QUANDO FECE LA SUA COMPARSA, IL CINEMA DOVETTE ATTINGERE ALLE ARTI TRADIZIONALI PER COSTRUIRSI UNA PROPRIA GRAMMATICA ESPRESSIVA.

La musica, la letteratura e soprattutto la pittura, furono le muse ispiratrici di questo nuovo mezzo di comunicazione che, per la prima volta, offriva al pubblico immagini in movimento.

La luce del cinema è una luce molto spirituale e molto fisica nello stesso tempo. Il cinema afferra gli esseri e gli oggetti insoliti, più invisibili ed eterei che le apparizioni delle mussoline spiritiche. Ogni immagine cinematografica è la cattura d’una spiritualità incontestabile.”

(Salvador Dalì)

 

IL CINEMA E LE AVANGUARDIE ARTISTICHE

 

La storia del cinema muto coincise con la storia delle avanguardie: i problemi linguistici si sovrapposero e i protagonisti delle due discipline operarono sia in campo pittorico che cinematografico.

Bastano i nomi di Salvador Dalí, Marchel Duchamp e Man Ray, per farci capire come la contaminazione fra pittura e cinema fosse la norma.

Fotogramma di Chien andalou, 1929, diretto da Luis Buñuel con la sceneggiatura di Salvador Dalí
Fotogramma di Chien andalou, 1929, diretto da Luis Buñuel con la sceneggiatura di Salvador Dalí

La settima arte nasceva come figlia della pittura, producendo uno scambio proficuo e vivificante.

Scenografie, ambientazioni, tagli di inquadrature, costumi, erano sia citazioni dirette di quadri esistenti che nuove elaborazioni prodotte specificatamente per questo nuovo medium comunicativo.

Un “Chien andalou” (1929) e “L’âge d’or” (1930), diretti Luis Buñuel con la sceneggiatura di Salvador Dalí, furono veicoli di diffusione dell’estetica surrealista: il cinema come mezzo altro per diffondere la medesima poetica.

Anche il cinema futurista ed espressionista, consapevole della differenza del medium utilizzato, si fece portavoce di analoghe visioni della realtà mantenendosi, però, distante dalla produzione pittorica.

Se il contesto culturale da cui nascevano queste esperienze era il medesimo, diverso era il modo per raccontarlo e gli artisti dell’avanguardia ne erano pienamente consapevoli.

Non solo i protagonisti delle avanguardie, ma anche alcune personalità dell’arteufficiale”, si adoperarono nel cinema, fortemente affascinati dalle sue potenzialità: la collaborazione di  Gabriele D’Annunzio per “Cabiria” (1914) e “Il Mistero di Galatea” (1918), scritto e diretto da Giulio Aristide Sartorio, ne sono testimonianza esemplare.

 

 

L’arte cinematografica si presentò così come una diretta o mediata filiazione delle avanguardie artistiche o, comunque, di grandi personalità che con l’arte pittorica avevano una certa familiarità e dimestichezza.

È lecito parlare di forte valenza artistica per i film d’autore, per cui è valida e riconosciuta l’equazione “film uguale arte“.

Una grande quantità di fonti iconografiche si riversò in questa nuova arte, in grado di trasformare le immagini in una narrazione dinamica: il “movimento febbrile” decantato dai futuristi trovava la sua più compiuta forma d’arte.

Jean Renoir (figlio di Auguste dal quale fu fortemente influenzato), Fritz Lang, Luis Buñuel, Sergej Ejzenštejn, Robert Wiene, Vsevolod Pudovkin, solo per citare alcuni grandi nomi della regia, contribuirono a nutrire l’opera cinematografica di suggestioni figurative tratte dal mondo della pittura, un mondo a loro ben noto e conosciuto.

Tutti questi autori possedevano infatti una straordinaria cultura storicaartistica e una grandiosa padronanza delle fonti iconografiche, quando non provenivano direttamente da un’attività di pittore o di disegnatore preesistente a quella di regista.

 

IL KOLOSSAL STORICO-RELIGIOSO

 

Il film storico e il kolossal storico-religioso furono il terreno privilegiato per la riproduzione di immagini tratte dal mondo della pittura: il rapporto repertorio pittorico di immagini e la ricostruzione narrativa delle scene filmiche diventò un preciso gioco di giustapposizioni oleografiche assumendo, spesso, toni melodrammatici e calcando la mano sull’enfasi della verosimiglianza.

Sembrava così naturale ricorrere ai grandi classici dell’arte per trovare una guida esemplare: da Mantegna a Tintoretto per gli scorci, da Giotto a Caravaggio per le atmosfere drammatiche, da Piero della Francesca a Leonardo per i tagli delle scene.

 

LA RECITAZIONE E LA PITTURA

 

La cultura pittorica non influenzò solo il modo di fare cinema, ma anche la recitazione degli attori: la pittura determinò tutta quella vasta retorica di atteggiamenti e pose divistiche, tipiche degli esordi di questa nuova arte.

Francesca Bertini in Fedora, diretto da Giuseppe De Liguoro e Gustavo Serena, 1916
Francesca Bertini in Fedora, diretto da Giuseppe De Liguoro e Gustavo Serena, 1916

Pose languide ed esagerate, teste chinate e braccia prostrate, gesti inediti e forzatamente marcati, tutto un repertorio mimico derivato dal decadentismo di fine secolo, tipico del bagaglio figurativo tardo-simbolista.

L’estetica dannunziana, allora imperante, diede inoltre un apporto fondamentale alla costruzione della diva su modello della femme fatale: accorati sospiri, occhioni languidi e smorfie esagerate delle labbra erano considerati l’apoteosi del fascino.

Con il tempo anche il cinema acquisì la sua propria identità e le sue proprie sintassi.

Negli anni Trenta l’arrivo del sonoro apportò una rivoluzione significativa nel mondo del cinema; i legami con l’arte figurativa però non si persero, ma continuarono ad essere prezioso repertorio culturale di cui ogni regista fece uso secondo la propria sensibilità.