PASSATA ALLA STORIA COME L’UNICA DONNA CHE OSÒ MOLLARE PABLO PICASSO, FRANÇOISE GILOT NON FU SOLAMENTE LA MUSA E LA COMPAGNA DEL MAESTRO, MA FU ANCHE UNA GRANDE ARTISTA.

Pablo mi disse che la nostra relazione avrebbe portato luca nella vita di entrambi. La mia comparsa nella sua vita era come una finestra che si apriva e che voleva restare aperta.” (Françoise Gilot)

 

L’INCONTRO

 

Pablo Picasso Claude e Paloma, i due figli avuti da Françoise Gilot, 1951
Pablo Picasso Claude e Paloma, i due figli avuti da Françoise Gilot, 1951

Un’amica mi disse che stavo andando incontro a sicura sventura. Le risposi: è una catastrofe che non voglio evitare.” Con queste parole Françoise Gilot ricorda l’incontro con Pablo Picasso, avvenuto in un ristorante a Parigi nel 1943.

Lei, ventunenne, pittrice in erba e piena di speranze, lui, sessantunenne, il più famoso artista vivente.
Fu un vero e proprio coup de foudre. Pablo, rapito dall’avvenente fanciulla, piantò al tavolo la sua amante Dora Maar per presentarsi alla giovane con un cestello di ciliegie rosse, rosse come il fuoco che sentiva ribollire nel suo sangue andaluso.

Il copione era già scritto; come era accaduto nelle relazioni precedenti, Picasso abbandonò la sua ultima conquista per gettarsi tra le braccia ancora inesperte di Françoise.

La nostra relazione è scritta dentro di me con lettere di fuoco” (Françoise Gilot)

 

LA RELAZIONE

 

Françoise Gilot e Pablo Picasso, Vallauris, 1952
Françoise Gilot e Pablo Picasso, Vallauris, 1952

Geniale ed egocentrico, fino a sfiorare la crudeltà, Picasso era noto per l’eccessiva disinvoltura con cui conduceva la sua vita amorosa.

Egli era solito dividere le donne in due categorie: le dee e gli zerbini. Gli zerbini non li considerava neppure, ma quando incontrava una dea non si dava pace fino a che non la riduceva alla stregua di uno zerbino.
Con Françoise le cose andarono diversamente, passata alla storia come “l’unica donna che mollò Picasso”, dimostrò, fin dall’inizio, un carattere forte e determinato, non incline a sottomettersi al giogo perverso esercitato dall’artista.

Allora studentessa di giurisprudenza e pittrice in erba, la Gilot cominciò a frequentare lo studio di Picasso; tra i due si instaurò presto un rapporto basato sull’amore comune per l’arte: un’ardente passione mescolata al desiderio di creare qualcosa di nuovo in campo pittorico.

Non parlavamo mai direttamente del nostro lavoro. Non puoi criticare quello che sta facendo l’altro, disturberebbe il processo creativo e sarebbe sgradevole, negativo. Invece discutevamo di arte in generale, discutevamo facendo riferimento ai pittori del passato.”

All’epoca il numero 7 di rue des Grands-Augustins, dove Picasso aveva lo studio, era la meta privilegiata di artisti ed intellettuali, attratti dalla sconcertante novità della sua pittura.
Qui la Gilot maturò come persona e affinò le sue doti di artista tanto che, dopo dieci anni di convivenza, ebbe l’ardire di piantare il più grande pittore di tutti i tempi.

 

L’EPILOGO

 

Robert Capa, Pablo Picasso e Françoise Gilot, Golfe Juan, Francia, 1948
Robert Capa, Pablo Picasso e Françoise Gilot, Golfe Juan, Francia, 1948

Se pensi che la gente avrà interesse per te, ti sbagli di grosso: nessuno si curerà di te in quanto tale, saranno solo curiosi della persona che ha condiviso la mia vita” – le tuonò dietro Picasso quando Françoise, nel 1953, chiuse la porta su un rapporto intenso quanto tormentato.

Ma si sbagliava di grosso, perché Françoise Gilot, è diventata una pittrice affermata, oggi, quasi centenaria, vive a New York, vicino a Central Park.
Sopravvissuta a Picasso e alla sua spietata profezia, ricorda ancora con stima quell’uomo che aveva tanto amato, ma per il quale aveva anche tanto sofferto.

Se le ali delle farfalle devono conservare il loro splendore non si devono toccare. Non dobbiamo sciupare ciò che porta luce in entrambe le nostre vite. Tutto il resto nella mia vita mi opprime e impedisce alla luce di entrare.

Questo nostro incontro è per me una finestra che si apre. Desidero che resti aperta. Dobbiamo vederci, ma non troppo spesso. Quando vuoi vedermi, chiamami e dimmelo.

Quando lo lasciai quel giorno, sapevo che qualunque cosa fosse accaduta – meravigliosa, dolorosa o tutte e due le cose insieme – sarebbe stata di un’importanza estrema.” (Françoise Gilot)

 

Robert Doisneau, Françoise Gilot e Pablo Picasso, Vallauris, 1952
Robert Doisneau, Françoise Gilot e Pablo Picasso, Vallauris, 1952

 

Nel 1964, più di dieci anni dopo la fine della loro storia, Françoise Gilot decise di raccontare le loro intensa, appassionata, quanto combattiva relazione. Picasso tentò in ogni modo di impedirlo, trascinando la madre di due dei suoi figli (Paloma e Claude) più volte in tribunale. Tre volte le fece causa e tre volte perse, poichè lei dimostrò che quello che aveva scritto non era che la verità.

Il libro divenne subito un best seller. Il lettore ripercorre, pagina dopo pagina, la vicenda d’amore tra Françoise e Pablo, ricostruendo la vita ordinaria di due persone fuori dall’ordinario. Ed ecco allora emergere uno straodinario ritratto di passioni prettamente umane, ammantato dal comune amore per l’arte.

Dobbiamo vivere finchè siamo vivi. I rimpianti sono solo una perdita di tempo.” (Françoise Gilot)