CAPOLAVORI DELLA NATIONAL GALLERY: PIERO DELLA FRANCESCA, “BATTESIMO DI CRISTO“, 1450-1460.

 

Lo scrittore inglese Aldous Huxley considerava la sua “Resurrezione” il “più bel dipinto del mondo”; ammirato da letterati del calibro di Gabriele D’Annunzio, Albert Camus e Pier Paolo Pasolini, Piero della Francesca è un artista fuori dal tempo poichè senza tempo è la sua pittura, cristallizzata in uno spazio definito e rigoroso.

Immagini senza moto, icone dell’eterno, frammenti perpetui dell’incessante divenire, le sue figure, come ebbe a dire Berenson, “si contentano di esistere. Esistono e basta. Non si danno nessuna pena di spiegare, di giustificare la loro presenza, di svegliare la simpatia, l’interesse dello spettatore”, esse assumono un significato per il solo fatto di esserci.

Con Piero la fredda scienza prospettica si fece arte, divenendo lo specchio della perfezione cosmica: eterna bellezza di un ordine divino.

 

Piero della Francesca, Resurrezione, 1460
Piero della Francesca, Resurrezione, 1460

 

L’intelletto non possiede nulla che gli occhi non possano vedere. Gli occhi non vedono nulla che l’intelletto non possa capire.

(Gulio Carlo Argan)

 

LA STORIA

 

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, 1440-1460
Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, 1440-1460

Nella Sainsbury Wing della National Gallery di Londra è custodito un capolavoro del maestro aretino: il “Battesimo di Cristo”.

La tavola occupa l’intera parete di fondo di una stanza senza uscita: destinazione finale di un viaggio visivo attraverso i capolavori italiani e fiamminghi della Rinascenza.

La sua datazione è abbastanza controversa: alcuni la indicano come uno dei primi lavori dell’artista, altri propendono per una datazione più tarda, tra il 1450 ed il 1460.

Comunque sia, nel Battesimo sono presenti tutte le caratteristiche stilistiche e compositive dell’arte matura di Piero: una precisa costruzione geometrica sottolineata da un sapiente utilizzo della luce e del colore, strumenti fondanti della sua costruzione formale.

Realizzato per la Chiesa dell’Abbazia camaldolese di Sansepolcro come scomparto centrale di un trittico, il dipinto fu ritrovato nel 1856 dal pittore e scrittore inglese, nonché primo direttore della National Gallery, Charles Locke Eastlake.

Inviato in Italia, dalla Regina Vittoria, per scovare gioielli artistici da collocare nei costituendi musei inglesi, Eastlake giudicò il quadro “quasi tutto rovinato per colpa del sole e dell’umidità” e non lo prese in considerazione.

Il Battesimo venne così acquistato pochi mesi dopo da un altro inglese, Sir John Charles Robinson che, avendo tentato inutilmente di venderlo al South Kensington Museum (l’attuale Victoria & Albert Museum), lo alienò all’industriale delle ferrovie Matteo Uzielli per una cifra assai modesta.

Alla morte di Uzielli, avvenuta nel 1861, Eastlake, forse pentito per essersi fatto sfuggire l’opera, la acquistò, inizialmente per se stesso, salvo poi ripensarci e destinarla alla National Gallery.

Una vicenda assai tortuosa ma che rappresenta uno spaccato del gran maneggio che si fece dell’arte italiana, costretta tra soppressioni e requisizioni, tra Settecento ed Ottocento.

 

IL SOGGETTO

 

Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva imperdirglielo, dicendo: Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?

Ma Gesù gli rispose: Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia. Allora egli lo lasciò fare.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui.

Ed ecco una voce dal cielo che diceva: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.

(Matteo 3, 13-17)

 

In un’atmosfera rarefatta si compie l’episodio del Battesimo di Cristo: tutto è ordine e nitore come espressione della perfezione dell’universo.

Il Cristo si staglia monumentale sul paesaggio: dalla storia dell’uomo emerge la storia della salvezza.

La composizione, perfettamente calibrata in ogni suo elemento, traduce un mistero che è quello della Trinità, di cui il Battesimo di Gesù e la Trasfigurazione sul monte Tabor ne costituiscono la manifestazione evangelica.

La perfetta architettura geometrica pone al centro, non solo simbolico ma anche matematico, Cristo, figura cardine del nuovo corso dell’umana esistenza.

 

Poiché alle cose divine si può accedere solo per simboli, ricorreremo ai segni matematici come a quelli più convenienti per la loro irrefragabile certezza.

(Nicola Cusano)

Non si può non restare colpiti dalla chiarezza espositiva di Piero della Francesca, una chiarezza che è fatta di scienza e di luce, di intelletto e di colore.

Entro la rigida impalcatura spaziale risiede un enigma metafisico che si sublima proprio attraverso la forza della meticolosa organizzazione visiva: un’armonia mentale, più che sentimentale, che ancora oggi è capace di sprigionare tutto l’incanto della sua forza ammaliatrice.

 

 

 

 

 

Per maggiori informazioni sulla National Gallery visita il sito ufficiale:

https://www.nationalgallery.org.uk/