ALLA NATIONAL GALLERY DI LONDRA È CUSTODITO UN CAPOLAVORO DEL PITTORE TEDESCO JOHANN LISS, “GIUDITTA E OLOFERNE”, DATATO 1622.

Questa è una delle tante opere dedicata al drammatico episodio biblico che, nel corso dei secoli, ha eccitato l’immaginario di numerosi artisti, desiderosi di cimentarsi su questo particolare soggetto.

 

IL SOGGETTO

 

Nella Bibbia cristiana, più precisamente nel “Libro di Giuditta”, si narra di come la bella e ricca vedova Giuditta riuscì a salvare il suo popolo dal feroce assedio degli Assiri. Una notte la donna si recò, accompagnata da un’ancella, presso la tenda del generale Oloferne, fingendo di voler tradire il suo popolo e consegnarlo nelle mani del nemico.

Oloferne, caduto nella trappola, acconsentì a lasciare a Giuditta tre giorni per pregare e fece poi preparare un gran banchetto. Qui la volle al suo fianco e poi la invitò nelle sue stanze, credendo di poterla sedurre. Lei aveva però altri progetti; attese il momento propizio e uccise Oloferne tagliandogli la testa con due colpi di scimitarra.

Dopo averlo ucciso, raccolse la testa dell’assiro in un cesto e ritornò vittoriosa, al suo popolo. Esaltata come un’eroina, Giuditta visse poi fino a 105 anni, rifiutando ogni proposta di nuove nozze.

 

LE RAPPRESENTAZIONI E IL SIGNIFICATO

 

Una storia che mescola sapientemente sangue e lussuria, violenza e amor di patria, vizio e virtù, ingredienti assai ghiotti per una rappresentazione figurativa.

Da Botticelli a Mantegna, da Giorgione a Michelangelo, da Caravaggio alla Gentileschi, da Cagnacci a Callot, via via fino a giungere alle interpretazioni più moderne di Gustav Klimt e di Alexander Daniloff, numerosi sono state le opere dedicate alla figura biblica.

Vedova timida e timorata, come ce la mostra Caravaggio, oppure sanguinaria e castigatrice, secondo la visione di Artemisia Gentileschi, Giuditta ha preso ad incarnare sia il coraggio nel difendere la propria fede ed il proprio popolo, sia una più generale ritorsione delle donne contro gli uomini visti come viziosi e prepotenti.

 

Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne, dettaglio, 1612-1613
Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne, dettaglio, 1612-1613

 

In alcuni casi, soprattutto nelle concezioni decadenti di fine Ottocento, la coraggiosa donna venne considerata l’incarnazione esemplare del male femmineo: la femme fatale, la donna serpente, che incanta il maschio per poi stritolarlo tra le sue spire lussuriose.
Santa e meretrice, pia e malefica, l’israelita è divenuta simbolo ambiguo di una donna forte e temeraria, ma nello stesso tempo violenta e spietata: la perversa e licenziosa decapitatrice in estatica adorazione della testa mozzata del maschio. Le diverse raffigurazioni pittoriche mostrano una donna nell’atto di mozzare la testa di Oloferne, o nell’atto di contemplare il trofeo della sua vendetta; declinazioni diverse di uno stesso tema che pongono l’accento sulla fierezza del gesto o sul suo risultato finale.

 

JOHANN LISS, GIUDITTA E OLOFERNE, 1622

 

Girovagando per la National Gallery mi sono imbattuta in un’opera a me sconosciuta: “Giuditta e Oloferne“, realizzata dall’artista tedesco Johann Liss nel 1622.

Pur essendomi noto il tema, sono rimasta attonita di fronte al quadro per l’arditezza della sua figurazione: in primo piano, gettato in pasto all’occhio dello spettatore, troneggia il collo reciso di Oloferne da cui zampillano fiotti di sangue. ll delitto si è appena compiuto e l’artista esalta la violenza sanguinaria del gesto.

 

Johann Liss, Giuditta e Oloferne, 1622
Johann Liss, Giuditta e Oloferne, 1622

 

Una simile interpretazione vanta un prestigioso antecedente in una tela di Sandro Botticelli datata 1492. Anche Botticelli diede risalto all’anatomia del collo, punto focale del gesto delittuoso, ma, mentre Liss immortalò il momento appena successivo dell’atto, nell’opera dell’artista quattrocentesco la tragedia si è già compiuta e Oloferne giace tra i suoi compagni d’arme che ne hanno scoperto il cadavere.

Una differenza non da poco, poiché Liss, in questo modo, ci fa rivivere in prima persona la violenza perpetuata dalla donna che, voltando lo sguardo al pubblico pare intenzionata a sfidare ogni possibile ulteriore rivale. “Hai visto di che cosa sono capace? Vuoi provare anche tu?”, sembra dire la feroce Giuditta di Liss, reggendo per i capelli la testa livida della sua preda.

 

Sandro Botticelli, Scoperta del cadavere di Oloferne, 1472
Sandro Botticelli, Scoperta del cadavere di Oloferne, 1472

 

Una visione singolare e straordinaria che si ritrova in pochi altri autori successivi, come ad esempio in Francesco Furini e in Francesco Felice Predessio, che si rifece ad un’acquaforte di analogo tema di Carlo Maratta, dove il collo sgorga sangue con il medesimo vigore presente in Liss.

Giuditta, assieme alla danzatrice biblica Salomè, divenne poi una sorta di torbido cliché per indicare quel magico ed irresistibile oggetto del desiderio che reca con sé lo spettro della distruzione: amore e morte, eros e thanatos, come facce complementari di una stessa medaglia.

Leggendo il libro di Giuditta invidiavo il feroce eroe Oloferne per via della donna regale che lo decapitò con una spada, gli invidiavo quella bella fine sanguinaria.”

(Leopold von Sacher-Masoch, Venere in pelliccia, 1870)

 

JOHANN LISS, BIOGRAFIA

 

Johann Liss nacque ad Oldenburg, in Germania, attorno al 1597 da una coppia di pittori, Johann e Anna Liss.
Liss venne iniziato all’arte dai suoi genitori, per poi proseguire i suoi studi ad Amsterdam e ad Harleem dove fu allievo di Hendrick Goltzius.
Nel 1621 visitò Parigi e Venezia e successivamente Roma nel 1622.
A Venezia, dove ritornò nel 1628, assimilò l’uso brillante del colore, mentre Roma lo influenzò nella scelta dei soggetti emozionanti e nei forti contrasti di luce alla maniera di Caravaggio.
Pur se di origine tedesche, Johann Liss viene considerato come uno dei più importanti interpreti del Seicento veneziano, autentico precursore della pittura Barocca veneta. Johann Liss morì a Verona il 5 dicembre 1631.

 

Per maggiori informazioni sulla National Gallery, visitate il sito ufficiale al seguente link:

https://www.nationalgallery.org.uk/