L'”ANNUNCIAZIONE CON SANT’EMIDIO”, DETTA ANCHE “ANNUNCIAZIONE DI ASCOLI”, È UN DIPINTO ESEGUITO NEL 1486 DA CARLO CRIVELLI.

Nella stanza cinquantasette della Sainsbury Wing, ala più recente della National Gallery, sono custoditi capolavori del rinascimento veneziano e delle marche.

Tra pregievoli opere di Cima da Conegliano e di Andrea Mantegna, spicca, per densità decorativa e finezza compositiva, l’”Annunciazione con Sant’Emidio” di Carlo Crivelli.

ANALISI DELL’OPERA

 

Carlo Crivelli, Annuncizione con sant'Emidio, 1486
Carlo Crivelli, Annuncizione con sant’Emidio, 1486

La tela si offre immediatemente allo sguardo dello spettatore: una pittura che non si può non vedere, talmente ricca e debordante di dettagli da suscitare una sorta di indigestione visiva.

Dopo aver placato i sensi dallo stordimento iniziale, l’occhio vaga libero sulla tavola: orpelli anticheggianti, decorazioni vegetali, minuzie architettoniche, varietà di materiali; uno scrigno incrostato di pietre preziose che racchiude l’episodio evangelico.

La scena è collocata in una strada cittadina, non in una stanza o in un giardino come vuole la tradizione, una strada affollata dove il miracolo che si sta compiendo pare essere un accidente rispetto alla complessità della narrazione.

La Vergine, inginocchiata dietro alla soglia della sua dimora, riceve compita il raggio di luce dello Spirito Santo, mentre Sant’Emidio, vescovo di Ascoli, e l’arcangelo Gabriele partecipano all’epifania da una via laterale: uno spaccato di quotidianità che annuncia la nascita del Signore.

Numerosi sono i dettagli tratti dalla vita del tempo: i tappeti stesi al sole, le gabbiette d’uccellini, le colombe che stazionano su pali, personaggi con abiti da magistrato civile, frati e altri passanti.

Anche la stanza della Madonna è descritta con grande cura e ricchezza di elementi fortemente simbolici: il letto accuratamente rifatto, segno di una condotta casta, la bottiglia di vetro, indice di purezza, la candela accesa, che allude alla fede, e la finestra con grata che contiene un alberello in un vaso, evidente rimando all’hortus conclusus quale simbolo della verginità di Maria. Sulla casa troneggia un bellissimo pavone, esotico animale domestico, da sempre manifestazione cristologica di immortalità.

 

Carlo Crivelli, Annuncizione con sant'Emidio, dettaglio, 1486
Carlo Crivelli, Annuncizione con sant’Emidio, dettaglio, 1486

 

VICENDE STORICHE DELL’OPERA

 

Ma come ha fatto questo straordinario dipinto ad entrare nella collezione della National Gallery di Londra?

L’opera, firmata e datata, fu dipinta nel 1486 da Carlo Crivelli per la chiesa della Santissima Annunziata di Ascoli Piceno, a testimonianza di un evento molto importante per la città, ossia la concessione di speciali autonomie da parte di papa Sisto IV.

Crivelli, pittore già largamente apprezzato nelle marche, si guadagnò, per questo capolavoro, il titolo di Cavaliere.

Carlo Crivelli, Annuncizione con sant'Emidio, dettaglio, 1486
Carlo Crivelli, Annuncizione con sant’Emidio, dettaglio, 1486

L’Annunciazione, assieme ad altri lavori del Crivelli, si trovò a far parte del grande bottino di guerra di Napoleone: il 24 settembre 1811 alla pinacoteca di Brera, il “Louvre italiano” voluto ardentemente dal Bonaparte, giunsero da Camerino tredici lavori del pittore.

Non tutte le opere restarono a Brera, alcune vennero smembrate, vendute o utilizzate come “merce di scambio” per autori stranieri che la pinacoteca non copriva.

La nostra Annunciazione, forse all’epoca ritenuta in non buone condizioni di conservazione, fu venduta nel 1820 al mercante d’arte francese Auguste-Louis de Sivry che, approfittando di un momento politico così incerto e delicato, stava facendo incetta di numerose opere d’arte “svendute” al miglior offerente.

La tavola del Crivelli, trasportata nel 1881 su tela, finì così nel variegato mercato antiquario fino a giungere in Inghilterra dove, dopo essere passata tra le mani di diversi collezionisti privati, entrò nella raccolta di Lord Tauton che nel 1864 la donò alla National Gallery.

Rimane aperta la questione sul perché i commissari napoleonici, incaricati di requisire opere di valore dalle soppresse chiese delle Marche, si siano concentrati proprio sulle opere di Carlo Crivelli, un pittore all’epoca sostanzialmente sconosciuto.

La risposta a questo quesito risiede forse proprio lì, nella ricchezza maniacale della sua pittura, capace di incantare gli emissari di Napoleone e che continua a stupire ancora oggi, a più di cinque secoli di distanza.

 

Visita il sito ufficiale della National Gallery dove è custodita l'”Annunciazione con sant’Emidio” di Carlo Crivelli:

https://www.nationalgallery.org.uk/