ARNOLD SCHÖNBERG FU UNO DEI MASSIMI INTERPRETI DELL’ESPRESSIONISMO IN CHIAVE MUSICALE.

FU L’INVENTORE DELLA DODECAFONIA, UN MODO RIVOLUZIONARIO DI COMPORRE LA MUSICA CAPACE DI RISPECCHIARE LA DRAMMATICITÀ DEL SUO TEMPO.

Il movimento d’avanguardia che sorse a Monaco attorno al 1910 era più sereno, meno violento rispetto alla Brücke di più forte impatto polemico e di rottura con la tradizione.

Qui il clima culturale era fortemente influenzato dalla presenza di alcuni russi, primo fra tutti Vasilij Kandinskij, la cui vocazione era quella di pervenire ad una sorta di sintesi fra le arti, stabilendo relazioni intense con la musica, il balletto, la scrittura e altre discipline.

 

IL SODALIZIO CON VASILIJ KANDINSKIJ

 

Vasilij Kandinskij, Impressione III (Concerto), 1911
Vasilij Kandinskij, Impressione III (Concerto), 1911

Tra il 1909 ed il 1910 si venne a creare una densa e fitta relazione tra Arnold Schönberg, musicista viennese di origine ebrea dal carattere inquieto, e Vasilij kandinskij, pittore russo d’indole più scaltra e rigorosa.

Con “Lo spirituale nell’arte”, pubblicato nel 1911 Kandinskij annunciò l’avvento di una nuova epoca, quella dello spirito, e di una nuova arte come sua diretta conseguanza.

Sempre nel 1911 venne dato alle stampe un altro testo di portata epocale il “Trattato di armonia” di Arnold Schönberg che sanciva la nascita di una musica “altra”, teorizzando la rivoluzionaria musica atonale.

Per un certo periodo di tempo Schönberg e Kandinskij si illusero di parlare la stessa lingua: Kandinskij faceva continui riferimenti alla musica nelle sue opere e Schönberg cominciò a dipingere; Schönberg tentava di inserire l’elemento spaziale, proprio della pittura, nella musica e Kandinskij cercava di far entrare l’elemento temporale nei suoi quadri.

Entrambi lavorarono a delle composizioni sceniche, “Il suono giallo” (1909) di Kandinskij e “La mano felice” (1909) di Schönberg: superbi esempi di gesamtkunstwerk (opera d’arte totale), una interazione di luce, movimento, colore, musica, danza, parola, che potesse moltiplicare la forza di ogni mezzo espressivo conivolgendo tutti i sensi dello spettatore.

Forme assolute di teatro che si scontrarono con il limite effettivo della loro rappresentabilità, risultando lavori strazianti, difficili e poco comprensibili.

 

LA MUSICA DODECAFONICA

 

Arnold Schönberg, Autoritratto in blu, 1910
Arnold Schönberg, Autoritratto in blu, 1910

Dopo la Prima Guerra Mondiale, attorno agli anni Venti del Novecento, entrambi gli artisti rividero le proprie posizioni: il conflitto aveva marchiato in modo indelebile tutti i protagonisti dei movimenti d’avanguardia.

Schönberg svilupperà la dodecafonia a partire dal linguaggio atonale, mentre Kandinskij perverrà ad un astrattismo geometrico e rigoroso, sfrondato da echi spitualisti troppo spinti.

Con la dodecafonia Schönberg scardinò le leggi compositive della musica classica occidentale che da sempre si era attenuto alle rigide regole della scala e dell’accordo.

Colpendo la struttura stessa del lessico musicale, Schönberg diede vita a soluzioni atonali di forte impatto emotivo per gli effetti di straniamento, d’incompiuto e di irrisolto che produceva: una lingua non lingua che costituiva la risposta non risposta alle inquetudini dell’uomo moderno.

Se è arte non può essere popolare se è popolare non può essere arte.”

(Arnold Schönberg)

 

CENNI BIOGRAFICI

 

Egon Schiele, Ritratto di Arnold Schönberg, 1917
Egon Schiele, Ritratto di Arnold Schönberg, 1917

Arnold Franz Walther Schönberg nacque a Vienna il 13 settembre 1874 da una colta famiglia di origine ebraiche.

Dal punto di vista musicale, si può considerare un autodidatta: all’età di otto anni scoprì il violino e cominciò a suonarlo cimentandosi, con il tempo, anche nella composizione di piccoli brani.

Attorno al 1889, a causa di un fallimento economico del padre, fu costretto a lasciare la scuola, e dopo un periodo di lavoro in banca, nel 1901 si trasferì a Berlino dove venne in contatto con gli ambienti musicali più innovativi.

Tornato a Vienna nel 1902, fu nominato professore di composizione alla “Akademie für Tonkunst” e continuò ad insegnare per tutta la sua vita, vantando tra i suoi allievi Alban Berg, Anton Webern e John Cage.

A causa delle persecuzioni antisemite, nel 1933 si trasferì negli Stati Uniti, prima a Boston e poi a Los Angeles, ottenendo la cittadinanza americana nel 1940.

Morì a Los Angeles il 13 luglio 1951.

Il mio obiettivo: liberazione totale da tutte le forme. Da tutti i simboli, dal contesto e dalla logica. Così: lontano dal lavoro motivico. Via dall’armonia, come fosse cemento o un blocco di un’architettura […].

Via dal pathos […]. La mia musica deve essere breve. […] in due note. non costruita, ma espressa.”

(Arnold Schönberg)