NELLA STORIA DELLA FOTOGRAFIA DEL VENTESIMO SECOLO IL NOME HORST P. HORST È DIVENTATO SINONIMO DI ELEGANZA: UNO STILE RAFFINATO CHE HA LASCIATO UN SEGNO INCONFONDIBILE NEL MONDO DEL GLAMOUR.

“La moda è un’espressione del proprio tempo, l’eleganza è un’altra cosa.” (Horst P. Horst)

 

LA FORMAZIONE

 

Horst P. Horst, Mani di Lisa Fonssagrives 1941
Horst P. Horst, Mani di Lisa Fonssagrives, 1941

Nato a Weißenfels-an-der-Saale, in Germania, il 14 agosto 1906, Horst Paul Albert Bohrmann, che scelse come nome d’arte Horst P. Horst, fu il secondogenito di una prospera famiglia borghese.

Dopo i primi anni di formazione con Walter Gropius, uno dei fondatori del Bauhaus, l’arrivo a Parigi nel 1930 segnò l’avvio della sua prospera carriera, grazie ad una feconda collaborazione con Vogue Francia e Condé Nast.

Il fermento e lo spirito delle avanguardie che si respirava in città influenzarono il suo lavoro: l’opulenza dell’haute couture si coniugò con un taglio fortemene surrealista.  Negli scatti di questo periodo è evidente il desiderio di sperimentazione del fotografo, che si rivela nei forti contrasti di luce e nelle inquadrature audaci.

Nella ville lumière Horst ebbe modo di conoscere personaggi che furono molto importanti nella sua biografia non solo artistica: fu amico di Jean Cocteau, Salvador Dalì, Elsa Schiappareli e Coco Chanel, allievo di Le Corbusier e, per un certo periodo, amante di Luchino Visconti.

 

LO STILE

 

Horst P. Horst, Round The Clock, 1937
Horst P. Horst, Round The Clock, 1937

Lo studio delle tendenze artistiche più moderne unito al suo grande amore per la tradizione scultorea greca, contribuì ad imprimere una cifra stilistica del tutto peculiare ai suoi scatti: un’attenzione per il corpo umano e le sue forme, abilmente esaltato da una studiata architettura luminosa.

La sua opera era volta a raggiungere quell’ideale di armonica bellezza capace di trascendere il tempo e lo spazio.

Candide schiene, donne allo specchio in sontuosi interni, immensi cappelli di organza leggera su teste di ragazze dalla vita minuscola: immagini di un lusso audace e seducente, profondamente studiato e calibrato.

Questa misura formale impresse alle sue fotografie di moda una forza in grado di superare il mero pretesto commerciale: immagini iconiche di un glamour senza tempo.

 

LA FAMA

 

Horst P. Horst, Copertina per Vogue America, 15 giugno 1951
Horst P. Horst, Copertina per Vogue America, 15 giugno 1951

Il mondo del fashion consentì a Horst P. Horst di entrare in contatto con le più note celebrities del tempo.

Divenuto famoso oltreoceano, fin negli Stati Uniti, immortalò le grandi star di Hollywood: da Rita Hayworth a Bette Davis (il cui ritratto su una sedia a dondolo portò le sue quotazioni alle stelle), da Vivien Leigh a Ginger Rogers, da Marlene Dietrich a Joan Crawford.

Nel ritratto egli diede prova di possedere quel dono che rende grandi i fotografi: una profonda sensibilità unita ad una certa inclinazione psicologica, incline a guardare oltre la superficie delle cose, scandagliando i recessi dell’animo umano.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale chiese e ottenne la cittadinanza americana; arruolatosi nell’esercito, prestò servizio come fotografo militare.

Dopo la guerra continuò a lavorare sia come fotografo di moda che come ritrattista di grandi personalità, dividendosi tra l’Europa e gli Stati Uniti.

Horst P. Horst si spense il 18 novembre 1999 nella sua casa a Palm Beach Gardens, in Florida, all’età di 93 anni.

 

CURIOSITÀ

 

Negli anni Ottanta le immagini di Horst P. Horst divennero delle vere e proprie icone pop, la sua influenza nella storia del costume e della moda fu tale che David Fincher per il video di MadonnaVogue” del 1990, adottò il suo inconfondibile chiaroscuro.

Il citazionismo di Fincher si spinse fino a riprodurre molte delle sue fotografie  nelle scene, tra cui gli scatti “Lisa con il turbante”, “Il massaggio facciale di Carmen” e il celebre “Mainbocher Corset”.

Horst P. Horst si disse all’epoca molto dispiaciuto per il video, non avendo mai dato il suo consenso per le foto “utilizzate” e non avendo ricevuto nessuna richiesta da parte di Madonna o del regista.