René Magritte non amava dipingere, ossia non amava quel fare pittura che implica un uso articolato e sperimentale del mezzo espressivo: la sua è una pittura semplice, fredda, priva di guizzi o estri virtuosistici.

Per Magritte protagonista del quadro era il messaggio, l’idea creativa che scaturiva dalla lucida cerebralità delle sue immagini.

In tal senso egli si dedicò con passione non tanto al processo che genera la figurazione, quanto alla logica strutturale insita nella visione, al suo valore come mezzo di comunicazione: il senso o il non senso, la razionalità o l’irrazionalità.

 

ANALISI DELL’OPERA

 

Tutti conoscono l’opera del 1928Ceci n’est pas una pipe” – “Questa non è una pipa” (il cui vero titolo è “La Trahison des images” – “L’uso della parola”), ma pochi sanno che ne esiste una versione più complessa, dove il gioco intellettuale diventa più sottile e stimolante.

René Magritte, I due misteri, 1966
René Magritte, I due misteri, 1966

Ne “Les deux mystères” – “I due misteri” del 1966 compaiono due pipe: una è disegnata su una lavagna che poggia sopra un cavalletto da pittore, l’altra, fatta di aria e di fumo, si libra nell’aria.

A corredo della prima immagine, come una sorta di didascalia, l’artista traccia la scritta: ceci n’est pas une pipe (questa non è una pipa): una dichiarazione di un’ovvietà disarmante che nega la realtà dell’immagine rafforzandone, al contempo, il senso altro da ; la pipa di Magritte nasce dal presupposto di non poter essere una pipa, ma ha ragione di esistere solo per il fatto di evocare l’oggetto reale a cui si riferisce.

La negazione di qualcosa che si nega da solo, nella sua dirompente banalità, ricopre l’immagine di un velo di magia e di attesa interpretativa.

Si possono creare nuovi rapporti tra le parole e gli oggetti, e precisare alcune caratteristiche del linguaggio e degli oggetti generalmente ignorate nella vita quotidiana. […]

A volte il nome di un oggetto sta al posto di un’immagine. Una parola può prendere il posto  di un oggetto nella realtà. Un’immagine può prendere il posto di una parola in una proposizione.

(René Magritte)

 

SIGNIFICATO DELL’OPERA

 

Questo dipinto pone un’evidenza sulla frattura che si era venuta a creare, a partire dalla fine del XIX secolo, tra la realtà e la certezza del linguaggio che la descrive: scrittura e raffigurazione coabitano in uno spazio autonomo ed isolato, l’una negando all’altra qualsiasi veridicità interpretativa.

Al mondo dei segni viene sottratta la capacità di afferrare gli oggetti ai quali esso si rivolge: il segno è autonomo, libero da ogni vincolo narrativo e, allo stesso tempo, così svuotato di senso e di necessità imitativa o referenziale, appare a sua volta privo di finalità e dissolto nell’enigma del mistero.

René Magritte, L'uso della parola, 1928
René Magritte, L’uso della parola, 1928

La creazione di nuovi oggetti; la trasformazione di oggetti noti, il mutamento di materia per certi oggetti: un cielo di legno, per esempio; l’uso delle parole associate alle immagini; la denominazione erronea di un’immagine; la messa in opera di idee suggerite da amici; la rappresentazione di certe visioni del dormiveglia furono a grandi linee i mezzi da me usati per costringere gli oggetti a diventare infine sensazionali. […]

I titoli sono scelti in modo tale da impedire anche di situare i miei quadri in una regione rassicurante che lo svolgimento automatico del pensiero potrebbe trovar loro allo scopo di sottovalutarne la portata. I titoli devono essere una protezione supplementare, destinata a scoraggiare qualsiasi tentativo di ridurre la vera poesia a un gioco senza conseguenze.

(René Magritte)

Magritte è stato in grado di stupirsi prima ancora di stupire, di guardare candidamente prima ancora di rappresentare; indagando il regno del sogno, tanto cara ai surrealisti, è riuscito a superarne la dimensione onirica per giungere ad affermare che la realtà visibile non è altro che un sogno ad occhi aperti.

In tempi più recenti, l’altrettanto misterioso street artist Banksy, ha reinterpretato questo soggetto attuandone una sua personale riflessione e dimostrando così l’incredibile contemporaneità insita nei messaggi di questo straordinario artista belga.