IL 31 OTTOBRE 1918, A SOLI VENTOTT’ANNI, EGON SCHIELE MORIVA A VIENNA SFINITO DALLA SPAGNOLA.

Il suo ultimo disegno risaliva a tre giorni prima: era il ritratto della moglie Edith Harms, morta il 28 ottobre, incinta di sei mesi, anche lei devastata dalla Grande Febbre.

 

VIENNA FIN DE SIÈCLE

 

Egon Schiele, Sole d'autunno, 1914
Egon Schiele, Sole d’autunno, 1914

Tra il 1890, anno di nascita di Egon Schiele, ed il 1914, anno dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, Vienna fu la capitale della cultura mitteleuropea, fucina privilegiata per lo sviluppo di idee e tematiche che troveranno in seguito la loro piena maturazione.

La capitale dell’Impero Austro-Ungarico si trovava al centro di fermenti intellettuali, consapevoli che un’età felice si stava avviando verso la sua rovina incombente: l’utopia estetica della Secessione si andava mutando nel grido solitario dell’Espressionismo.

Mai vi fu epoca più sconvolta dalla disperazione, dall’orrore della morte.

Mai più sepolcrale silenzio ha regnato sul mondo. Mai l’uomo è stato più piccolo.

Mai è stato più inquieto. Mai la gioia è stata più assente e la libertà più morta.

Ed ecco urlare la disperazione: l’uomo chiede urlando la sua anima, un solo grido d’angoscia sale dal nostro tempo.

Anche l’arte urla nelle tenebre, chiama al soccorso, invoca lo spirito: è l’espressionismo.” (Hermann Bahr)

L’arte di Egon Schiele costutuì una presa di coscienza della decadenza e delle nevrosi di fine secolo, esprimendo quella che era la sua stessa angoscia rispetto ad una coscienza troppo acuta della realtà.

Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco.”

(Egon Schiele)

 

LA FORMAZIONE

 

Egon Leon Adolf Schiele nacque il 12 giugno 1890 in una stazione ferroviaria a Tull an der Donau, cittadina nei pressi di Vienna.

Egon Schiele, Wally in camicia rossa, 1913
Egon Schiele, Wally in camicia rossa, 1913

Dopo la scomparsa del padre Adolf Schiele nel 1905, venne affidato alla tutela del ricco padrino, lo zio Leopold Czinaczek che ebbe il merito di riconoscerne il precoce talento artistico.

Nel 1906 venne mandato a studiare all’Accademia di Belle Arti di Vienna, ma fu soprattutto l’incontro con il maestro Gustav Klimt nel 1907 a stimolare in modo decisivo il suo lavoro di artista.

Prematuramente segnato dalla morte del padre, invischiato in un rapporto ambiguo con la sorella Gertrud, che sarà la sua prima modella, Schiele sviluppò una personalità nevrotica ed ossessiva che si tradusse nel segno allucinato e nelle tematiche della sua opera: sesso e morte, colpa ed espiazione, caducità e declino.

Un giovane sradicato ed isolato che riversò nei suoi dipinti delle ferite personali insanabili.

 

DALLA LINEA SECESSIONISTA ALLO STILE “ESPRESSIONISTA”

 

Egon Schiele, Ragazza in piedi con fazzoletto a quadri, 1908-1909
Egon Schiele, Ragazza in piedi con fazzoletto a quadri, 1908-1909

Prendendo le mosse dall’elegante e sinuosa linea klimtiana, Schiele la torse e la stritolò rendendola acuta e respingente: alla ricerca terapeutica della serenità delle forme si sostituì un grido di sconforto di fronte alla malattia della modernità.

Il sogno estatico della Secessione veniva d’improvviso soppiantato da un incubo: il segno lacera un mondo da cui non si può fuggire e che non si è più in grado di comprendere.

Egon Schiele debuttò ufficialmente nella scena artistica viennese nel 1909, con un’esposizione nella “Kunstschau“, che aveva ospitato l’anno prima una retrospettiva dell’amico e maestro Gustav Klimt.

Egli si presentò subito come un imitatore di Klimt seppur con delle differenze già maturate e presenti: all’ossessione decorativa di Klimt, Schiele sostituì il vuoto, un vuoto atto a potenziare ed isolare l’immagine restituendone tutta la sua drammatica essenzialità.

Le persone, i paesaggi, la natura di Schiele sono colti nella loro caducità e nel loro struggimento emotivo: nessun orpello od eleganza formale è in grado di abbellire una condizione di per se drammaticamente instabile, sospesa sull’orlo dell’abisso.

Tutto ciò che sta vivendo è già morto” – sosteneva Schiele a questo proposito, vedendo nella natura il senso stesso della precarietà.

Con Schiele, pur nato dalle costole di Klimt, avvenne quell’evoluzione verso l’Espressionismo, anche se in lui la distruzione della forma non si compì completamente rimanendo sempre al limite: la linea si acuisce nello sforzo di rompere quella forma a cui è saldamente legata.

 

I SOGGETTI RICORRENTI

 

Egon Schiele, Autoritratto con dita aperte, 1911
Egon Schiele, Autoritratto con dita aperte, 1911

La serie di ritratti ed autoritratti che Schiele ci ha lasciato sono la testimonianza delle ansie di un’epoca: egli penetrò in prima persona nel dolore e nella sofferenza esistenziale, spogliando la realtà della sua aurea di sanità e compiutezza: personaggi frammentari, amputati, preda della loro malattia e costretti nella loro solitudine.

La deformazione, l’artificio delle pose e delle scene, l’enfasi del nudo e della magrezza sono tutte delle provocazioni: una denuncia del male psichico e del male sociale.

In tal senso Schiele si autoproclamò come un profeta, colui che vedeva dove gli altri non vedevano, denunciando tutto l’orrore e la follia emergenti dentro e fuori di sé.

Egon Schiele, Moa, 1911
Egon Schiele, Moa, 1911

Anche il tema del sesso in Schiele, come in Munch, venne trattato nella sua variante più dannata e distruttiva: un morbo e una punizione alla quale non ci si può sottrarre.

Credo che l’uomo debba soffrire la tortura sessuale finché è capace di sentimenti sessuali.”

(Egon Schiele)

Le confuse pulsioni erotiche in Schiele sono l’equivalente di quelle dell’adolescente turbato dal proprio sviluppo, disorientato di fronte alla ricerca ed all’affermazione della propria identità sessuale: un misto d’istinto e di repressione capaci di deformare naturali impulsi vitali.

Questo modo morboso di intendere l’eros derivava dal clima di fondo che si respirava all’epoca.

La capitale austriaca era ossessionata dal sesso, ma ne era anche allontanata per colpa di un’educazione perbenista dai risvolti castranti: al desiderio non rimanevano che tre possibilità malsane di espressione; dissimulazione, frustrazione e trasgressione.

Egon Schiele, Adele Herms, 1917
Egon Schiele, Adele Herms, 1917

Nel 1909 con “Assasinio speranza delle donneKokoschka cancellò qualsiasi illusione di un sogno d’amore: il sesso non è che una guerra in cui ciascuno cerca nell’altro il proprio assassino.

Con la sua opera Egon Schiele rappresentò il disturbo di un’epoca, la paura delle proprie pulsioni e dei propri istinti che vennero raggelati e deformati in corpi senza languore, devastati dall’ansia e corrosi dal marchio del peccato e della trasgressione.

Nel 1918, al momento della grande mostra antologica della Secessione, Schiele approdò alla sua piena maturità artistica, il culmine e la fine della sua breve e fulminante carriera.

Il mio cammino conduce nell’abisso.” (Egon Schiele)

 

CURIOSITÀ

 

Nel 2016 il regista austriaco Dieter Berner ha diretto un biopic su Egon Schiele: “Egon Schiele – Death and The Maiden“.

Il film ripercorre la storia dell’artista a partire dal 1909, anno in cui abbandona l’Accademia di Belle Arti, fino al tragico epilogo della sua morte.

Tra flashback su eventi determinanti della sua infanzia, immagini delle sue opere più note, digressioni sui rapporti con le donne, ci viene restituita l’immagine di uno degli artisti più brillanti e controversi della Vienna del primo Novecento.