OGGETTO DAI MOLTEPLICI SIGNIFICATI, LO SPECCHIO È STATO AMPIAMENTE UTILIZZATO DAI PITTORI NON SOLO PER LA SUA VALENZA SIMBOLICA, MA ANCHE COME EFFICACE STRUMENTO ILLUSIONISTICO.

Specchi, riflessi, giochi di luce e di ombre, sono da sempre gli elementi necessari alla realizzazione di un dipinto.

Secondo il mito la nascita della stessa pittura, assieme alla compagna scultura, è legata ad una vicenda dove apparenze evenescenti e sembianze effimere la fanno da padrone.

Soprattutto lo specchio si deve pigliare per maestro.” (Leonardo da Vinci)

 

LO SPECCHIO A FONDAMENTO DELLA MIMESI ARTISTICA

 

René Magritte, La riproduzione vietata (Ritratto di Edward James), 1937
René Magritte, La riproduzione vietata, 1937

Plinio il Vecchio, nel XXXV libro della sua “Naturalis Historia” (77–78 d. C), racconta la vicenda della figlia di Butade, vasaio di Corinto, persa d’amore per un giovane.

Dovendo questi partire per un certo periodo, la fanciulla, che già si tormentava per l’imminente separazione, escogitò un modo per avere un ricordo del suo amato: alla luce di una lanterna, tracciò sul muro di casa l’ombra del ragazzo; in questo modo la sua immagine sarebbe stata sempre con lei.

Il padre si spinse oltre: sulle linee tratteggiate dalla figlia “impresse l’argilla riproducendone il volto; fattolo seccare con il resto del suo vasellame lo mise a cuocere in forno.” Fu così che nacquero la pittura e la scultura: frutto dell’amore di una donna per un uomo l’una, e di un padre per una figlia l’altra.

Un racconto che esalta la linea, ossia il disegno, come elemento comune alle due arti e le associa ad un’ombra, assecondando la teoria platonica dell’arte come riflesso di un riflesso.

Nel celebre “Mito della Caverna”, contenuto nel libro VII de “La Repubblica”, Platone enunciava i limiti della conoscenza umana che non giunge alla verità, ma si limita a percepire la realtà attraverso le ombre che essa proietta. In questo senso l’arte è doppiamente fallace perchè è l’ombra dell’ombra della verità delle cose.

In sintonia con questa interpretazione, lo specchio corrisponde all’arte intesa come inganno, come effimera illusione nella sua pretesa di rappresentare la reale consistenza della natura.

 

LO SPECCHIO SIMBOLOGIA E SIGNIFICATI

 

Nell’antichità allo specchio venivano attribuiti significati soprannaturali e malefici: si pensava che avesse la capacità di trattenere l’anima di colui che vi si rifletteva.

È per questo motivo che i demoni tradiscono la loro natura non potendosi riflettere, mentre le incarnazioni diaboliche non possono tollerare la loro immagine e sono destinate a morire appena la vedono nello specchio.

Altre credenze popolari attribuivano alle superfici riflettenti il potere di rendere visibile ciò che è invisibile all’occhio umano; una superstizione che è giunta fino ai nostri giorni attraverso le fiabe, dove troviamo spesso uno specchio magico parlante, interrogato da regine vanitose e crudeli.

 

Hieronymus Bosch, Il Giardino delle delizie, dettaglio, 1480-1490
Hieronymus Bosch, Il Giardino delle delizie, dettaglio, 1480-1490

 

Nell’iconografia occidentale lo specchio è stato utilizzato con significati ambivalenti e contradditori: da un lato è tenuto in mano dalle sirene che conducono gli uomini alla perdizione, ed è quindi l’attributo della luxuria (voluttà e vanità); dall’altro esso è anche emblema delle virtù che presiedono alla conoscenza di se stessi, ossia della veritas (verità) e della prudentia (prudenza).

Specchiandosi ci si può fermare alle apparenze esteriori, alimentando il vizio della vanità, oppure guardare dentro se stessi alla ricerca di una bellezza tutta interiore, dall’alto valore morale.

Oltre ai diversi significati simbolici, lo specchio venne largamente utilizzato in pittura come strumento per eseguire autoritratti, oppure come espediente per rendere la terza dimensione, proiettando, in uno stesso dipinto, i tre lati del personaggio riprodotto.

 

 

LO SPECCHIO NELLA MODERNITÀ

 

Ernst Ludwing Kirchner, La toilette, Nudo allo specchio, 1912-1913
Ernst Ludwing Kirchner, La toilette, Nudo allo specchio, 1912-1913

In una visione più moderna, sorta con le avanguardie storiche e alimentata dalle teorie freudiane, il vedersi nello specchio rappresenta un momento di autocoscienza, il momento in cui si genera l’Io.

La costituzione del soggetto porta ad un riconoscimento che ha, come immediata conseguenza, lo sdoppiamento tra il soggetto ideale e la sua immagine reale.

In questo contesto lo specchio, sia dipinto che inserito come oggetto materiale nell’opera, permise di creare una contrapposizione tra l’esteriorità e l’interiorità, tra l’occhio e lo sguardo, tra il vedere ed il comprendere.

Questa linea di pensiero ci fa immediatamente affiorare alla mente un altro mito, quello di Narciso, tormentato dall’immagine di se stesso al punto da perirne: la malattia del vedere dell’uomo contemporaneo, dilaniato tra l’aspirazione ad una perfetta armonia superiore e la realtà che non corrisponde ad essa.

E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.” (Friedrich W. Nietzsche)

Simbolo positivo o negativo, emblema di conoscenza o di lussuria, di prudenza o di vanità, lo specchio ha avuto un ruolo importante nella storia dell’arte occidentale: arcano mediatore tra ciò che vogliamo mostrare e ciò che vogliamo nascondere, tra realtà e idealità, tra il mondo della veglia e quello del sogno.

 

John Tenniel, illustrazione per Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, 1871
John Tenniel, Illustrazione per “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, 1871

 

“[…] L’istante dopo Alice attraversava il vetro e saltava agilmente nella stanza dello Specchio. La prima cosa che fece fu di guardare se c’era il fuoco nel caminetto, e fu molto soddisfatta di trovare che c’era un vero fuorco, che fiammeggiava proprio splendente come quello che aveva lasciato nel salotto.

Così, qui starò calda proprio come se fossi nella vecchia stanza, – pensò Alice – anzi più calda, perché qua dentro non ci sarà nessuno a sgridarmi perchè stia lontana dal fuoco. Oh, che bello scherzo, quando mi vedranno qui attraverso lo specchio e non potranno raggiungermi!” (Lewis Carroll, “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, 1871)