Les Demoiselles d’Avignon”, nota al grande pubblico solo nel 1925, viene storicamente riconosciuta come il manifesto pittorico del Cubismo.

Un destino straordinario per un’opera giudicata con disprezzo dai suoi contemporanei.

Realizzata tra giugno e luglio 1907, la tela ha una portata dirompente non solo nell’ambito della storia dell’arte, ma anche nella personale maturazione artistica di Picasso.

Queste cinque ragazze costituiscono il punto di confluenza delle ricerche condotte dal pittore nel corso degli anni: la grammatica di una nuova e rivoluzionaria espressività.

Una rappresentazione scioccante che contribuì a mutare il corso dell’arte occidentale: a partire da quella data la pittura non tornerà più ad essere come era stata prima.

Rinunciando all’armonia compositiva, alla freschezza cromatica, ad ogni pretesa simbolica o sentimentale, Picasso rifiutava la tradizionale nozione di figurazione: il quadro era materia, una realtà fisica e tangibile, e come tale strumento fine a se stesso utile a creare un nuovo sistema di rapporti indipendenti dalla natura visibile.

Ciò che noi vediamo non corrisponde a ciò che noi sappiamo, l’apparenza non equivale alla conoscenza.

 

Pablo Picasso, Les Demoiselles d'Avignon, 1907
Pablo Picasso, Les Demoiselles d’Avignon, 1907

Bisogna trattare la natura attraverso il cilindro, la sfera, il cono, il tutto messo in prospettiva, in modo che ogni parte di un oggetto, di un piano, sia diretta verso un punto centrale.

Le linee parallele all’orizzonte esprimono la larghezza, che è un aspetto della natura, o se preferite dello spettacolo che il Pater Omnipotens Aeterne Deus dispiega davanti ai vostri occhi. Le linee perpendicolari all’orizzonte rappresentano la profondità.

Per noi uomini la natura è più in profondità che in superficie; di qui la necessità d’introdurre nelle nostre vibrazioni luminose, rappresentate dai rossi e dai gialli, una certa dose di toni blu per far sentire l’aria.

(Paul Cezanne)

 

LA CRITICA

 

Pablo Picasso, Autoritratto, 1907
Pablo Picasso, Autoritratto, 1907

Quando Picasso mostrò a pochi intimi amici Les Demoiselles, in uno stadio che lui riteneva incompiuto, questi gridarono allo scandalo.

Tra i più indignati vi fu Henri Matisse che le giudicò un oltraggio, il collezionista russo Sergej Ščukin le descrisse come “una tragica perdita per l’arte francese”, Leo Stein, fratello di Gertrude, le paragonò ad un cataclisma, Andrè Derain arrivò addirittura a pronosticare una fine disperata dell’autore.

E’ interessante, ragazzo mio, dovresti dedicarti alla caricatura.

(Félix Fénéon)

Malgrado le tue spiegazioni, è come se tu volessi farci inghiottire della stoppa o bere del petrolio per vomitare fuoco.

(Georges Braque)

Il suo quadro è un’impresa disperata. Un giorno o l’altro scopriremo che Pablo si è impiccato dietro la sua grande tela.

(André Derain)

Fu la deformità dei volti che fece inorridire i convertiti a metà. Privati del Sorriso, potevano solo ravvisare la Smorfia. Per troppo tempo, forse, il sorriso della Gioconda era stato il sole dell’arte […] La Gioconda, come Cristo, fu un eterno ladro di energie.

(André Salmon)

Pablo Picasso, Ritratto di Gertrude Stein, 1905-1906
Pablo Picasso, Ritratto di Gertrude Stein, 1905-1906

Solo Guillame Apollinaire, Max Jacob e André Salmon capirono l’intento di Picasso, ossia quello di dare vita ad una quarta dimensione, quella mentale.

Suggerirono, proprio per questo motivo, d’intitolare l’operaLe Bordel Philosophique”, una chiara allusione al soggetto, cinque prostitute nella casa di appuntamenti situata a Barcellona in carrer d’Avinyò, e alle implicazioni intellettualistiche del quadro.

In effetti il tema originario cede il passo ad una rappresentazione dove le figure femminili perdono il loro senso aneddotico per interpretarsi come idoli senza tempo.

In seguito a queste reazioni non proprio confortanti, Picasso decise di non ritoccare più l’opera e di conservarla nel proprio studio fino al 1924, quando il couturier e collezionista Jacques Doucet decise di acquistarla, senza neppure averla mai vista, sulla base della fama che se ne era diffusa.

Solo nel 1925 una sua riproduzione apparve su “La Révolution Surréaliste” tra le illustrazioni che corredavano il saggio di André BrétonLe Surréalisme et la peinture”.

Fu quindi un successo a posteriori. Il sorgere e l’affermarsi delle avanguardie storiche sollecitarono una ricerca a ritroso della fonte di tale fenomeno, risalendo così a queste fanciulle oramai circondate da un’aurea di mito.

L’essere divenuta di pubblico dominio solo trentanni dopo la sua creazione non ne ritardò la carica eversiva: essa esercitò fin da subito una profonda e sotterranea influenza nel solco dell’arte contemporanea.

 

LA RIVOLUZIONE DEI CUBI

 

Paul Cézanne, Le grandi bagnanti, 1906
Paul Cézanne, Le grandi bagnanti, 1906

Les Demoiselles d’Avignon” assieme alla retrospettiva di Cézanne dello stesso anno al “Salon d’Automne” concorrono a datare la nascita del Cubismo nel 1907.

Fu una rivoluzione condotta a “piccoli cubi”, secondo le parole dispregiative del critico Louis Vauxcelles, di portata epocale.

Per la prima volta non era tanto importante il tema, quanto la struttura linguistica adottata.

Come giustamente notava André Salmoni suoi enormi nudi femminili […] sono maschere quasi completamente prive di umanità. Non sono neppure divinità, o titani, o eroi; né figure allegoriche, o simboliche. Sono puri problemi, numeri bianchi sulla lavagna: Picasso ha così formulato il principio della pittura come equazione.”

L’arte divenne gioco della mente e la pittura un fatto meramente cerebrale.

Nella nuova realtà prospettata dal Cubismo nessun dato visivo viene dato per assoluto: un contorno netto, improvvisamente può dissolversi in una superficie vibrante, una forma densa ed opaca può improvvisamente diventare senza peso e cristallina, un piano che definisce uno sfondo può essere percepito simultaneamente in primo piano; questo perché tutto ciò che ci circonda non è assoluto, ma relativo, la nostra visione è limitata così come la nostra comprensione.

Ecco che nell’indagare i principi della conoscenza il Cubismo si pose come una filosofia dell’immagine.

E furono proprio Les Demoiselles ad aprire la stagione delle “bizzarrie cubiste” che traghettarono l’arte nel Novecento, fondamentale momento di crisi e di svolta rispetto alla tradizione accademica ottocentesca.

 

I RIFERIMENTI

 

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Il bagno turco, 1862
Jean-Auguste-Dominique Ingres, Il bagno turco, 1862

La rottura con il passato è netta, ma neppure un’opera simile nasceva dal nulla, priva di radici.

La figura all’estrema sinistra riprende le tecniche della raffigurazione egizia, la lontana fonte di quelle centrali è da ricercare nella cultura iberica preromana filtrata attraverso l’opera di El Greco (di cui proprio in quel periodo l’amico Miguel Utrillo pubblicava la prima monografia spagnola), mentre i due nudi all’estrema destra si ispirano alle maschere rituali dell‘Africa nera.

Né priva di fondamento è l’ipotesi di una lontana parentela con il “Bagno turco” di Ingres, mentre certo ed esplicito è l’omaggio a “Le grandi bagnanti” di Cézanne.

Il Matisse della “Joie de vivre” e il Derain de le “Bagnanti” costituiscono termini di riferimento obbligati, ma più per opposizione che per analogia.

Tornare al passato per rifondare il presente, questo significò per Picasso il ritorno alle origini.

L’eccidio del senso tradizionale del bello divenne necessario per costituire una nuova sintesi formale.

Come ebbe a dire Picassola riuscita del quadro è il risultato di tutte le cose graziose che si sono rifiutate.”

Un’opera omnia che, al di là dei riferimenti più o meno espliciti, è il risultato di un’elaborazione del tutto nuova e originale di temi lontani e presenti.

In questa tela, spesso criticata per le sue incoerenze stilistiche, si nota un’enfasi ed un pathos che sono propri di un linguaggio impulsivo ancora in fieri, lontano dalle equilibrate eleganze formali di uno stile già elaborato, documento di una trasformazione stilistica non compiuta ma ancora in atto.

 

LE DEMOISELLES, IL PUNTO DI NON RITORNO

 

Pablo Picasso, Composizione con teschio, 1907
Pablo Picasso, Composizione con teschio, 1907

La successiva “Composizione con teschio”, sempre del 1907, si pone sulla scia della violenza epressiva tipica di quell’anno e, violando l’indifferenza emotiva che ci si aspetterebbe da una natura morta, si caratterizza per la composizione tagliente ed i colori accessi e dissonanti.

Durante l’anno successivo, Picasso si liberò di questa impulsività barbarica per concentrarsi su di uno studio più razionale e sistematico dei problemi formali emersi con le Demoiselles.

Le opere del 1908 si dimostrarono meno istintive e passionali, rivelando una più meditata elaborazione.

In “Nudo nella foresta” (“La grande Driade”) la figura è studiata con maggiore distacco e con un pacato esame degli elementi compositivi, anche i colori passano dalla sorprendente vivacità del 1907 ad una cromia più sobria e prudente.

Le opere di Picasso del 1908, la cui parte più cospicua è costituita da nature morte e paesaggi, sono frutto di una riflessione più attenta sulla possibile riconciliazione tra le esigenze della natura e le esigenze dell’arte, problematica già affrontata da Cézanne sul finire dell’Ottocento.

Pablo Picasso, Nudo nella foresta o La grande Driade, 1908
Pablo Picasso, Nudo nella foresta o La grande Driade, 1908

La soluzione è giunta a piena maturazione: dopo la libertà conquistata con le Demoiselles, l’equilibrio fra la realtà della natura e la realtà dell’arte non è più così fragile come in Cézanne.

L’arte ha vinto la sua battaglia ed ha superato il precario dualismo, ancora presente in Cézanne, fra natura percepita otticamente ed arte puramente intellettuale, in favore di quest’ultima.

Pittura…Un’arte stupefacente dove la luce è senza limiti. Severamente, Picasso ha interrogato l’universo. Si è abituato all’immensa luce delle profondità.

Non è possibile indovinare le possibilità, né tutte le tendenze di un’arte così profonda e minuziosa.

Picasso è l’erede diretto di tutti i grandi artisti, improvvisamente destato alla vita, si impegna in una direzione che non è stata ancora presa.

In ogni arte c’è un lirismo, Picasso è spesso un pittore lirico. E le proporzioni di quest’arte divengono man mano più maestose senza perdere nulla in grazia.

(Guillame Apollinaire)

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