LA DONNA, CREATURA DOLCE E AFFASCINANTE, MA ANCHE AMMALIATRICE E PERVERSA, SARÀ IL LEITMOTIV DELL’ARTE A CAVALLO TRA OTTOCENTO E NOVECENTO.


Anche Gustav Klimt, tra i padri fondatori della Secessione viennese, non fu immune al fascino femminile, anzi vide nella superiorità erotica della donna l’unico antidoto contro l’alienazione della modernità.

 

MADRI E SIRENE

 

Gustav Klimt, La vergine, 1912-1913
Gustav Klimt, La vergine, 1912-1913

Nell’opera di Klimt le donne sono le protagoniste indiscusse, un soggetto fondamentale ed imprescindibile; gli uomini sono rari , perlopiù rappresentati di spalle, e comunque elementi accessori della composizione.

Per Klimt la donna incarnava l’utopia maternale che poteva essere sogno, nelle sue valenze positive, ma che era anche in grado di trasformarsi in un incubo.

La donna è la dolce madre, ma è anche l’essere malefico che divora i suoi figli: un’ambivalenza che rifletteva perfettamente la complessità del fattore materno secondo la moderna psicoanalisi.

Nei suoi quadri volti rassicuranti di candide genitrici si alternano a perfidi prodigi pisciformi, pronti a corrompere e distruggere il maschio inerme, in un legame indissolubile tra la vita e la morte.

Angelo o diavolo che sia, la donna in Klimt rimane comunque una figura enigmatica, lontana e misteriosa appartiene ad un mondo tutto suo, perfettamente compiuto, che l’artista osservava da fuori, con nostalgica ammirazione.

Nella donna Klimt vide la possibile realizzazione di una sessualità più libera, autonoma e sincera: non mancano quadri di esplicito soggetto omosessuale, “Fanciulle con oleandro” (1890-1891) o “Le amiche” (1916-1917), oppure che esaltano l’autoerotismo, “Danae” (1907) o “La vergine” (1912-1913).

Dalle fantasie femminili il maschio è bandito: non è l’altro a cui la donna aspira, ma una se stessa moltiplicata all’infinito.

 

AMANTI E MODELLE

 

Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, dettaglio, 1907
Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, dettaglio, 1907

La fama di Gustav Klimt come donnaiolo impenitente era diffusa in tutta Vienna.

Nella città non si faceva che mormorare del suo atelier, una sorta di harem privato dove bivaccavano modelle seminude, pronte ad offrirsi al pennello dell’artista e non solo!

Lo studio di Klimt , un po’ fuori mano nella Josefstädterstraße, era circondato da alte mura che lo proteggevano da sguardi indiscreti.

Qui il maestro accoglieva le sue modelle, molto spesso propense a lasciarsi andare a voluttuosi giochi erotici tra una posa e l’altra.

L’amore di Klimt per le donne, oltre che nei suoi dipinti, è evidente nei suoi disegni: un corpus di circa quattromila fogli che testimoniano la sua passione ossessiva per le armonie curvilinee dei corpi.

Sono disegni di un rigore essenziale, la perfetta trama di un pensiero costante ed inconfessabile: nessun arredo, nessun orpello, nessun riferimento letterario od allegorico, solo stoffe che si levano a scoprire i recessi del desiderio.

 

Gustav Klimt, Le amiche, 1916-1917
Gustav Klimt, Le amiche, 1916-1917

Aveva cento legami: donne, bambini, sorelle che per amor suo diventavano nemiche tra loro.” (Alma Mahler)

Tante donne e nessuna compagna fissa: l’uomo che amava le donne non le amò mai abbastanza da sceglierne una.

Molto riservato rispetto alla sua vita privata, Klimt ebbe sicuramente diverse relazioni, anche con donne sposate dell’alta società, ma non si prestò mai ad un rapporto esclusivo, forse per non intaccare il suo ideale femminile e per non corrompere la sua dedizione all’arte.


Sicuramente ebbe una storia con Adele Bloch-Bauer, figlia di un banchiere e moglie del proprietario di uno zuccherificio; per altre ricche committenti di ritratti, come Sonia Knips o Serena Lederer, possiamo solo fare delle supposizioni.

Con Alma Mahler ci fu un corteggiamento serrato culminato con un bacio in Piazza San Marco a Venezia, prontamente scoperto e punito dal tutore della ragazza: una fortuna per Klimt che si sottrasse così alla catena di geni impalmati dalla donna.

Se non finì sotto le sue lenzuola, Alma venne però elevata a volto della Secessione: ritratta dal maestro nei panni di una Giuditta, incarnò perfettamente l’immagine della femme fatale.

Gustav Klimt, Emile Flöge, dettaglio, 1902
Gustav Klimt, Emile Flöge, dettaglio, 1902

Ebbe almeno sei figli da tre donne diverse, senza riconoscerne alcuno: ben tre di loro portarono il nome del padre, ma nessuno il suo cognome.

Tuttavia la donna di una vita, l’unica che volle accanto al proprio letto di morte, fu Emilie Flöge, la giovane cognata del fratello Ernst.

In un ritratto che le fece nel 1902 la vediamo come una donna volitiva e decisa: non un’infida sirena, nemmeno una rassicurante madre, ma il modello di una donna autonoma e sicura di sé.

C’era in lui come una lacerazione che gli impediva di abbandonarsi alla vita. Per molti anni fu legato da intima amicizia a una donna, ma non riuscì mai a decidersi a un sì definitivo.

Si sente che la nevrosi erotica che anima i suoi disegni più vibranti nasce da un’esperienza dolorosa.

Klimt non ha mai voluto assumersi la responsabilità di essere felice, e l’unico privilegio che concesse alla donna che amò per anni fu di consolarlo nel momento della morte.” (Hans Tietze)

Quali e quante siano stati i suoi legami amorosi poco ci importa, quello che conta è il modo in cui Klimt riuscì a fissare, con la sua pittura, il clima di un’epoca, così fortemente attratta e spaventata dal conturbante universo femminile.

Tutto il corpo della donna è una dépandance del suo organo sessuale, […] la donna è un essere che entra in coito dappertutto.” (Otto Weininger)

 

CENNI BIOGRAFICI

 

Gustav Klimt, Bisce d'acqua II, dettaglio, 1904-1907
Gustav Klimt, Bisce d’acqua II, dettaglio, 1904-1907

Gustav Klimt nacque il 14 luglio 1862 a Baumgarten, un sobborgo di Vienna, secondo di sette fratelli.

Il padre Ernst Klimt, di origine Boema, era un orafo, mentre la madre Anna Finster, era una donna colta e appassionata di musica lirica.

Frequentò la scuola d’arte e mestieri della città dove studiò arte applicata e imparò a padroneggiare le più diverse tecniche artistiche.

Nel 1897 fu tra i fondatori della Secessione viennese (Wiener Sezession), di cui divenne anche il primo presidente.

Rimase attivo nella Secessione fino al 1905, anno in cui sorsere delle fratture poetiche all’interno del gruppo.

Lo stile di Klimt si formò nel 1901, con la “Giuditta I”: mirabile esempio del suo raffinato gusto decorativo unito ad un senso della linea di matrice art nouveau.

Verso il 1909, dopo la seconda versione della Giuditta, l’artista si troverà ad affrontare un periodo di crisi dal quale uscirà solamente dopo qualche anno.

Le opere dell’ultimo periodo risentono della nuova avanguardia espressionista: la linea si fa più nervosa e tagliente, le cromie più fortemente urlate.

Gustav Klimt si spense il 6 febbraio del 1918, a causa di un ictus che lo aveva colto nel gennaio dello stesso anno.