ESSERE MITOLOGICO COMPOSTO DALL’INCROCIO DI SPECIE DIFFERENTI OPPURE DESIDERIO IRREALIZZABILE, LA CHIMERA È UN MOSTRO E UN’UTOPIA, INCUBO E SOGNO NELLO STESSO TEMPO.

 

IL MITO

 

Creatura orribile con corpo di capra, coda di serpente e testa di leone, o, secondo altre descrizioni, con testa di leone, una testa di capra sulla schiena e coda di serpente, la Chimera aveva origini divine, in quanto figlia di Echidna e di Tifone.

Dalla sua gola uscivano fiamme e con il suo alito era in grado di seccare la vita vegetale.

Chimera di Arezzo, seconda metà V secolo a.C. circa
Chimera di Arezzo, seconda metà V secolo a.C. circa

… Era il mostro di origine divina,
leone la testa, il petto capra, e drago
la coda; e dalla bocca orrende vampe
vomitava di foco: e nondimeno,
col favor degli Dei, l’eroe la spense…

(Omero, Iliade, VI, 180-184, trad. V. Monti)

 

Il re di Licia, Iobate, affidò a Bellerofonte il compito di ucciderla; impresa assai ardua ma che l’eroe, con l’aiuto del cavallo alato Pegaso ed il favore degli dei, riuscì a portare a termine.

Cantata da Omero nell’Iliade, la ritroviamo anche nell’opera di Virgilio, Esiodo, Platone e Fedro.

Le fattezze divergono un po’, ma tutti sono concordi nella fisionomia composita del prodigio.

 

LA RAPPRESENTAZIONE E IL SIGNIFICATO

 

La Chimera non assume solo la forma delle diverse creature, essa accoglie in sé la loro natura viziosa: la violenza del leone, la perfidia del serpente e la lussuria della capra; una trinità malefica e distorta che, nel corso del Medioevo, divenne effigie del maligno.

Durante il Rinascimento la Chimera fu diffusamente riprodotta nelle rappresentazioni allegoriche e negli emblemi, estendendo il suo nome a tutte quelle fantastiche fiere frutto dell’accostamento di animali diversi.

L’Umanesimo, con un rinnovato culto per l’antichità, fornì una nuova interpretazione della Chimera: da incarnazione del male essa fu assunta come segno della facoltà oratoria.

 

L’ETERNA LOTTA TRA BENE E MALE

 

Echidna e Tifone, i suoi genitori, erano anch’essi dei portenti. Echidna era per metà donna dall’incredibile bellezza e per metà serpente maculato, Tifone, figlio della Madre Terra e del Tartaro, era un essere gigantesco dall’ orribile testa asinina, per metà umano e per metà serpente.

Dalla loro unione, oltre a Chimera, vennero alla luce Cerbero, cane gigante dalla tre teste, Ortro, cane dalle due teste e Idra di Lerna, serpente assai velenoso a nove teste.

Esseri mostruosi, usciti dal Caos primordiale, che assieme ad Arpie, Gorgoni, Sfingi, Sirene , Centauri, Ippogrifi e altri simili ibridi si configurarono come immagine tipica del male, in aperta antitesi con la luminosa armonia del Pantheon olimpico.

Pieter Paul Rubens, Bellerofonte abbatte la Chimera, 1635
Pieter Paul Rubens, Bellerofonte abbatte la Chimera, 1635

Al buono e bello si opponeva il brutto e il malvagio.

L’eroe che sconfigge il mostro rappresenta il trionfo del bene sul male, ma anche il trionfo di una nuova mitologia dove il portentoso e il deforme è ricacciato nella terra dalla quale ha preso vita.

Lo scontro tra Bellerofonte e la Chimera è dunque preziosa testimonianza di una trasformazione in atto nella cultura greca; da una società matriarcale legata al culto della Madre Terra e ai suoi riti di sangue, ad una società patriarcale legata agli dei olimpici e alla loro chiarezza formale.

La difformità della Chimera fu così interpretata come un’anomalia morale: ciò che è brutto è anche cattivo.

La molteplicità della natura e dell’essere uomo, con il suo impasto di sublimità e peccato, fu per un certo tempo celata fino a che la tragedia sofoclea non ne diede nuova dignità.

Ecco che l’uomo, essere ibrido per eccellenza, fu così reinterpretato nella sua più vera ed autentica essenza: i mostri non possono essere allontanati, soprattutto se essi vivono in noi.

 

LA CHIMERA ESSERE AMBIVALENTE

 

Come l’uomo così anche la Chimera è fonte di bene come di male, poiché ambivalenti sono gli stessi esseri di cui si compone.

Gustave Moreau, La Chimera, 1867
Gustave Moreau, La Chimera, 1867

Il leone, belva sanguinaria ed emblema della violenza, è anche simbolo del sole benefico e della regalità del sovrano giusto.

La stessa capra, se sotto le spoglie del maschio rappresenta l’eros maligno, nella raffigurazione mansueta è sinonimo di fecondità.

Quanto al serpente, per tradizione velenoso ed infido, incarna anche la sapienza: dalle viscere della Madre Terra esso trae una grandissima saggezza.

Sofocle che nell’Antigone riconosceva che “molte sono le cose che suscitano sgomento, ma nessuna più dell’uomo” diede l’avvio ad una nuova visione della Chimera: non più essere estraneo ma contiguo all’uomo.

Da creatura indecifrabile, la Chimera venne così ad identificarsi con l’enigma dell’uomo: la Chimera non è quella che vaga nei boschi ma la parte più oscura e misteriosa che ognuno cela dentro di sé.

La nostra cultura è ricca di chimere, chimere pittoriche, cinematografiche, letterarie o filosofiche, archetipi di quella complessità che è parte inestricabile dell’essere uomo.