SCRITTORE, POETA, SCENOGRAFO, INTELLETTUALE, GIORNALISTA, POLITICO, PATRIOTA, GABRIELE D’ANNUNZIO FU UN PERSONAGGIO EMBLEMATICO NELL’ITALIA DEI PRIMI DECENNI DEL NOVECENTO, ANCHE NEL SUO RUOLO DI PROMOTORE DELLE ARTI.

Dotato di un gusto a metà strada tra il grandioso e ed il sublime, D’Annunzio apprezzava tutto ciò che potesse rientrare in quest’ambito, senza preclusioni di sorta. Instaurò rapporti di intima corrispondenza con pittori, scultori ed eminenti rappresentanti delle arti decorative, dai quali trasse linfa vitale per la sua opera letteraria e per consacrare la sua esistenza all’altare della bellezza.

“L’Arte! L’Arte! – Ecco l’Amante fedele, sempre giovine, immortale; ecco la Fonte della gioia pura, vietata alle moltitudini, concessa agli eletti; ecco il prezioso Alimento che fa l’uomo simile a un dio.”

(Gabriele D’Annunzio, Il Piacere, 1889)

 

L’ARTE E GLI ARTISTI

 

Francesco Paolo Michetti, Gabriele D’Annunzio sulla spiaggia di Francavilla, 1883
Francesco Paolo Michetti, Gabriele D’Annunzio sulla spiaggia di Francavilla, 1883

Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara il 12 marzo 1863 da una famiglia borghese benestante.

Terzo di cinque figli, dalla madre Luisa de Benedictis ereditò la fine sensibilità, mentre dal padre, Francesco Paolo Rapagnetta D’Annunzio, l’animo passionale, l’amore per le donne e per la vita agiata.
D’ intelligenza fervida e vivace, già a sedici anni diede alle stampe la sua prima raccolta di poesie: “Primo Vere“.

Fin dalla giovinezza fu in stretto contatto con il pittore, suo conterraneo, Francesco Paolo Michetti. Legati da un rapporto di amicizia, i due si influenzarono reciprocamente: D’Annunzio spinse Michetti ad affinare la sua pittura legata ad un concreto verismo, Michetti, d’altro canto, cercò di mitigare l’eccessivo simbolismo del Vate con un più marcato realismo descrittivo.

Gli artisti con i quali si sentiva più affine dal punto di vista culturale ed ideologico, furono sicuramente quelli riuniti attorno alla rivista il “Convito“: Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis e Giuseppe Cellini.

Questi collaborarono con D’Annunzio nell’illustrazione e preparazione di ex-libris per i suoi testi e anche nell’allestimento di scenografie e costumi per le sue rappresentazioni teatrali.

Per D’Annunzio Arte e Vita erano l’espressione di un medesimo ideale estetico: visse la sua vita come una grandiosa opera d’arte e l’arte plasmò la creazione di quella grande finzione che è la vita.

 

IL VITTORIALE

 

Interno del Vittoriale
Interno del Vittoriale

Tra il 1921 ed il 1938, Gabriele D’Annunzio volle realizzare una delle sue più grandiose imprese: “Il Vittoriale“, un imponente complesso di edifici, vie, piazze e giardini a Gardone Riviera, regalando ai posteri memoria imperitura della sua strabiliante vita.

Qui D’Annunzio diede prova concreta delle sue passioni e delle sue preferenze artistiche.

Circondandosi degli artigiani più prestigiosi si impegnò nella ristrutturazione e nell’arredo della sua residenza, con l’intento preciso di conferirle un’impronta del tutto originale.

Particolarmente intensi, a tal proposito, furono i rapporti con il gioielliere Mario Buccellati e con lo scultore Renato Brozzi.

L’atmosfera del Vittoriale venne modellata secondo lo stile Déco: vetrate dipinte, finestre con pesanti tendaggi, tappeti antichi, luci soffuse ed una profusione di cimeli, quadri, libri, collezioni d’arte e oggetti antichi. D’annunzio amava di tutto: dall’arte egizia a quella micenea, all’etrusca, all’ellenistica, alla bizantina, fino alla romanica, alla gotica e alla rinascimentale, il tutto (prendendo in prestito le parole di Mario Praz) “imbalsamato nel miele dorato del suo stile”.

Un gusto eclettico ed eccessivo dove, lasciando sempre voce a Praz, “le cose preziose vi risultano prigioniere come la mosca nell’ambra, come i mille fiori nel cristallo o il bastimento nella bottiglia verde.”

Fondamentalmente D’Annunzio non aveva una visione critica dell’arte, non la capiva fino in fondo (è noto che non intese ed anzi ignorò completamente gli impressionisti), per lui l’arte era solamente uno strumento per nobilitare se stesso e ciò che lo circondava: un apparato scenico raffinato e prezioso dove mettere in atto una sublime esperienza esistenziale.

Interno del Vittoriale, Stanza da Bagno
Interno del Vittoriale, Stanza da Bagno

“Tutto è qui da me creato e trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile nel senso che voglio dare al mio stile. Il mio amore d’Italia, il mio culto delle memorie, la mia aspirazione all’eroismo, il mio presentimento della patria futura si è manifestato qui in ogni ricerca di linee, in ogni accordo o disaccordo di colori.” (Gabriele D’Annunzio)

Il 1 marzo 1938, alle ore 20.05, Gabriele D’Annunzio morì, a Gardone Riviera, per emorragia cerebrale mentre era seduto al suo tavolo di lavoro.

La sua memoria aleggia ancora nella sua stupefacente dimora.

Oggi il Vittoriale degli Italiani è una Fondazione aperta al pubblico, una cittadella-museo dove poter vivere un momento estetico totalizzante: il motto del poeta “fare della propria vita come si fa un’opera d’arte”, qui trova piena rispondenza nella concretezza della sua ultima dimora.

“Ecco che non più sono un grande artista ma divenuto io sono una grande opera d’arte”. (Gabriele D’Annunzio)

 

 

Per informazioni sul Vittoriale visita il sito ufficiale:

 

https://www.vittoriale.it/