ROMA LA CITTÀ ETERNA, ROMA CAPUT MUNDI, LA ROMA DEI PAPI, MA ANCHE LA ROMA DI CARAVAGGIO.


Centro di cultura e di storia millenaria, Roma non necessita di nessuna pubblicità: il nome racchiude già una promessa d’infinite meraviglie tutte da scoprire.
Non tutti sono forse a conoscenza del fatto che a Roma è possibile ammirare gratuitamente, come fossero delle normali tele da cappella, sei tra i maggiori capolavori di Caravaggio.

Basterebbe solo questo per fare di qualsiasi città uno dei principali motivi d’attrazione, ma siamo a Roma e tutto si perde nell’eccesso di bellezza.

Iniziamo il nostro tour caravaggesco!


CHIESA DI SANTA MARIA DEL POPOLO

 

Nei pressi di Piazza del Popolo, subito prima della porta omonima, sorge la chiesa di Santa Maria del Popolo, fondata nel 1099 con lo scopo, secondo la leggenda, di esorcizzare il fantasma di Nerone che vagava di notte nei pressi della tomba di famiglia. In realtà la basilica venne costruita a spese del popolo romano (da cui il nome) sopra le tombe dei Domizi Enobarbi, in cui era sepolto l’imperatore Nerone, come ringraziamento per la conquista di Gerusalemme al termine della prima Crociata.

La chiesa è veramente speciale, non tanto per la sua architettura o le sue dimensioni, ma per lo straordinario apparato decorativo interno. Raffaello, Sebastiano del Piombo, Pinturicchio, Bernini, Bramante, Annibale Carracci, Sansovino, sono solo alcuni degli artisti che hanno lasciato il segno in Santa Maria del Popolo.

Noi però siamo venuti fino a qui per la cappella Cerasi, situata a sinistra dell’altare maggiore, per la quale Caravaggio, tra il 1600 ed il 1601, realizzò

due importanti tele: la “Crocifissione di san Pietro” e la “Conversione di san Paolo“.

È stupefacente vedere Pietro come un normale vecchio, certamente forte e dignitoso, ma segnato dal tempo e dalla vita. Pietro viene issato a fatica sulla croce dai suoi aguzzini, uomini con i piedi sporchi che potrebbero essere dei comuni popolani del tempo.

E poi quel Paolo, uomo prima che santo, schiantato a terra, con il volto atterrito, travolto dalla luce della fede. Gran parte della scena è occupata dal cavallo, uno dei più belli della storia della pittura.

Qui possiamo comprendere il potere di sintesi narrativa di Caravaggio: pochi e fondamentali elementi che ci offrono una realistica descrizione del momento della conversione.

 


CHIESA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI

 

Caravaggio, Martirio di san Matteo, 1600-1601
Caravaggio, Martirio di san Matteo, 1600-1601

Proseguiamo il nostro viaggio avvicinandoci a Piazza Navona dove, su una piazzetta laterale, si trova la cinquecentesca chiesa di San Luigi dei Francesi.

Luogo di culto nazionale dei francesi a Roma, ospita tre capolavori assoluti del Caravaggio: “San Matteo e l’Angelo“, la “Vocazione di san Matteo” e il “Martirio di san Matteo“.

Le tele adornano la cappella Contarrelli, acquistata dal cardinale francese Mathieu Cointrel (il cui nome è stato poi italianizzato in Matteo Contarelli) nel 1565. Il piano iconografico fu da lui stesso definito: l’intento era quello di decorarla con storie dedicate a san Matteo, di cui portava il nome.

Dopo varie traversie, la decorazione venne affidata nel 1599 a Caravaggio: l’anno santo del 1600 si avvicinava e la cappella risultava ancora penosamente disadorna.
Il primo dipinto ad essere realizzato fu il “Martirio di san Matteo”, che in realtà conclude il ciclo dal punto di vista tematico. È la prima opera pubblica del pittore.
Fino a quel momento Carvaggio aveva dipinto opere meravigliose, ma sempre per privati e di dimensioni ridotte. Dopo diversi tentativi, pervenne a questa composizione, forse un po’ troppo sovraffollata, ma sicuramente di un brutale realismo descrittivo.

Tra i personaggi ritratti si riconosce, in fondo a destra, un uomo con barba e baffi, probabilmente un autoritratto di Caravaggio.

 


Seconda in ordine di esecuzione, ma non certo per importanza, è la “Vocazione di san Matteo”, opera sicuramente più efficace e compiuta. Caravaggio trasforma l’episodio biblico in una scena dei suoi tempi: la chiamata si svolge in una taverna popolata da figure che indossano abiti seicenteschi. Il sacro è sempre presente tra di noi, non ha bisogno di ambientazioni mitiche o mitologiche.
Straordinario è il gesto di Gesù, evidente citazione michelangiolesca della Creazione di Adamo, che indica un san Matteo stupito di essere il reale destinatario della chiamata: “io? Vuoi proprio me Signore?” Su tutta la composizione aleggia una luce altamente simbolica che proviene dalle spalle di Gesù, quasi fosse una forza che lo precede.

Nel 1600 Caravaggio consegnò le prime due tele, la terza, che adorna la pala cenrale, gli fu richiesta nel 1602, in seguito alla rimozione del gruppo scultoreo realizzato da Jacob Cobaert.
Il “San Matteo e l’angelo” che ammiriamo oggi è la seconda versione del dipinto: nella prima si vedeva san Matteo con l’aspetto di un popolano, quasi analfabeta, al quale l’angelo guidava la mano per farlo scrivere.
L’eccessivo realismo non venne accettato dai committenti i quali ne chiesero una diversa interpretazione che apparve più accettabile: il santo scrive da solo mentre l’angelo gli fornisce dei suggerimenti.
Un giusto compromesso che consentiva di salvare la tradizione che voleva san Matteo ispirato da un angelo, preservandone la dignità.


CHIESA DI SANT’AGOSTINO

 

Caravaggio, Madonna dei pellegrini, 1604-1606
Caravaggio, Madonna dei pellegrini, 1604-1606

Poco distante dalla chiesa di San Luigi dei Francesi, troviamo la chiesa di Sant’Agostino dove il nostro ha lasciato un quadro di sconcertante impatto visivo: la “Madonna dei pellegrini“, realizzata tra il 1604 ed il 1606.

Anche ad un occhio inesperto appare subito evidente come questa Vergine, sia in realtà una donna qualunque con un bambino in braccio, come lo era in effetti la sua modella Maddalena Antognetti detta Lena, nota cortigiana definita in alcune cronache come la “donna di Michelangelo”.

La Madonna sovrasta i due pellegrini, intenta ad ascoltare le loro preghiere: un giovane contadino offre il suo sedere allo spettatore, i piedi grossi e sporchi; accanto a lui una vecchia rugosa, con i cappelli raccolti in un lurido fazzoletto. Una composizione di straordinario ed incredibile realismo descrittivo.

Avrebbe potuto essereci una settima tela di Caravaggio, collocata nella cappella Cherubini, a Santa Maria della Scala in Trastevere, la “Morte della Vergine“, ma le cose andarono diversamente: rifiutata dai religiosi, la tela venne acquistata dal duca di Mantova nel 1607, su consiglio del giovane Rubens, e oggi è conservata al Louvre di Parigi.


CARAVAGGIO A ROMA

 

Caravaggio, Bacchino malato, 1593-1594
Caravaggio, Bacchino malato, 1593-1594

Quando Caravaggio giunse a Roma, nel 1592, la capitale della cristianità era poco più di un villaggio, attraversato da campi e disseminato di maestose rovine. Palazzi pricipeschi si elevavano tra casupole misere, abitate da gente ancor più misera. Povertà e delinquenza si alternavano a sfarzo e ricchezza: era una città affascinante dalle mille contraddizioni.

Immaginiamo come il nostro giovane, appena ventenne, si trovasse a suo agio tra bettole, bische e case di prostituzione, che frequentava regolarmente.
Ma Roma era anche al centro di un grandioso progetto di riqualificazione urbana: il potere religioso e la nuova aristocrazia necessitavano di esibire tutto il loro prestigio. Proprio per questo motivo la città attirava artisti, non solo italiani, desiderosi di ricevere qualche importante commissione.

Arrivato da Milano, solo, con pochi soldi e nessuna reputazione, Caravaggio andò a bottega presso Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino, apprezzato da principi e prelati, nonchè amico personale del nuovo papa Clemente VIII. Qui trovò vitto, alloggio ed un porto sicuro, ma ben presto si stufò di essere applicato a dipingere esclusivamente “fiori e frutti” e così, nel 1594, decise di provare a “stare da se stesso”.

Furono anni di grande indigenza e tribolazioni fino a che, nel 1595, non entrò al servizio del cardinale Francesco Maria del Monte. Dapprima si installò nella residenza del cardinale, a palazzo Madama, e poi, nel 1601, si trasferì a palazzo Mattei, magnifica dimora del cardinale Girolamo Mattei, poco distante dalle Botteghe Oscure.

Il pittore venne così a trovarsi al centro della vita artistica romana, ma non per questo mutò le sue abitudini: protagonista indiscusso della Roma dei bassifondi, dalle tinte fosche e torbide, continuò a crogiolarsi nel vizio e nella violenza. Il suo temperamento focoso e altero lo portò nutrirsi, come la sua opera pittorica, di carne e di sangue.

Nel 1605 Camillo Borghese diventò papa con il nome di Paolo V. Con uno dei suoi primi atti egli fece cardinale il nipote Scipione Borghese, giovane gaudente, che ebbe il merito di presentare Caravaggio al nuovo papa.
In quel periodo l’artista viveva da solo, in vicolo dei Santi Cecilia e Biagio (oggi vicolo del Divino Amore), e conduceva una vita fatta di pittura e di bravate notturne.

Un giorno di fine maggio del 1606 si scontrò con un tal Ranuccio Tommasoni e lo ferì a morte. Con un omicidio sulle spalle, cominciò l’esilio di Caravaggio che lo condusse prima ai Castelli, protetto dai Colonna, poi a Napoli, in Sicilia e a Malta. In questi luoghi Caravaggio lasciò opere meravigliose, ma il suo carattere indomito lo trascinò sempre in situazioni disperate e complicate.

Dopo varie vicessitudini nel 1610 Caravaggio, tramite l’intercessione del sommo pontefice, sembrava poter fare ritorno a Roma. Nel luglio dello stesso anno si imbarcò a Napoli su una feluca; da qui in poi tutto si tinge di giallo.

La morte di Caravaggio è, ancora oggi, avvolta nel mistero, sappiamo solo che morì il 18 luglio 1610 a Porto Ercole. Le cronache riportarono la notizia della sua morte per una “febbre maligna”, ma molte sono ancora le questioni in sospeso.


LE ALTRE OPERE CONSERVATE NEI MUSEI DI ROMA

 

A Roma Caravaggio raggiunse la sua piena maturità di artista e, oltre alle grandi opere pubbliche, dipinse numerose tele per la committenza privata, sia laica che ecclesiastica.

Di seguito un elenco completo dei dipinti di Caravaggio, indicati in ordine cronologico, conservati nelle maggiori gallerie della capitale:

Bacchino malato“, 1593-1594, Galleria Borghese
Ragazzo con canestro di frutta“, 1593-1594, Galleria Borghese
Buona Ventura“, 1593-1594, Pinacoteca Capitolina
Maddalena penitente“, 1594-1595, Galleria Doria Pamphilij
Riposo durante la Fuga in Egitto“, 1595-1596, Galleria Doria Pamphilij
Giove, Nettuno, Plutone“, 1599, Casino Ludovisi
Narciso“, 1599 circa, Galleria Nazionale d’Arte Antica di palazzo Barberini
Giuditta e Oloferne“, 1599, Galleria Nazionale d’Arte Antica di palazzo Barberini
Deposizione“, 1602-1604, Pinacoteca Vaticana
San Giovanni Battista“, 1602, Pinacoteca Capitolina
Madonna dei Palafrenieri“, 1605-1606, Galleria Borghese
San Gerolamo“, 1605-1606, Galleria Borghese
San Francesco in meditazione“, 1606, Galleria Nazionale d’Arte Antica di palazzo Barberini
Davide con la testa di Golia“, 1609, Galleria Borghese
San Giovanni Battista“, 1609-1610, Galleria Borghese