GUSTAVE MOREAU, IN CONTROTENDENZA RISPETTO AL REALISMO IMPERANTE, SCELSE COME OGGETTO DELLA SUA PITTURA L’IDEA DELLE COSE; RIFIUTANDO DI LIMITARE LA PROPRIA INDAGINE AL MONDO SENSIBILE, EGLI SI SPINSE OLTRE LE APPARENZE DEL MONDO REALE.

Non credo né a quello che tocco né a quello che vedo, non credo che a quello che non vedo e unicamente a quello che sento.” (Gustave Moreau)

Considerato come uno dei precursori del Simbolismo, Moreau riannodò le fila di una tradizione preromantica, dominata da artisti quali Blake e Füssli, per sprofondare negli abissi del sogno e nei miasmi dell’inconscio.

 

LA FORMAZIONE

 

Gustave Moreau, Edipo e la Sfinge, dettaglio, 1864
Gustave Moreau, Edipo e la Sfinge, dettaglio, 1864

Gustave Moreau nacque a Parigi il 6 aprile 1826 da Louis Moreau e Pauline Desmontiers.

Il padre era un architetto di stampo neoclassico e offrì al figlio la possibilità di giovarsi della sua ampia biblioteca.

Il giovane Gustave crebbe cibandosi dei capolavori della letteratura occidentale, tra cui figuravano anche trattati di architettura e di pittura.

Ben presto dimostrò una certa predisposizione per il disegno che approfondì presso la bottega di François Picot.

 

Gustave Moreau, Edipo e la Sfinge, 1864
Gustave Moreau, Edipo e la Sfinge, 1864

Nel 1846 si iscrisse alla Scuola di Belle Arti, ma si accorse che gli insegnamenti accademici non facevano per lui: appassionatosi alle opere di Theodore Chasseriau, grande seguace del romanticismo, di Ingres e Delacroix, nel 1849 abbandonò gli studi.

Aveva già maturato una sua poetica personale che giunse a piena maturazione in seguito ad un viaggio in Italia.

Nel 1857 Moreau intraprese il prorio grand tour, visitando Roma, Firenze e Venezia dove rimase fortemente affascinato dalle opere di Carpaccio.

Il voyage en Italie si dimostrò assai fecondo per Moreau che si immerse totalmente nelle opere dei grandi maestri, copiandoli ed imitandoli fino ad assimilarne tecniche e mezzi espressivi.

Ritornato a Parigi nel 1859 il successo non tardò ad arrivare: nel “Salon” del 1864 espose “Edipo e la Sfinge”, opera che riscosse critiche assai positive.

 

 

I SOGGETTI E LO STILE

 

Gustave Moreau, Unicorno, 1885
Gustave Moreau, Unicorno, 1885

Marcel Proust lo aveva definito “l’uomo che dipingeva i suoi sogni”, proprio per lo sforzo proteso nel dare forma compiuta al suo immaginario onirico.

I suoi quadri creano atmosfere, trasmettono suggestioni, alludono a sensazioni dell’animo: il dato concreto diviene un pretesto per un viaggio all’interno della psiche umana.

I miti classici, le storie bibliche, le leggende dell’antichità e del medioevo, furono il prezioso bagaglio culturale a cui Moreau attinse per la sua arte: traduzioni personali di miti dove sesso, esotismo, dolore e morte si fusero in una ricercatezza estetica dai toni languidi e decadenti.

La conturbante mitologia di Moreau non è altro che il palcoscenico del dramma dell’inconscio: qui tutta la varietà dei sentimenti umani prende vita in una battaglia che si sublima nella purezza del segno.

 

Gustave Moreau, Ispirazione, 1893
Gustave Moreau, Ispirazione, 1893

 

Il suo è uno stile finito, obbediente al rigore della linea e alla compiutezza della forma, unito ad un uso più libero del colore, ricco, denso e profondo che, nelle opere più tarde, si fa quasi incrostazione magmatica.

L’attenzione alla preziosità e all’eleganza dei materiali, l’inusuale taglio prospettico, la ricerca degli effetti di luce e di vibrazione delle diverse cromie, unite ad un gusto per l’attualizzazione di temi tradizionali, furono le caratteristiche principali che fecero di Moreau l’ultimo dei pittori accademici ed il precursore di una pittura moderna, più attenta al lato interpretativo dell’oggetto rappresentato.

[…] la verità era che Gustave Moreau non derivava da nessuno. Senza un vero maestro, senza possibili discepoli, restava unico nell’arte contemporanea. Risalendo alle fonti etnografiche, alle origini delle mitologie di cui confrontava e scioglieva i sanguinosi enigmi, riunendo, anzi fondendo in una sola le leggende originarie dell’estremo Oriente e trasformate dalle credenze degli altri popoli, Gustave Moreau giustificava le sue architetture composite, i suoi amalgami lussuosi e sorprendenti di stoffe, le sue allegorie ieratiche e sinistre, acuite dall’inquieta perspicacia di una nevrosi tutta moderna; e rimaneva per sempre tormentato, ossessionato dai simboli delle perversità e degli amori sovrumani, degli stupri divini consumati senza abbandono e senza speranza.” (Joris Karl Huysmans, “Controcorrente”, 1884)

 

L’APPARIZIONE

 

Gustave Moreau, L'apparizione, dettaglio, 1875
Gustave Moreau, L’apparizione, dettaglio, 1875

Celebrata da Huysmans come l’icona della nuova arte simbolista, “L’apparizione” del 1875 è uno dei dipinti più celebri di Gustave Moreau, esemplare testimonianza dell’ambigua raffinatezza di cui si nutriva la sua creatività: un interesse, quasi morboso, per i lati più fatalmente passionali dell’umana esistenza.

L’opera si rifà ad un episodio narrato nel Vangelo di San Marco e in quello di San Matteo, dove si racconta che Salomè si esibì in una danza che piacque molto al governatore Erode Antipa, concubino di sua madre Erodiade, per la quale ottenne, in segno di ricompensa, la testa di San Giovanni Battista.

In questo caso la vicenda biblica è l’occassione per enunciare una visione tragica della vita: Salomè è la femme fatale, simbolo di una femminilità seduttiva e perversa, attrazione e incubo per il Battista di cui rimane la testa dallo sguardo pietrificato.

Protagonisti di sogni che hanno perso lo slancio fiducioso del romanticismo, gli eroi di Moureau sono fantasmi enigmatici, presenze minacciose ed inquietanti.

Gustave Moreau, L'apparizione, 1875
Gustave Moreau, L’apparizione, 1875

Nell’opera di Gustave Moreau, concepita al di fuori di tutti i dati del Testamento, Des Esseintes vedeva finalmente realizzata la Salomé sovrumana e strana che aveva sognato.

Non era più soltanto la ballerina che, con una contorsione lasciva delle reni, strappa a un vecchio un grido di desiderio e di foia; che spezza l’energia, fiacca la volontà di un re con il turbinio dei seni, le scosse del ventre, i brividi delle cosce; diventava in qualche modo la divinità simbolica dell’indistruttibile Lussuria, la dea dell’immortale Isteria, la Bellezza maledetta, eletta fra tutte dalla catalessi che le irrigidisce le carni e indurisce i muscoli; la Bestia mostruosa, indifferente, irresponsabile, insensibile, che come l’Elena antica avvelena tutto ciò che l’avvicina, tutto ciò che la vede, tutto ciò che tocca.” (Joris Karl Huysmans, “Controcorrente”, 1884)

Al “Salon” del 1876, “L’Apparizione” venne acquistata dal mercante belga Léon Gauchez che, l’anno dopo, la diede in prestito per la prima mostra della “Grosvenor Gallery” di Londra.

Nel 1871 Gauchez aveva già fatto esporre, nella capitale inglese, un’altro celebre lavoro di Moreau “Saffo”.

Attraverso queste esposizioni, la fama del pittore si diffuse e si consolidò negli ambienti artistici di tutta Europa.

 

L’EREDITÀ

 

Il 18 aprile 1898 Gustave Moreau si spense a Parigi: le sue spoglie oggi riposano nel cimitero di Montmarte.

Pensieroso riguardo alla sorte del suo lavoro e assalito dal timore che dopo la sua morte la multiforme congerie della sua produzione venisse smembrata, nel 1895 Moreau concepì un’ istituzione museale che tutelasse il suo mondo.

Nel testamento del 1897 il museo verrà ceduto allo Stato ed aprirà al pubblico il 14 gennaio 1903.

Il Musée Gustave Moreau occupa la casa, ubicata in Rue de la Rochefoucauld, che abitò per quasi cinquant’anni e custodisce più di 14000 opere fra tele, opere incompiute, acquerelli e schizzi.

Il pittore Georges Rouault, allievo prediletto di Moreau all’Accademia di Belle Arti, ne fu il primo curatore fino al 1922.

Per maggiori informazioni sul Musée National Gustave Moreau visita il sito ufficiale al seguente link:

https://musee-moreau.fr/