PIERO DELLA FRANCESCA FU UNO DEI PIÙ GRANDI INTERPRETI DELLA PITTURA ITALIANA DEL RINASCIMENTO.

PITTORE E MATEMATICO, SI DISTINSE PER LA CALIBRATA COSTRUZIONE SPAZIALE DELLE SUE OPERE.

 

ESORDI

 

Piero di Benedetto de’ Franceschi,  più comunemente noto come Piero della Francesca, nacque a Borgo San Sepolcro, oggi Sansepolcro, un piccolo comune in provincia di Arezzo.

Incerta è la sua data di nascita, ma si può collocare tra il 1406 ed il 1412; certa è invece la sua formazione che avvenne nel capoluogo toscano.

A quel tempo Firenze si trovava al centro di un rinascimento culturale, i cui influssi si fecero presto sentire anche sulle arti pittoriche: l’iconica realtà medievale stava lasciando posto ad una visione più moderna del mondo.

Il primo documento che attesta la sua attività a Firenze risale al 7 settembre 1439, quando si trovò a collaborare con Domenico Veneziano agli affreschi, andati perduti, nel coro della Chiesa di Sant’ Egidio.

La tavolozza luminosa di Veneziano unita alla maniera rigorosa del Masaccio furono gli elementi fondanti nei successivi sviluppi del suo stile.

 

IL POLITTICO DELLA MISERICORDIA

 

Nel 1442 Piero risultava nuovamente abitante di Borgo Sansepolcro, dove ricopriva la carica di consigliere popolare nel consiglio comunale.

L’11 gennaio 1445 ricevette, dalla locale Confraternita della Misericordia, la commissione di un polittico per l’altare della loro chiesa.

Il “Polittico della Misericordia“, con al centro la grandiosa “Madonna della Misericordia“, è una composizione ancora di tipo tradizionale, legata alla struttura della classica pala d’altare con gli scomparti separati e lo sfondo in oro, ma già dentro questa costruzione arcaica è possibile scorgere una visione moderna: le mattonelle del pavimento e l’ampiezza dei panneggi danno profondità e volume alla rappresentazione, mentre i personaggi, nella loro ieratica monumentalità, appaiono una sorta di elemento architettonico, strutture funzionali nel determinare e calibrare lo spazio prospettico.

 

LA FLAGELLAZIONE

 

Piero della Francesca, Flagellazione, 1460
Piero della Francesca, Flagellazione, 1460

Eliminato il fondo in oro e riunito lo spazio circostante, Piero della Francesca giunse così a realizzare quella che è la sua opera più nota, vera e propria icona della pittura rinascimentale : la “Flagellazione“.

L’opera è suddivisa in due parti: sullo sfondo si svolge la scena della flagellazione, mentre in primo piano sono raffigurati tre personaggi.

Molte supposizioni sono state fatte sul significato e sull’identità di questo terzetto, ma l’unica cosa certa è il fatto che essi sono contemporanei dell’artista, indossando abiti dalle fogge dell’epoca.

La rappresentazione racchiude due storie, separate nel tempo e nello spazio, ma unificate da gesti ed atteggiamenti speculari.

La grande modernità di Piero della Francesca risiede nella sua sorprendente capacità di sintesi spaziale: un rigoroso ordine geometrico che può essere paragonato ad un quadro astratto.

Tutta la struttura della tela è fatta di linee, piani, moduli che si ripropongono e si compenetrano con uno straordinario equilibrio: il soggetto diviene quindi un pretesto, un sorta di artificio prospettico utilizzato meramente a scopi compositivi.

Piero della Francesca, con la sua raffinata e fredda riduzione metematico-geometrica, fu in grado di anticipare il gusto razionalista di una tela di Mondrian o di un progetto del Bauhaus: un processo di intellettualizzazione pittorica che diede preminenza all’atto del dipingere più che al fatto rappresentato.

Sono queste le caratteristiche che rendono la pittura di Piero vicina alla sensibilità contemporanea e ce lo fanno apprezzare ancora oggi: un rigore scientifico che parla un linguaggio universale e che ritroviamo, ad esempio, nella produzione industriale del design contemporaneo.

 

LA LEGGENDA DELLA VERA CROCE

 

Nel ciclo della “Leggenda della Vera Croce“, realizzato per il coro della Chiesa di San Francesco ad Arezzo, Piero illustrò alcuni episodi tratti dalla “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varagine.

Annoverata tra i maggiori capolavori dalla pittura rinascimentale, la serie si distingue per la lucida strutturazione delle scene più che per il tema narrato: spazi grandiosi, nobili e sublimi, funzionali alla sperimentazione logico-matematica dell’artista.

Con il suo occhio algido e distaccato, egli si distinse come esemplare interprete del Rinascimento, divenendo altresì un importante riferimento per molti artisti moderni.

 

PALA DI BRERA

 

Piero della Francesca, Pala di Brera, 1472
Piero della Francesca, Pala di Brera, 1472

Una tra le ultime opere di Piero, realizzata nel 1472, è la “Pala di Brera” o “Pala di Montefeltro“.

Il soggetto, molto frequente nella pittura italiana, è quello della Sacra conversazione, ossia la Madonna ed il bambino con attorno alcuni santi che conversano idealmente con lei.

Il concentrato dialogo tra la Vergine e i santi si svolge in uno spazio unitario, che supera la ferrea divisione del polittico a scomparti.

Anche in questo caso l’elemento unificatore dell’intera opera è dato dall’architettura; gli stessi personaggi ritratti, immobili e statici, privi di una vera espressività, paiono essere esclusivamente dei tasselli utili alla struttura dell’intera composizione.

L’unico personaggio escluso dal ritmo architettonico è Federico da Montefeltro: personaggio contemporaneo che, come tale, è scisso dalla cadenza della sacra conversazione.

L’intera opera di Piero della Francesca si caratterizza per la perdita di centralità e d’importanza significativa del soggetto ritratto: la cosa rilevante è la capacità dell’artista di trasformare la matematica e la scienza in arte, tanto più pura quanto più mira alla propria oggettività formale e linguistica.

Il sistema prospettico da lui praticato e teorizzato nel suo trattato “De prospectiva pingendi” (1472-1475 circa) divenne la regola sintattica di una nuova lingua pittorica: al di fuori di essa oramai nulla era più permesso all’arte italiana dell’epoca.