CON LE SUE FOTO HERBERT LIST DIEDE FORMA A QUEL MEDITERRANEO CALDO E SENSUALE CHE ANCORA OGGI È PRESENTE NELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO.

Oscar Wilde sosteneva che senza la pittura di Whistler e di Turner la nebbia sul Tamigi non sarebbe mai esistita; un paradosso certo, ma in grado di farci comprendere come la fantasia dell’artista sia in grado di sovrapporsi alla realtà ricreandola e, a volte, diventando più vera ai nostri occhi.

Herbert List con il suo obiettivo scoprì il Mediterraneo per come ancora oggi lo conosciamo, ossia quel Sud epico e romantico, baciato dalla luce del sole: corpi nudi, volti scolpiti, oggetti classicamente composti, restituiti come esempi di una bellezza senza tempo, vestigia immanenti del mito immortale.

L’obiettivo non è dotato di obiettività.” (Herbert List)

 

LA FORMAZIONE

 

Herbert List, Giovani che lottano, Mar Baltico, 1933
Herbert List, Giovani che lottano, Mar Baltico, 1933

Herbert List nacque ad Amburgo il 7 ottobre 1903, da una facoltosa famiglia di mercanti.
Compiuti gli studi classici, si iscrisse all’Università di Heidelberg dove frequentò le lezioni di storia della letteratura e storia dell’arte. Qui lavorò come apprendista per un commerciante di caffè, al seguito del quale fece molti viaggi di lavoro in paesi esotici e lontani.

La cultura classica, la conoscenza con gli ambienti d’avanguardia del Bauhaus e del Surrealismo, la scoperta di posti diversi e l’amore per la fotografia, costituirono il fecondo background culturale sul quale poi maturò l’attività del fotografo di professione.

Sfuggito nel 1936 dalla Germania nazista, dove un dandy omosessuale con un nonno ebreo non poteva certo avere vita facile, Herbert List visse tra Parigi e Londra lavorando, tra l’altro, per “Vogue”, “Harper’s Bazaar” e “Life”.

 

LA SCOPERTA DEL MEDITERRANEO

 

Herbert List, Santorini, 1937
Herbert List, Santorini, 1937

Dal 1937 al 1941 la Grecia e l’Italia divennero le sue mete predilette: il Mediterraneo, con quei paesaggi così diversi dalla sua Amburgo, fu luogo privilegiato di sperimentazione e ricerca artistica.

La sua immaginazione plasmò una nuova antichità classica fondata sul culto omoerotico per l’eterna giovinezza e la bellezza efebica: attraverso l’enfatizzazione della luce, il sapiente gioco delle ombre e dei riflessi, egli ci restituì l’idea di un’epoca magica e senza tempo, cristallizzata nella perfezione e nell’eleganza della composizione.

Frammenti di statue, di colonne e di templi presero nuovo vigore dalla presenza dei corpi maschili: carne e pietra si contaminano, il corpo si fa scultoreo ed il marmo si riduce a pura corporeità.

Ma anche negli still life, quando fotografava semplici oggetti, List riusciva a penetrare nella loro essenza immanente, non transitoria, donandogli un’aurea mistica e divina, enigmatica ed allusiva.

 

IL NUDO MASCHILE

 

Herbert List, Roma, 1949
Herbert List, Roma, 1949

In tutta l’opera di List il nudo maschile è una presenza imperante. Per List in corpo nudo dell’uomo non è esibizione fine a se stessa, ma incarnazione di un ideale estetico: l’utopia di una società giovane, sana e carnale.

I suoi nudi sono atemporali e moderni nello stesso tempo: non vi è traccia del posticcio travestimento greco alla von Gloeden, né dell’esibizione fallica di un Mapplethorpe, ma un sentimento puro ed innocente venato da un dolce paganesimo.

Dal Mediterraneo al Baltico, tra il 1930 ed il 1950, List immortalò, a più riprese, giovani uomini: istantanee che ritraggono un incontro privilegiato, un momento da ricordare.

In una natura incontaminata, uomini dai corpi atletici lottano fra di loro, si stendono al sole, si sorridono in un’orgogliosa promiscuità: eleganti e raffinati, consapevoli e fieri della propria prestanza.

L’occhio di List catturò un’idea, la sua idea di un Mediterraneo eroico e sublime, ambiguo ma sempre misurato nella sua erotica carnalità; un Mediterraneo che ha fatto il successo di tanta pubblicità patinata dagli anni Ottanta in poi (basti solo pensare all’immagine che Dolce & Gabbana si è costruito attorno a questo mito, rubacchiando anche molte foto di List per le sue campagne pubblicitarie), un Mediterraneo languido e sensuale, più sognato che conosciuto, più desiderato che posseduto.

Herbert List morì a Monaco di Baviera il 4 aprile 1975, quello che ci lascia è una preziosa eredità di estatica bellezza.

 

 

 

Lettura consigliata:Herbert List – Monografia” a cura di Matthias Scheler e Max Harder, 2003.

Una monografia completa che copre tutte le fasi della carriera di Herbert List, dagli esordi fino ai primi anni Sessanta.

Dai nudi maschili alle nature morte, dai ritratti alle foto metafisiche, dalla Germania passando per la Grecia e l’Italia, il libro racconta i molteplici risvolti di questo straordinario artista.