CORREGGIO, “PITTORE SINGULARISSIMO” COME EBBE A DEFINIRLO IL VASARI, SCAVALCÒ D’UN BALZO LA SUA EPOCA PER ANTICIPARE DI DECENNI IL GUSTO DEL SEICENTO.

Dalle prime prove, in cui è evidente l’influenza di Andrea Mantegna nell’asprezza del segno, Correggio diede prova di un’evoluzione rapida e personale che lo portò ad elaborare soluzioni spaziali e formali del tutto originali.

Fu il primo in Lombardia che cominciasse cose dalla maniera moderna.”

(Giorgio Vasari)

 

LA FORMAZIONE

 

Antonio Allegri nacque nella cittadina di Correggio, da cui il soprannome, attorno al 1489, da Pellegrino e Bernardina Piazzoli.

Scarse sono le notizie sulla sua vicenda biografica. Secondo alcune fonti Correggio avrebbe appreso i rudimenti della pittura da artisti locali: lo zio Lorenzo, il cugino Quirino Allegri e Antonio Bartolotti.

Fu poi allievo di Francesco Bianchi Ferrari, a Modena, ed entro il 1506 fu a Mantova, dove partecipò alla decorazione della Cappella funebre di Andrea Mantegna nella Chiesa di Sant’Andrea.

Correggio, Madonna della cesta, 1523-1524
Correggio, Madonna della cesta, 1523-1524

Secondo la testimonianza di Ippolito Donesmondi, alla sua mano si devono i quattro Evangelisti, nei quattro pennacchi sotto la cupola, due angeli, nonchè due tondi ad affresco nell’atrio della stessa basilica.

In questo lavoro vi si nota una certa vicinanza con i modi del Mantegna unita ad un certo eclettismo tipico della cultura mantovana del tempo.

E proprio Mantova fu fondamentale per la maturazione di Correggio come artista: la corte raffinata di Isabella d’Este fu luogo d’incontro privilegiato per le più diverse esperienze culturali.

La fase giovanile, documentata in modo alquanto frammentario , si compone di numerose opere di destinazione privata dove testimoniò il suo talento nella resa delle emozioni.

Fu però nella città di Parma che il suo genio inventivo trovò pieno compimento.

UNA NUOVA CONCEZIONE DELLO SPAZIO

 

Correggio, Camera della badessa, dettaglio 1519
Correggio, Camera della badessa, dettaglio 1519

Nel 1519 circa Giovanna Piacenza, la colta e potente badessa del convento benedettino di San Paolo, chiamò il Correggio a Parma per decorare la volta di una delle camere del suo appartemanto.

Si trattò di uno dei suoi primi capolavori ad affresco che segnò l’avvio di una stagione assai fortunata.

Correggio elaborò l’idea di un finto pergolato suddiviso in sedici spicchi, dai quali si affaciano dei puttini giocosi. I sedici settori poggiano su altrettante lunette dipinte a monocromo con immagini allegoriche, sostenute da una finta cornice ornata con capitelli e teste d’ariete.

Il risultato fu un lavoro di incredibile freschezza pittorica, così ricco e innovativo, da risultare  inconsueto per un artistadi provincia“.

Correggio, Visione di San Giovanni Evangelista, 1520
Correggio, Visione di San Giovanni Evangelista, 1520

Il successo fu immediato e gli garantì nuove ed importanti commissioni a partire dalla cupola della chiesa di San Giovanni Evangelista con la “Visione di San Giovanni Evangelista” (1520).

Gli apostoli, di una fisicità degna di Michelangelo, fanno da corona al Cristo che ascende trionfale nel cielo luminoso: con un colpo di genio il Correggio eliminò ogni supporto di inquadrature architettoniche, liberando nell’atmosfera le sue dinamiche composizioni.

Una soluzione formale inusuale che, di lì a pochi anni, trovò il suo massimo esito nell'”Assunzione della Vergine” (1522-1530) della cupola del duomo di Parma.

 

Qui il Correggio condusse al loro massimo esito le sue originali concezioni compositive: il trionfo di uno spazio infinito e non misurabile; un’assoluta novità rispetto alla classica visone di una dimensione finita e chiusa.

Precorrendo di un secolo le soluzioni formali del Barocco, egli si affidò ad un illusionismo prospettico che, di fatto annullava, ogni limite tra architettura e pittura.

Correggio, Assunzione della Vergine, dettaglio, 1524-1530
Correggio, Assunzione della Vergine, dettaglio, 1524-1530

Lo spettatore veniva trascinato e reso protagonista dell’evento sacro, condividendone la vertigine emotiva.

Mentre il lavoro non fu molto gradito ai committenti, destò viva ammirazione tra i suoi colleghi pittori che si recarono appositamente a Parma per poterlo ammirare.

Si narra che Tiziano si sia speso per dissuadere i canonici dal distruggere l’affresco sostenendo che, se fossero riusciti a colmare la l’intera cupola di monete d’oro, non sarebbero comunque stati in grado di pagarne il giusto prezzo.

Al di là della sua veridicità, l’aneddoto è interessante per capire di come l’opera avesse suscitato grande considerazione tra gli addetti ai lavori.

Mentre era intento alla decorazione delle due cupole, quella per il duomo appunto e quella per la chiesa di San Giovanni Evangelista , il Correggio realizzava contemporaneamente pale d’altare e opere destinate a committenti di elevato rango sociale.

 

COMMITTENZE PRIVATE

 

Nei dipinti privati si evidenziò il carattere più dolce ed intimista della pittura di Correggio: temi religiosi o mitologici interpretati con sorprendente finezza e grazia sentimentale.

Correggio, Danae, 1531-1532
Correggio, Danae, 1531-1532

Nei soggetti mitologici spesso trovavano posto contenuti simbolici, a volte a carattere esplicitamente erotico.

Le rappresentazioni erano varie e complesse dovendo adattarsi, di volta in volta, ai gusti e ai desideri della committenza, che ne influenzarono resa e qualità pittorico-espressiva.

In questa vasto repertorio, degna di menzione è la “Danae” (1531-1532), tela dove la sua delicatezza pittorica si sposa perfettamente con una malizia tipicamente moderna, ben lontana dall’interpretazione più “legnosa” che ne darà Tiziano di lì a pochi anni.

La Danae di Correggio è semisdraiata su di un letto ed osserva, con stupore misto a languore, la sua nudità bagnata dalla pioggia d’oro.

Una Danae ammiccante e sensuale che soggiace ma, nello stesso, tempo partecipa voluttuosamente all’unione con Zeus: un erotismo lieve e delicato, ma di grande impatto affettivo.

Correggio, Giove e Io, dettaglio, 1531-1533
Correggio, Giove e Io, dettaglio, 1531-1533

Molti secoli dopo Stendhal, durante il suo viaggio in Italia, si sentì pervaso da un’immensa emozione di fronte alla visione alla Danae di Correggio da escalmare: “che grazia seducente! Che grazia celeste! La grazia dell’espressione unita a quella dello stile! Un miracolo!

Correggio si spense improvvisamente il 5 marzo 1534 nella sua città natale.

Il giorno seguente venne sepolto nella chiesa di San Francesco, vicino al suo capolavoro giovanileMadonna di San Francesco” (1514-1515), oggi conservato a Dresda.

Precursore della pittura illusionistica, Correggio accolse lo sfumato leonardescoe da Raffaello acquisì il gusto per le forme monumentali, creando immagini solide dai contorni volutamente indefiniti.

La sua pittura fu un punto di non ritorno, capace di influenzare movimenti artistici tra loro diversissimi come il Barocco di Giovanni Lanfranco e di Baciccio e il Neoclassicismo di Anton Raphael Mengs.