LA DANZA MACABRA È UN ARCHETIPO LETTERARIO E UN MOTIVO ICONOGRAFICO CHE RACCHIUDE DUE PULSIONI ANCESTRALI: LA VITA, CHE SI ESPRIME NELLA DANZA, COME ESORCISMO CONTRO LA MORTE.

Assieme al “Trionfo della Morte” la “Danza Macabra” è uno dei temi più noti e diffusi nella storia dell’arte occidentale.

Originatisi nei momenti più cupi dell’epoca medievale, hanno attraversato i secoli alimentando il nostro repertorio culturale e figurativo.

 

[…] “Dal freddo della Senna alle rive brucianti del Gange,
La truppa mortale salta e s’inebria, senza vedere
Da un buco del soffitto la tromba dell’Angelo
Sinistramente aperta come un nero scoppio.

In ogni clima, sotto tutti i soli, la Morte ti guarda
Nelle tue contorsioni, risibile Umanità,
E sovente, come fai tu, profumandosi di mirra,
Mischia la sua ironia alla tua insania.”

(Charles Baudelaire, da “Danza macabra” – “I Fiori del Male”, 1857)

 

L’ORIGINE

 

Nel tardo medioevo, tra il XIV ed il XV secolo, fece la sua comparsa il soggetto della “Danza Macabra” in stretta relazione con il demone della peste.

La catastrofica epidemia che colpì l’Europa tra il 1347 ed il 1351, chiamata peste nera, gettò le basi per un riflessione più complessa sulla mortalità dell’uomo e i suoi rapporti con la realtà terrena.

Mai prima di allora poveri, contadini, viandanti, dotti, papi, imperatori, re, nobili, artigiani, gente del clero ed autorità cittadine, si sentirono sfidati allo stesso modo e minacciati nella loro stessa esistenza.

 

LA DANZA MACABRA IN PITTURA

 

Nelle più antiche rappresentazioni la “Danza Macabra” raffigurava solo uomini potenti, ciascuno con le insegne tipiche del proprio rango sociale.

Giacomo Borlone de Buschis, Danza Macabra, 1484-1485,Oratorio dei Disciplini, Clusone
Giacomo Borlone de Buschis, Danza Macabra, 1484-1485, Oratorio dei Disciplini, Clusone

Con il passare del tempo si aggiunsero rappresentanti della politica, plebei, fino a comprendere perfino le donne, emblema della bellezza e giovinezza perduta.

Attorno agli umani ballavano scheletri o carcasse, il cui scopo era quello di ricordare come la morte fosse un evento ineluttabile e come essa colpisse tutti senza alcuna distinzione: la morte che livella le disuguaglianze, destino inesorabile comune a tutti gli uomini.

Non vi è ricchezza, bellezza, fama o prestigio in grado di salvarci dalla Nera Signora.

Le raffigurazioni talvolta erano strutturate e molto dettagliate, con vere e proprie processioni articolate per classe e grado, altre volte rappresentavano semplici coppie attorniate da scheletri beffardi che invitavano alla danza: numerosi varianti su uno stesso tema, in cui potevano apparire elementi esterni alla danza.

Bernt Notke, frammento di Danza Macabra, dettaglio, fine XV secolo, Chiesa di San Nicolò, Tallin
Bernt Notke, frammento di Danza Macabra, dettaglio, fine XV secolo, Chiesa di San Nicolò, Tallin

Al significato di memento mori, nella “Danza Macabra” si aggiungeva anche una valenza di satira sociale: finalmente i poveri potevano vedere i ricchi come loro e non si esitava a prendersi qualche rivincita.

 

Con l’avvento dell’Umanesimo e dell’età rinascimentale, venendo meno le premesse che avevano portato alla sua diffusione, la danza macabra perse d’importanza per riemergere durante il Romanticismo, tornando ad ispirare poeti, pittori e musicisti.

Il macabro che si accompagnò molto spesso al tema erotico in quel mistico ricongiungimento di Amore e Morte: Eros e Thanatos, danza della Vita danza della Morte.

 

La morte in un’ora tutto disfa
A cosa vale la bellezza, a cosa vale la ricchezza?
A cosa valgono gli onori, a cosa vale la nobiltà

(Hélinand de Froidmont, Versi della Morte, 1194-1197)

 

LA DANZA MACABRA IN MUSICA

 

Il Romanticismo, soprattutto quello tedesco, esaltò il senso drammatico della morte, come dolore estremo ed inconsolabile, riportando a nuova vita il tema della “Danza Macabra (Totentanz).

Furono soprattutto i musicisti a trovare linfa vitale su questo tema.

Fotogramma da Skeleton Dance, 1929
Fotogramma da Skeleton Dance, 1929

Primo fra tutti Schubert con “Der Tod Das Mädchen” (La morte e la fancilulla) del 1817 a cui seguì Liszt con la sua “Totentanz” (1834-1859), una versione del “Dies Iraeispirata ai dipinti del “Trionfo della Morte” del Campo Santo di Pisa.

Molto legato a Liszt e alla sua musica fu Camille Saint-Saëns, compositore e pianista francese che nel 1874 realizzò la sua “Danse macabre op. 40”.

Sempre rimanendo nel campo della musica, l’evoluzione della “Danza Macabra” ci porta al 1968, quando Fabrizio De André realizzò uno dei primi concept album della storia della musica italiana: “Tutti morimmo a stento”, liberamente ispirato alla “Ballata degli Impiccati” di Françoise Villon del 1489.

Anche la Walt Disney contribuì a vivificare questo tema. Il cortometraggioSkeleton Dance” del 1929 interpretò la “Danza Macabra” con humor ed ironia: scheletri irriverenti e saltellanti si divertono a spaventare gatti e gufi di un cimitero, subito prima di darsi a danze acrobatiche e di usare le loro stesse ossa per fare della musica.

Un tema quello della morte che fa parte del nostro essere umani, così labili e fragili, ma capaci con l’arte di renderci immortali.

 

CURIOSITÀ

 

Jakob von Wyl, Danza Macabra, dettaglio, 1610-1615, Palazzo Ritter, Lucerna
Jakob von Wyl, Danza Macabra, dettaglio, 1610-1615, Palazzo Ritter, Lucerna

Fu proprio in questo contesto che prese origine il termine “macabro“.

Per tutto il basso medioevo avvenivano le Chorea Machabaeorum, le “Danze dei Maccabei” che per mutamenti linguistici divennero poi le “Danse Machabré“.

La Danza dei Maccabei ricordava, in origine, il sacrificio dei sette fratelli Maccabei: un episodio martirologico che raccontava la tortura di sette fratelli, mutilati e sbeffeggiati davanti alla propria madre, poichè risoluti nella loro fede ebraica.

A partire da questo episodio, si organizzavano delle “danze” in cui i partecipanti si tenevano per mano e, uno a uno, professavano la propria fede e lasciavano il girotondo, ricordando così la condotta eroica dei fratelli ebraici.