LA MINIGONNA, CONDANNATA DA MONSIEUR CHRISTIAN DIOR PERCHÉ METTEVA IN MOSTRA L’ANTIESTETICO GINOCCHIO, NON È SOLO UN CAPO DI ABBIGLIAMENTO MA IL SIMBOLO DI UNA RIVOLUZIONE CULTURALE.

Correva l’anno 1955 quando una giovanissima Mary Quant apriva a Londra, sulla King’s Road, “Bazaar” la sua boutique di abbigliamento.

Si trovava al primo piano della sua abitazione, nel quartiere di Chelsea, e proponeva capi semplici e colorati, ispirati allo spirito della beat generation: per la prima volta nella storia della moda furono i giovani, e non gli stilisti, a dettare le regole del gioco.

“E’ stato dato a pochi fortunati di essere nati nel tempo giusto, nel posto giusto, e con i talenti giusti. La moda di oggi è fatta di tre persone: Chanel, Dior e Mary Quant.” (Ernestine Carter)

 

LE ORIGINI

 

John Cowan, Mary Quant e Alexander Plunket Greene, 1963
John Cowan, Mary Quant e Alexander Plunket Greene, 1963

Mary Quant nacque l’11 febbraio 1934 a Blackheat, un’esclusiva zona residenziale a sud di Londra, Barbara Mary Quant era destinata, secondo gli intenti della famiglia, ad una serena vita borghese.

I genitori, due tranquilli insegnanti, ben presto dovettero ricredersi e fare i conti con l’animo ribelle della ragazza.

Appena sedicenne Mary decise di andarsene di casa per trasferirsi nel centro di Londra, lì dove pulsava il cuore della città e dove le cose accadevano per davvero.

Qui conobbe Alexander Plunket Greene, figlio di un musicista jazz appassionato di corse automobilistiche e, per parte di madre, imparentato con la più antica nobiltà inglese discendente da Maria I d’Inghilterra.

Entrambi erano smaniosi di novità e di trasgressione. Si unirono così in una vita comune, estranea alle regole imposte dalla società: si svegliavano quando ne avevano voglia, mangiavano quando avevano fame, si vestivano secondo i loro gusti e viaggiavano quando potevano.

All’età di ventun’ anni Alexander ereditò una somma di denaro con la quale decisero di acquistare una casa e di dare forma al sogno di Mary: uno spazio dove poter creare e vendere i suoi abiti.

Il successo fu immediato. Il “Bazaar” non offriva solo modelli unici a prezzi accessibili, ma si proponeva anche come luogo di ritrovo per i ragazzi e officina per nuovi talenti: si potevano bere drinks, ascoltare musica a tutto volume e chiacchierare fino a tarda sera.

 

I CAPI ICONICI

 

Mary Quant e le sue modelle, collezione di calzature 1967
Mary Quant e le sue modelle, collezione di calzature 1967

Mentre nel resto d’Europa, e persino in America, erano i coutourier a dettare legge imponendo, con le loro gonne a ruota ed i maglioncini bon-ton, l’immagine di una donna tradizionale dedita alla casa e alla cura della famiglia, in Inghilterra la Quant si faceva paladina dell’emancipazione di un’intera generazione.

Il vessillo di questa battaglia era la minigonna (miniskirt), il cui nome si ispirava alla sua auto preferita la Mini Cooper, e la cui nascita è legata ad un simpatico aneddoto.

Si narra che il primo orlo fu accorciato da Mary dopo aver quasi perso un autobus intralciata dalle gonne lunghe: le gambe rivendicavano la loro autonomia.

Indossata dalle due supermodelle inglesi Twiggy, al secolo Leslie Hornby sciampista diciassettenne dalle forme eteree, e da Jean Shrimpton, soprannominata The Shrimp, musa di David Bayley, la minigonna cominciò a spopolare in tutto il mondo.

La sua sartoria non sfornava solo minigonne, ma tutto ciò che la sua brillante creatività metteva a disposizione per un look al passo con i tempi.

Collant dai colori accesi, miniabiti in jersey, pull aderenti a coste (i celebri skinny-rib sweaters, che la Quant ideò dopo essersi infilata per scherzo la maglia di un bimbo di otto anni), cerate in pvc (materiale che per la prima volta entra nella storia della moda), stivaletti di plastica colorata, hotpants e ancora rossetti, mascara, eye lyner e ciglia finte, insomma tutto l’armamentario necessario per essere al passo con i tempi.

 

LA SWINGING LONDON

 

Ritratto di Mary Quanto con il suo capo più iconico, la minigonna
Ritratto di Mary Quanto con il suo capo più iconico, la minigonna

Il 15 Aprile 1966 un articolo del “Time” coniò il termine “Swinging London” per sancire uno stato di fatto: Londra era la città dove tutto si muoveva, la capitale indiscussa della musica, della moda, dell’arte.

Non solo la minigonna di Mary Quant, ma anche la musica dei Beatles, il fenomeno cinematografico di James Bond: tutto ciò che era di tendenza partiva da Londra e tutto ciò che partiva da Londra faceva tendenza.

Al fascino della cool Britannia non resistevano i ventenni europei ed americani che vi giungevano per respirare una ventata d’aria fresca, ma anche artisti già affermati come Jimi Hendrix, Bob Bylan, o Michelangelo Antonioni che proprio qui girò “Blow Up”, il cui protagonista prendeva spunto dal fotografo più in voga del momento, David Bailey.

Finalmente i giovani avevano trovato chi la pensava come loro, chi si vestiva come loro, chi ballava come loro, chi capiva ciò che a loro piaceva: dalla terra più conformista d’Europa emergeva prepotente la necessità di un cambiamento radicale e generale.

Erano i mitici Sixties, gli anni dove tutto brillava di gioia e risplendeva di leggerezza, dove tutto sembrava possibile e alla portata di tutti, dove prendevano forma i primi fenomeni di massa e, soprattutto, dove si faceva strada una nuova cultura, quella giovanile.

 

MARY QUANT OGGI

 

Mary Quant con delle modelle
Mary Quant con delle modelle

Dopo quella famosa boutique arrivarono i soldi e il successo. Mary aprì un secondo shop nella snob Brompton Road, a Knightsbridge, nel 1963 lanciò la “Ginger Group Line”, per esportare i suoi prodotti negli Stati Uniti, nel 1966 debuttò nei cosmetici e l’anno seguente presentò una collezione di calzature.

Nel 1966 ricevette dalle mani della Regina Elisabetta l’onorificenza di “Cavaliere della Corona Britannica” e, nel 2015, venne onorata del titolo di Dame (Dama della Regina), per i servizi resi alla moda del paese.

Oggi Mary Quant è una splendida donna di ottantacinque anni che sfoggia ancora il suo caschetto sbarazzino.

Il segreto del suo successo sta tutto nell’essersi fatta interprete del suo tempo, seguendo il vorticoso movimento di un mondo che si stava smuovendo dalle fondamenta.

Le vere creatrici della mini sono le ragazze, le stesse che si vedono per la strada.” (Mary Quant)