IL PAESAGGIO MEDITERRANEO, LUOGO COMUNE DELLA CULTURA OCCIDENTALE, RAPPRESENTA UN’IDEA ASTRATTA, FRUTTO DI DIVERSE ELABORAZIONI CULTURALI.

La concezione moderna, che vede nel paesaggio mediterraneo un paesaggio naturalmente bello, è il prodotto di una visione ottocentesca, erede di un sentimento romantico nordico, che esaltò il paesaggio del Sud come il luogo prediletto della poesia e di una mitica età dell’oro.

 

ESISTE UN PAESAGGIO MEDITERRANEO?

 

Claude Lorrain, Visione di Tivoli al tramonto 1644
Claude Lorrain, Visione di Tivoli al tramonto 1644

Il paesaggio mediterraneo è un concetto del tutto artificioso: l’uniformità del paesaggio mediterraneo non è altro che il risultato di una stratificazione artistica collettiva, forgiata nel tempo dal gusto e dall’uso degli uomini.

Anche la credenza secondo la quale il mediterraneo sarebbe un ambiente naturale ed incontaminato non è che una creazione favolosa: non vi è nulla di più adulterato di questo territorio, dove la natura, da sempre, è stata modellata dagli uomini secondo ideali di bellezza e di armonia.

La scoperta del Nuovo Mondo fu un evento straordinario che sconvolse la tradizionale percezione della realtà, aprendo il pensiero rinascimentale ad una visione policentrica. Fu una vera e propria rivoluzione capace di mutare la prospettiva del reale e di forgiare una coscienza moderna del paesaggio.

Allargandosi gli orizzonti conoscitivi, si rafforzò la consapevolezza di una frattura esistente tra mondo divino e quello fisico in cui l’uomo è uno dei tanti abitanti. Ecco che allora il paesaggio poteva diventare un genere pittorico a sé stante, dotato di autonomia e di pienezza rappresentativa.

 

LA NASCITA DELLA PITTURA DI PAESAGGIO

 

Claude Lorrain Paesaggio con Enea a Delo 1672
Claude Lorrain Paesaggio con Enea a Delo 1672

In questi anni assistiamo all’elaborazione di quell’idea di paesaggio mediterraneo dove Roma, capitale del Grand Tour, ne è la coprotagonista; si trattò di un paesaggio sostanzialmente erudito, intriso di reminescenze dotte e di vagheggiamenti edenici che da Roma si estese all’Italia intera, fino a comprendere l’intero bacino del mediterraneo.

Tutta la pittura di paesaggio del Cinquecento è ricca di queste visioni immaginarie dove la vegetazione è immersa in templi classici, assecondando il cliché di un’Italia bucolica e nobile nello stesso tempo.

Gli artisti fecero scuola e non fu più l’indagine diretta della realtà a suggerire le visioni del paesaggio, bensì un’interpretazione fantasiosa divenuta oramai uno stilema interpretativo.

Dopo molti secoli in cui la natura aveva suggerito all’arte una sempre diversa impressione del mondo, ora è la pittura che piega, con determinazione, la natura al suo volere.

La lezione di Claude Lorrain rimarrà indelebile per tutto il Settecento: una vegetazione lussureggiante immersa nelle rovine, imbevuta nelle luci dei tramonti romani, divenne parte di una riproduzione seriale di grande successo.

Il misterioso fascino del Sud continuò a serpeggiare anche nel Romanticismo con una valenza più prettamente estetica: scene evocative che ritraevano un luogo dello spirito, una pienezza primigenia creduta immutata fin dall’inizio dei tempi.

Alle soglie del XIX secolo questa immagine mitica di paesaggio mediterraneo si era oramai estesa in tutta la penisola, amplificata e rivisitata attraverso gli occhi degli innumerevoli viaggiatori stranieri avidi di visioni mediterranee; una mediterraneità alla moda, oscillante tra partecipazione emotiva e ragione esplicativa.

Nel Novecento il Mediterraneo divenne puro colore e solarità, ma non si liberò del tutto di quelle reminescenze di un Eden perduto e ricercato con intensa nostalgia; la Provenza di Pierre Bonnard e il Marocco di Henri Matisse ne sono testimonianza esemplare.