A ROMA, IN QUELLA CHE OGGI È PIAZZA VITTORIO EMANUELE, NELLA METÀ DEL SEICENTO SORGEVA LA VILLA DI MASSIMILIANO PALOMBARA, MARCHESE DI PIETRAFORTE; DI QUELLA PRESTIGIOSA RESIDENZA RIMANE OGGI UNA SOLA TESTIMONIANZA: LA PORTA MAGICA, CONOSCIUTA ANCHE COME LA PORTA ALCHEMICA.

La Porta Alchemica è l’unica rimasta intatta delle cinque della dimora, demolita nel 1800 per costruire l’attuale piazza. Non si trovava esattamente in quella posizione, ma venne smantellata e ricostruita negli odierni giardini di Piazza Vittorio.

Ma perchè demolire una villa e conservare una sola porta? Forse perchè quella porta potrebbe essere davvero magica.

 

INTRODUZIONE AL LINGUAGGIO ALCHEMICO

 

Si compiacquero gli antichi Filosofi ragguagliarci o confusamente, o sotto la corteccia di favolose Poesie, ed oscurissime Enimme la lor’ opinione sopra il Magistero Alchimico.” (Giacinto Grimaldi, Dell’Alchimia”, 1645)

Nella tradizione alchemica occidentale, dall’antichità pagana ai tempi moderni, la scienza alchemica ha spesso utilizzato le immagini per tramandare l’insegnamento dottrinario e anche per far meglio intendere tale insegnamento.

Il linguaggio alchemico, per sua stessa vocazione, non è chiaro e comprensibile, ma utilizza enigmatiche metafore ed arcani simboli per essere alla portata di pochi iniziati. La segretezza è la sua cifra distintiva, così come è segreta la ricerca svolta dagli alchimisti, volta alla decifrazione e conoscenza delle leggi nascoste della Natura.

 

Giovanni Stradano, Il laboratorio dell'alchimista, dettaglio, 1580
Giovanni Stradano, Il laboratorio dell’alchimista, dettaglio, 1580

 

Il vocabolario alchemico ha percorso un lungo cammino arricchendosi, nel corso delle epoche, delle fonti iconografiche più diverse: dai cicli illustrativi contenuti nei codici tardo-medievali, ai trattati egizio-ellenistici introdotti in Europa dai dotti bizantini del XV secolo, dai testi neoplatonici arabi, tradotti in Spagna nel XII secolo, ai libri di emblemi e di imprese diffusisi tra il XVII e il XVIII secolo.

Nel Seicento ci troviamo di fronte ad un linguaggio figurativo alchemico composito e complesso, frutto di tutti questi apporti culturali: i tempi erano maturi per una più decisiva affermazione di un’iconografia mitico-ermetica di carattere europeo. Non è un caso che in questo secolo furono dati alle stampe i due maggiori volumi di emblemi d’alchimia: l’”Atalanta Fugiens” di Michael Maier nel 1617 e il “Viridarium Chymicum” di Daniel Stolcius del 1624.

Gli artisti poterono così attingere all’immaginario alchemico, avendo a disposizione una gran copia di rappresentazioni di carattere mitologico, emblematico e geroglifico, compiutamente codificate.

 

LA PORTA MAGICA

 

Una testimonianza singolare della fusione tra arte, iconologia e pratiche segrete è rappresentata dalla Porta Magica di Roma. Si tratta di una porta marmorea i cui stipiti, soglia, architrave e un soprastante frontone hanno scolpiti dei segni geroglifici e motti in latino e in ebraico.

Fatta erigere dal marchese Massimiliano Savelli Palombara tra il 1677 ed il 1680, come ingresso secondario della sua Villa sull’Esquilino, essa rappresenta un’esplicita testimonianza plastica del Magistero alchemico.

Come molti altri esponenti di una ristretta élite culturale del tempo, il marchese Palombara era affascinato dalle scienze occulte, alcune delle quali praticava egli stesso attivamente. Nella sua residenza aveva allestito un laboratorio dove conduceva esperimenti e accoglieva importanti personaggi che condividevano i suoi interessi.

Erano habitué della sua dimora, tra gli altri, la regina Cristina di Svezia, che trascorse gli anni dell’esilio fino alla sua morte a Roma, l’erudito gesuita Athanasiu Kirchner, considerato il padre dell’Egittologia, l’astronomo Giovanni Cassini e il medico esoterico Giuseppe Francesco Borri.

 

Louis Dumesnil, Cartesio alla corte di Cristina di Svezia, dettaglio, 1653
Louis Dumesnil, Cartesio alla corte di Cristina di Svezia, dettaglio, 1653. Nell’immagine la regina ascolta da Cartesio una dimostrazione di geometria.

 

Alla figura di Giuseppe Francesco Borri è legata una vicenda che alimentò la leggenda attorno alla Porta Alchemica.

Si narra che una notte un pellegrino, sotto le cui spolglie si celava il Borri, si sarebbe presentato a villa Palombara cercando una pianta miracolosa, capace di trasformare il metallo in oro. Trovata la pianta nel giardino, l’oscuro personaggio si sarebbe fatto rinchiudere nel laboratorio del padrone di casa, restandovi tutta la notte.

La mattina successiva il Palombara avrebbe scoperto che l’ospite misterioso era sparito, lasciando dietro di sé alcune scaglie d’oro e un manoscritto contenente simboli magici, forse la ricetta per fabbricare l’oro.

In ricordo di questo fatto i simboli e le frasi contenute nel testo furono fatte incidere sulle mura della villa e intorno alla porticina dell’ingresso secondario, con la speranza che qualcuno, prima o poi, riuscisse ad interpretarli.

 

La Porta Magica di Roma in un'incisione ottocentesca
La Porta Magica di Roma in un’incisione ottocentesca

 

L’ipotesi più probabile è che fossero stati lo stesso Borri e il marchese a far realizzare la porta e ad incidervi i segni mistici. Comunque sia, un alone di mistero aleggia su questa vicenda e sulla affascinante personalità di Francesco Borri.

Ritornato in carcere nel 1691 con l’accusa di eresia, il Borri trascorse gli ultimi anni della sua vita a Castel Sant’Angelo. Morì il 16 agosto 1695, ma c’è chi dice che sia ricomparso poco dopo.

Nel 1712 nacque il Conte di Saint Germain, le cui origini sono tuttora occulte, destinato a diventare un celebre avventuriero ed alchimista, secondo alcuni inventore dell’elisir di lunga vita, noto per la sua capacità di sparire all’improvviso e di ricomparire in più luoghi contemporaneamente.

In lui molti videro la reincarnazione di Giuseppe Francesco Borri, data la loro somiglianza fisica e l’aura arcana che avvolse le vite di entrambi.

La Porta Magica rappresenta una mirabile testimoninaza di un’epoca affascinante, ricca di storie di viaggi nel tempo, di racconti sull’immortalità, di processi per stregoneria e dei suoi straordinari protagonisti, dotti, eruditi, aristocratici e prelati, tutti accomunati dalla volontà di conquistare gli insondabili segreti della Natura.

Sul finire del 1800 Villa Palombara venne demolita. Si salvò solo la nostra porta che fu ricollocata nell’angolo settentrionale dei giardini all’interno di Piazza Vittorio Emanuele, dove la possiamo ancora oggi vedere.

Ai suoi lati vennero poste due statue, in origine nei giardini del Palazzo del Quirinale, che rappresentano Bes, divinità egizia, nume protettore delle forze del male e tutore della casa.

Sradicata dal suo contesto autentico, la preziosa porta rimane come l’orma di un disegno molto più complesso: il varco per una dimensione conoscitiva superiore.

 

La Porta Magica di Roma oggi con a fianco le due sculture di Bes
La Porta Magica di Roma oggi con a fianco le due sculture di Bes