; esplicitamente surrealista nelle sue visioni oniriche e in quell’esplicito voyeurismo legato all’immagine dell’occhio, imperante nelle opere dei surrealisti e presenza ricorrente dei suoi film.

 

I RAPPORTI CON IL SURREALISMO

 

Alfred Hitchcock, scena del sogno da Io ti salverò, 1945
Alfred Hitchcock, scena del sogno da Io ti salverò, 1945

Il rapporto con il Surrealismo si fece esplicito quando, nel 1945, Hitchcock ingaggiò nientemeno che Salvador Dalì per progettare la sequenza del sogno in “Io ti salverò”.

Il film narra di una psichiatra (interpretata da Ingrid Bergman) che si innamora del suo nuovo capo (Gregory Peck); una storia come tante, non fosse che l’uomo soffre di amnesie e potrebbe essere perfino un omicida.

Il momento del “sogno” è di fondamentale importanza per cercare di recuperare i ricordi rimossi del protagonista: “non riesco a ricordare in che razza di posto mi trovavo …“, così comincia, lasciandosi poi andare nella poltrona dello studio di lei.

In questo contesto erompe l’estro figurativo di Dalì per accompagnare la narrazione: occhi che fluttuano, trasformandosi pian piano in lunghe tende stracciate con immense forbici maneggiate da un uomo, una mano di blackjack con uomini senza volto, e poi il protagonista che pare entrare in un quadro del pittore.

La scena, di soli tre minuti (Dalì in effetti aveva realizzato circa venti minuti di meraviglie, che dovettero essere ridimensionate per lo scarso budget a disposizione), divenne un cult, offrendo una delle rappresentazioni più affascinanti di sempre della sfera onirica.

Nonostante il successo di critica e pubblico, Salvador Dalì parlò sempre molto poco di questa impresa, arrivando a commentare in un’intervista successiva all’uscita del film: “un bel lavoro, in cui le parti migliori sono state tagliate.”

 

LE CITAZIONI

 

Se la collaborazione con Dalì fu un esemplare tributo al mondo dell’arte, l’eco di reminiscenze pittoriche fu una costante nel suo cinema.

La donna immortalata dall’esterno dell’appartamento in “Night Windows” (1928) di Edward Hopper non può che farci pensare al momento in cui Jeff, protagonista de “La finestra sul cortile” (1954), spia con un binocolo la ballerina che vive di fronte a lui, la testa di James Stewart decapitata e sospesa in “La donna che visse due volte” (1958) si sposa con l’“Autoritratto infernale, con gli occhi di lama” di Alberto Martini (1929), la solitudine gotica di “House by the Railroad” (1925) di Edward Hopper si gemella con la casa al crepuscolo di “Psyco” (1960), mentre Tippi Hedren ne “Gli uccelli” (1963), strizza l’occhio a “Le acque profonde” (1941) di René Magritte, solo per citare alcuni eclatanti esempi.

Al di là delle citazioni e degli interventi esterni, tutto il cinema di Hitchcock, può, a buon diritto, essere considerato come un’opera d’arte contemporanea.

Egli nel suo cinema riversò tematiche e suggestioni originali, dimostrando altresì un’accuratezza nella costruzione delle ambientazioni, unita ad una ricercatezza espressiva nell’uso del tempo e delle pause.

Visitatore accanito di musei, instancabile disegnatore, Alfred Hitchcock era un artigiano del brivido con l’estro dell’artista.

 

 

 

 

 

 

 

L’EREDITÀ

 

La filmografia di Hitchcock costituisce un prezioso patrimonio dal quale hanno attinto, e attingono ancora oggi, numerosi registi: un punto di riferimento imprescindibile per chi voglia fare del cinema d’autore.

Pur rimanendo un piacevole intrattenimento, i suoi film si sono imposti come il risultato di una concezione onnicomprensiva delle arti, a cui il cinema partecipa con scambi vivificanti

Alfred Hitchcock morì il 29 aprile 1980 nella sua casa di Los Angeles, lasciandoci un universo inventivo che ha inciso, in modo indelebile, sul nostro immaginario onirico.

 

Leggi questo dialogo straordinario tra François Truffaut e Alfred Hitchcock, un viaggio ipnotico nella mente di un uomo che con i suoi film ha scritto una meravigliosa pagina della storia del cinema.

Il cinema secondo Hitchcock” di François Truffaut, Il Saggiatore, 2014.