AMEDEO MODIGLIANI FU IL PERFETTO ESEMPIO DI ITALIANITÀ TRAPIANTATA IN TERRA STRANIERA: ITALIANE ERANO LE SUE ORIGINI, LA SUA FORMAZIONE CULTURALE E, TUTTA ITALIANA, FU LA SUA PITTURA D’AVANGUARDIA.

Recitava a memoria Dante, D’Annunzio e Carducci al cospetto dei suoi amici, in uno stato di allucinata alterazione.

Una personalità tormentata ed affascinante, capace d’ incarnare perfettamente l’idea dell’artista maledetto.

“Un carattere complesso. Un porco e una perla. L’ho incontrato nel 1914 in una pasticceria. Mi sono seduta di fronte a lui. Hascisc e brandy. Non ne sono rimasta particolarmente impressionata. Non sapevo chi fosse. Aveva un aspetto ripugnante, selvatico, avido.

Lo incontrai nuovamente nel Café Rotonde. Era rasato e aveva un aspetto affascinante. Si tolse il berretto con un movimento aggraziato, arrosì e mi pregò di andare a vedere con lui i suoi lavori. E io vi andai.

Aveva sempre in tasca un libro, “I Canti di Maldoror” di Lautréamont. Il primo quadro ad olio rappresentava Kisling. Disprezzava tutti fuorchè Picasso e Max Jacob, detestava Cocteau. Non faceva mai qualcosa di buono sotto l’influenza dell’hascisc.” (Béatrice Hastings)

 

ESORDI

 

Amedeo Modigliani, Donna con giacca gialla (L'amazzone), 1909
Amedeo Modigliani, Donna con giacca gialla (L’amazzone), 1909

Amedeo Modigliani nacque a Livorno il 12 luglio 1884, ma fu in terra francese che trovò il milieu ideale per dare libero sfogo al suo ardore creativo.

Nel 1906, a soli ventidue anni, ma con una certa esperienza artistica maturata alle spalle, giunse a Parigi dove affittò uno studio a Montmartre, al Bateau-Lavoir, un agglomerato di piccoli appartamenti fatiscenti che rappresentava il cuore pulsante dell’avanguardia cittadina.

Qui, attorno alla carismatica figura di Pablo Picasso, si raccoglievano personaggi del calibro di Henri Matisse, Marc Chagall, Chaïm Soutine, tutti pronti a cogliere i fremiti nervosi di un’epoca che tentava di affrancarsi dal giogo della cultura figurativa ottocentesca.

L’atmosfera era effervescente. Si respiravano i fremiti della gioventù mischiati ai miasmi della disperazione: il sentimento era quello di un naufragio ancora inespresso.

Amedeo fu uno di quei tanti profughi della vita che animavano le vie parigine, interprete esemplare del tormento di una generazione in perenne bilico tra le pene dell’inferno e l’estasi di momentanei paradisi artificiali.

Fiero della sua italianità, Modì si distinse dalla massa per la sua innata eleganza che amava sbandierare con atteggiamenti volutamente provocatori; consapevole della propria bellezza, interpretò a suo modo la figura del dandy, trasformandosi in un personaggio avvolto da un raffinato compiacimento narcisistico.

 

L’EVOLUZIONE DELLO STILE

 

Amedeo Modigliani, Bambina con trecce, 1918
Amedeo Modigliani, Bambina con trecce, 1918

Parigi fu fondamentale per l’evoluzione del suo stile: l’incontro con Brâncuși, l’arte primitiva e quella di Cézanne, contribuirono a consolidarne il linguaggio pittorico.

Con lo scultore romeno Modigliani intrattenne rapporti di amicizia e, attraverso di lui, si avvicinò alla scultura e al primitivismo.

Per quanto riguarda Cézanne, il suo messaggio rivoluzionario gli si rivelò durante l’esposizione commemorativa al “Salon d’Automne” del 1907, e si dimostrò la chiave di volta per amalgamare le molteplici influenze della sua espressione pittorica. Il maestro di Aix offrì a Modigliani nuovi stimoli meditativi per arrivare ad una rivoluzionaria sintesi formale.

Partendo dalla riflessione sensoriale impostata da Cézanne, Modigliani risolse il dilemma nel profondo della coscienza: l’alterabilità fenomenica dello spazio fu definita nell’interezza dell’interiorità; una strada alternativa rispetto alla soluzione costruttivo-razionale a cui pervenne nello stesso tempo Picasso, che inaugurò così la sua fase cubista.

 

LA MATURITA’

 

Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1919
Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1919

L’arte matura di Modigliani si affermò in un momento storico lacerato dalle urla delle avanguardie.

Il suo lavoro, pur partendo dagli stessi presupposti teorici, giunse a soluzioni completamente diverse. Egli non rinunciò mai alla forma, ad un segno compiuto e definito, poiché la linea, per lui, equivaleva all’atto stesso del dipingere: la linea svela all’occhio la profonda complessità del reale.

La pittura di Modigliani è una pittura colta, tesa a riaffermare le ragioni dell’anima, di quel soffio magico, misterioso e sfuggente che si diffonde nelle zone dell’Io, per poi essere essere circoscritto nelle forme. Classico per la sua aderenza alla figurazione tradizionale, ma completamente moderno nella capacità di incidere nel dramma del suo tempo, senza troppi eccessi o clamori, con una pittura composta e misurata, Amedeo Modigliani è riuscito a sprofondare nelle inquietudini del Novecento, restituendoci l’immagine nostalgica di un mondo non più presente se non come memoria pittorica.

In Dedo tutto era semplicemente orientato alla purezza nell’arte. Il suo orgoglio insopportabile, la sua ingratitudine torva, la sua arroganza, tutto ciò altro non era se non l’espressione dell’aspirazione a una purezza cristallina, a una schiettezza incondizionata nei propri confronti, nella vita, così come nell’arte, che non escludeva la riservatezza.

Era trasparente ma fragile come vetro; e anche freddo come vetro, per così dire. E questo era un’aspetto caratteristico di quell’epoca, che di null’altro parlava se non della purezza nell’arte e che null’altro aveva in mente.” (Max Jacob)