GRANDE NARRATORE DI STORIE, FERDINANDO SCIANNA SI È SEMPRE CONSIDERATO UN REPORTER PRIMA CHE UN FOTOGRAFO.

Scene di vita quotidiana, foto di moda o ritratti, qualsiasi sia il soggetto rappresentato Scianna ce lo restituisce con l’approccio di un sublime costruttore di immagini.

 

LE ORIGINI

 

Ferdinando Scianna, Leonardo Sciascia, 1964
Ferdinando Scianna, Leonardo Sciascia, 1964

Ferdinando Scianna nacque a Bagheria, in provincia di Palermo, il 4 luglio 1943.

Non ebbe una formazione accademica, ma si avvicinò alla fotografia quasi per caso, vedendo in essa un mezzo per uscire dai limiti ristretti della provincia. La fotografia, dunque, come via di fuga: fuga dalla sua Bagheria, fuga da una realtà troppo ristretta, ma che ciononostante rimane, come memoria immanente, nel substrato della sua cultura visiva.

La mia storia personale mi ha parlato, da quasi mezzo secolo, a vivere fuori dalla Sicilia. Poi, a poco a poco, ho scoperto con gli anni che non si va mai via completamente dalla Sicilia, non si distrugge dentro di sé un’appartenenza così drammaticamente forte.” (Ferdinando Scianna)

Primo italiano ad entrare nella prestigiosa agenzia Magnum Photos, Ferdinando Scianna ha trovato fama e notorietà fuori dalla Sicilia, ma è sempre dalla sua terra che trae ispirazione per i suoi scatti.

Le mie foto, ovunque io le faccia, esprimono sempre la stessa drammaticità. Perchè sono rimasto segnato dall’irruenza della nostra luce. Io parto sempre dall’ombra. Le mie immagini sono sempre in ombra, contrariamente a quelle dei fotografi nordici che catturano più luce possibile.” (Ferdinando Scianna)

 

LA SVOLTA

 

La sua prima mostra, nel 1963, al Circolo di Cultura di Bagheria, sul tema delle feste popolari, fu la chiave di svolta per poter fare della sua passione una vera e propria professione.

L’esposizione innescò una serie di situzioni che mutarono il corso di un’esistenza che sembrava già scritta, confezionata su misura: dall’incontro con Leonardo Sciascia, con cui nacque un’importante amicizia e il suo primo libro fotografico “Feste religiose in Sicilia” (1965), alla collaborazione come fotoreporter per “L’Europeo”, inviato speciale e corrispondente da Parigi, fino alla conoscenza con Henry Cartier-Bresson, suo mito da sempre, che lo inviterà ad essere membro della Magnum nel 1982.

Accettata la candidatura, Scianna lasciò definitivamente “L’Europeo” per dedicarsi totalmente all’agenzia: “l’agenzia è lo strumento di un gruppo di fotografi indipendenti, una struttura in grado di valorizzare il tuo lavoro tanto meglio quanto più sai utilizzare questo strumento. Magnum continua a sopravvivere secondo l’utopia egualitaria dei suoi fondatori, in modo misterioso riesce a far convivere le più violente contraddizioni.”

 

IL MONDO DELLA MODA

 

Ferdinando Scianna, Marpessa per Dolce & Gabbana, 1987
Ferdinando Scianna, Marpessa per Dolce & Gabbana, 1987

Nella nostra realtà sopraffatta dai media, dove le immagini inglobano ogni attimo e gesto della quotidianità, Scianna è sempre rimasto fedele ad un etica fotogiornalistica di vecchio stampo, preferendo la chiarezza e la sincerità a quella superficialità sensazionalistica che tutto rende spettacolo.

Anche quando si piegò ai dettami della fotografia di moda, immortalando il momento aureo della Milano di via Montenapoleone con le sue modelle ed i suoi giovani talenti, Scianna si scostò dal tradizionale genere patinato per realizzare una visione più autentica e personale di quel mondo.

Nel 1987 due stilisti emergenti, Domenico Dolce e Stefano Gabbana, gli proposero di realizzare il loro catalogo, Scianna, incuriosito ma anche spaventato dal tradire il momento decisivo dello scatto, decise di portare la moda fuori dallo studio e dalle sue pose artificiose, facendola entrare in contatto con il carattere arcaico e sanguigno della sua terra natia.

Fu così che prese vita un nuovo modo di intendere la fotografia di moda: un incontro tra le memorie del passato e la corrente finalità commerciale, in grado di stravolgere un genere oramai divenuto di maniera. Mischiando sapientemente reale ed immaginario, Scianna fu chiamato a lavorare per le più prestigiose testate di moda internazionali, tramutando la finzione in narrazione: la moda come reportage, come traccia di un’esperienza vissuta.

Nel 1987 mi chiama Domenico Dolce perché mi dice che vuole lavorare con un fotografo siciliano per la nuova campagna Dolce&Gabbana; arriva nel mio studio insieme a Stefano Gabbana, spiego loro che non ho mai fatto foto di moda, rispondono che hanno visto le mie foto e che gli va benissimo. Per diciott’anni ho fatto la splendida vita del fotografo di moda, ho portato la top model Marpessa a Santa Flavia ad esempio. Poi ho scoperto che le foto che Dolce e Gabbana avevano visto vent’anni prima non erano le mie.”

 

LO STILE

 

Ferdinando Scianna, Caltagirone, 1987
Ferdinando Scianna, Caltagirone, 1987

Testimone di scempi e di bellezze, di luci e di ombre, di lusso e di miseria, Ferdinando Scianna ha interpretato la fotografia come un mezzo per mettere ordine nel caos delle cose: l’obiettivo scruta e sceglie in base ad un preciso indirizzo mentale.

La foto si presenta così come il risultato di un’attenta elaborazione intellettuale: un racconto fatto di immagini che conservano intatta la memoria di qualcosa che è esistito in un tempo e in un luogo.

Il fotografo ha la fortuna di poter costruire le immagini ricevendole, il gesto di fotografare consiste nel ricevere, è un modo di leggere il mondo interpretandolo. E’ nella maniera in cui si sceglie i suoi rettangoli o quadrati di tempo e di vita che il fotografo finisce col costruire il suo mondo.” (Ferdinando Scianna)

Nel salone di Villa Palagonia, nella sua cara Bagheria, campeggia questa scritta: “specchiati in quei cristalli e nell’istessa magnificenza singolar contempla di fralezza mortal l’imago espressa”.

Un motto, questo, che pare creato appositamente per l’opera di Scianna il quale, attraverso la lente del suo obiettivo, ha guardato il mondo riportandolo a nuova luce.