IGNORATO VOLUTAMENTE DAL VASARI, CARLO CRIVELLI RAPPRESENTA UNA INCREDIBILE ANOMALIA NEL PANORAMA ARTISTICO DEL RINASCIMENTO: ERETICO RISPETTO AI CANONI ALLORA IN VOGA, FU UNO DEGLI ULTIMI PORTAVOCI DI UN RAFFINATO GOTICO INTERNAZIONALE, REINTERPRETATO IN CHIAVE MODERNA.

Fu proprio questa sua posizione “periferica” a penalizzarlo nella storiografia artistica: troppo inconsueto e controcorrente rispetto al naturalismo imperante del Rinascimento, Crivelli venne riscoperto solo nell’Ottocento, attraverso il vivace, quanto tragico, mercato antiquario delle opere d’arte.

Com’è noto, la tendenza più moderna della storia dell’arte è rappresentata dalla trattazione dei periodi artistici, anziché delle individualità.
Essa ha recato preziosi contributi, e promette di svilupparsi favorevolmente. Ad una condizione, tuttavia: che giunga ad illuminare l’individuo, la sua libertà, il suo diritto di essere diverso da tutti, maestri e compagni.
Altrimenti la nozione di cultura soffocherebbe la coscienza della creazione, e la comprensione dell’arte verrebbe meno.
Il caso Crivelli è appunto significativo, perché una concezione ristretta del Rinascimento ha reso difficile di riconoscere in lui un grande e personale artista.” (Lionello Venturi, 1961)


LE VICENDE BIOGRAFICHE

 

Carlo Crivelli, Santo Stefano, dettaglio di un Polittico, 1476
Carlo Crivelli, Santo Stefano, dettaglio di un Polittico, 1476

Carlo Crivelli, figlio di Jacopo, nacque a Venezia tra il 1430 ed il 1435.

Si formò presso la scuola dello Squarcione a Padova, al tempo una delle più importanti per la conoscenza e la diffusione dell’arte toscana rinascimentale.
Nel 1457 una liaison dangereuse con la moglie del marinaio Francesco Cortese gli costò una condanna a sei mesi di carcere per adulterio e concubinaggio.


In seguito a questa fosca vicenda giovanile si concluse la presenza di Crivelli a Venezia che si trasferì prima in Dalmazia, a Zara, dove appare documentato nel 1465, e poi, a partire dal 1468, nelle Marche, dove si stabilì per il resto della sua vita.
Nel territorio marchigiano l’artista conquistò fama e onore: la sua pittura originalissima fu largamente apprezzata e venne scelta anche per celebrare i più importanti accadimenti cittadini.
L’esiliato veneziano aveva trovato la sua patria adottiva, così generosa e sollecita nel mettere a frutto il suo straordinario talento.


Il 17 giugno 1478 l’artista acquistò una casa ad Ascoli Piceno per dieci ducati, nel sestiere di San Biagio, e nel 1490 venne nominato “cavaliere” dal principe Ferdinando di Capua, in segno di riconoscimento alla città a cui era profondamente legato.


Abbiamo numerose datazioni delle sue opere fino al 1494: probabilmente Crivelli morì negli ultimi anni del Quattrocento, poichè in un documento del 1500 l’artista risulta già morto e la moglie è citata come vedova.


I TEMI E LO STILE

 

Carlo Crivelli, Santa Maria Maddalena, dettaglio, 1476
Carlo Crivelli, Santa Maria Maddalena, dettaglio, 1476

Le licenze tardogotiche, l’eccesso decorativo, la squillante stesura cromatica, lo scattante linearismo, unito al rigore spaziale e compositivo, fecero del Crivelli un caso unico del Quattrocento italiano, un isolato dal tocco personalissimo.
Pur risentendo delle influenze della cultura veneta, egli interpretò in modo metafisico l’usuale concezione figurativa, rinnovando il tradizionale repertorio di santi, vergini e madonne.

Nasce così spontanea in lui una visione rappresentativa di antica ascendenza medievale, pur servendosi, a modo suo, del linguaggio rinascimentale: da un lato la classicità della forma e i principi della prospettiva, dall’altro l’astrazione della linea, condotta alle impalpabili raffinatezze dell’arabesco, e l’assolutezza senza tempo dei fondi oro.

Nel corso della sua carriera, Crivelli dipinse sempre e solo soggetti sacri, ma la sua fantasia pungente seppe trasformare i monotoni temi religiosi in ricchi cataloghi di moda: le sue madonne sono tra le più ricercate nell’abbigliamento, indossando tessuti damascati e lavorati con perle e pietre preziose, e tra le più raffinate nelle acconciature, sfoggiando capigliature elaborate impreziosite di gioielli: sono più delle dame di corte, illuminate da un’eleganza sovrana da icona bizantina.

Carlo Crivelli, Polittico di sant'Emidio, dettaglio, 1473
Carlo Crivelli, Polittico di sant’Emidio, dettaglio, 1473

I suoi personaggi si mouvono in un mondo ultraterreno, lontani nel tempo e nello spazio svettano nell’alto dei cieli: astratti simboli memori della fissità tipica dei mosaici di San Marco, chiesa della sua città natale.

In Crivelli lo stile gotico e quello rinascimentale si fusero per dare origine ad un umanesimo diverso, un umanesimo dove il dato narrativo venne trasfigurato in un dato mentale fortemente stilizzato, fino a tramutarsi, in certi casi, in un esclusivo virtuosismo fine a se stesso.

Quando Crivelli morì, sul finire del Quattrocento, Michelangelo aveva venticinque anni, Raffello diciassette, Giorgione aveva da poco superato la ventina e Tiziano era un adolescente: già si affacciava l’arte violentemente terrena del Cinquecento e la sua arte finì nel dimenticatoio.

La sua riscoperta avvenne nel corso dell’Ottocento grazie ai mercanti d’arte del Nord Europa, soprattutto inglesi, fortamente attratti dall’arte primitiva italiana.

Inzialmente fenomeno di gusto, il lavoro di Crivelli venne poi studiato sotto una luce critica, considerando la vena più autentica della sua poesia e la sua originalissima personbalità.