LA SUA ARTE TRAEVA SPUNTO DALLA MITOLOGIA, IMMAGINI EROICHE DI DEI ED EROI. FRANZ VON STUCK FU L’ULTIMO TESTIMONE DEI FASTI DELL’IMPERO AUSTRO-UNGARICO PRIMA DEL SUO DEFINITIVO DISFACIMENTO.

Quando venne nominato Cavaliere nel 1905 ed ebbe così l’onore di fregiarsi di quall’altisonante “von” dinanzi al semplice “Stuck”, Franz scelse come simbolo del suo stemma un centauro: mitica creatura per metà umana e per metà equina, sensuale e lasciva, ma anche forte e vitale.

Una chiara allusione al corpo non ancora separato dai suoi istinti naturali, totalmente immerso nello spirito dionisiaco del mondo.

Erede spirituale di  Arnold Böcklin, Franz von Stuck si ispirò alla mitologia greco-romana, utilizzata come specchio del moderno: la descrizione delle contraddizioni di una società rigorosa nelle forme ma disinibita nel contenuto, contornata da una sessualità ossessiva ed ambigua.

 

LA FORMAZIONE

 

Franz von Stuck nacque il 23 febbraio 1863 a Tettenweis, nella Bassa Baviera, da una famiglia cattolica di contadini e mugnai.

Dall’età di sei anni si mise in mostra nel suo villaggio come pregevole autore di caricature.

A quindici anni lasciò la famiglia per frequentare la Scuola Reale d’arti Decorative di Monaco, esperienza questa che gli consentì di acquisire solide basi per la sua furura carriera di pittore, architetto, decoratore e scultore.

Fin dalle opere giovanili si manifestano quelli che saranno i temi prediletti dell’artista maturo: l’esaltazione della bellezza conturbante e sensuale della donna, la rappresentazione delle divinità antiche e della mitologia in un ambiente totalmente pagano e selvaggio e la trattazione delle tematiche religiose in modo irriverente ed eroico assieme.

 

Franz von Stuck, Centauro e ninfa, 1895
Franz von Stuck, Centauro e ninfa, 1895

 

IL SUCCESSO

 

Nel 1892 fu tra i fondatori della Secessione di Monaco, per la quale concepì il manifesto con la divinità Atena.

Nel 1893 poteva già fregiarsi del titolo di professore: a trent’anni aveva raggiunto una grandissima notorietà che durerà per tutta la sua vita.

All’epoca godeva di un’autorevolezza superiore perfino a quella di Gustav Klimt, esemplificativo in tal senso fu la richiesta che gli fece Egon Schiele, nel 1908, per avere “una parola della sua divina persona per essere accettato all’esposizione primaverile della Secessione.”

Fauni, sirene, ninfe e centauri popolano le tele di von Stuck: repertori allegorici e visionari costruiti con estrema raffinatezza e un assoluto rigore formale. Egli fu tra gli ultimi veri disegnatori prima della definitiva dissoluzione delle forme imposta dal Novecento.

 

Franz von Stuck, Scherzo, 1909
Franz von Stuck, Scherzo, 1909

 

Perfino l’Italia non fu immune al fascino di von Stuck tanto che, in occasione dell’esposizione a lui dedicata alla Biennale di Venezia del 1909 e di quella di Roma del 1911, vennero acquistate quattro fra le tele più rappresentative del maestro: lo “Scherzo” (1909) del Museo Revoltella di Trieste, “Oreste e le Erinni” (1905) della Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea di Roma, la “Medusa” (1908) della Galleria Internazionale d’arte Moderna di Venezia ed il celeberrimo “Peccato” (1908) della Galleria Restivo di Palermo.

 

Franz von Stuck, Amazzone ferita, 1903
Franz von Stuck, Amazzone ferita, 1903

 

Cavaliere per rango e per talento, von Stuck si elevò come maestro di una pittura che andava ormai piegandosi alle nuove esigenze espressive promosse dalle avanguardie: il terremoto figurativo inaugurato dalla Die Brücke cominciava a fare piazza pulita degli ultimi ruderi del simbolismo.

Franz von Stuck morì a Monaco il 30 agosto 1928: una carriera folgorante a cui corrispose un altrettanto sorprendente oblio.