RUDOLF NUREYEV DETTAVA LA MODA DENTRO E FUORI IL PALCOSCENICO: ABITUATO A VESTIRE LA FINZIONE DELLO SPETTACOLO, ANCHE NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI SFODERAVA UN GUSTO INCONFONDIBILE.

Se “la moda cambia e lo stile resta”, quello di Rudolf Nureyev ha lasciato un segno indelebile: antesignano nell’imporre un nuovo ruolo al danzatore, fu pioniere anche nel crearne un’immagine diversa, sdoganata dagli ambienti elitari dei ballettomani.

La sua figura si tinse di un alone romantico, venendo ad incarnare quell’ansia di libertà che andava dilagando tra i giovani di tutta Europa.

Erano i mitici anni Sessanta, gli anni della swinging london, dei Beatles e dei Rolling Stones, della minigonna e di Twiggy, di David Bailey e di Mary Quant, gli anni in cui, per la prima volta nella storia, era il talento e non la ricchezza a stabilire le regole del gioco.

Rudolf Nureyev e Lee Radzwill, New York, 1974
Rudolf Nureyev e Lee Radzwill, New York, 1974

Idolatrato dai teen-ager, guardato con rispetto misto a timore dagli addetti ai lavori, Nureyev ben presto conquistò anche il jet-set internazionale, intessendo una fitta rete di relazioni che lo introdussero negli ambienti più chic e di tendenza.

Dall’amicizia che lo legava a Jackie Kennedy e a sua sorella Lee Radzwill, alle frequentazioni con Yves Saint Laurent e la sua eccentrica musa Thalita Pol in Getty, fino ai legami con potenti business man del calibro di Aristotele Onassis, il giovane esule aveva ben presto affinato i suoi sensi e la sua naturale predisposizione per il bello.

Nella sua esistenza, così come nell’arte, Rudolf non si piegò mai a diktat esterni, il suo scopo era la coerenza con se stesso e con i suoi obiettivi, poco importava se così facendo poteva destare invidie o risultare sgradevole: una vera e propria icona capace di infiammare l’immaginario collettivo, un punto di riferimento da imitare, declinare e idolatrare.

Era un fiore selvatico, che si poteva toccare, accarezzare, ma era impossibile strappare. Le sue radici erano profonde, ben piantate in terra. Istinto, creatività, costante curiosità, ma anche ferrea disciplina. Questi erano i suoi obiettivi nella vita e nell’arte.” (Mikhail Baryshnikov)

I CAPI ICONICI DI RUDOLF NUREYEV

 

Il suo guardaroba rifletteva quella sua particolare allure bohémienne unita ad un certa ricercatezza nei dettagli: un sapiente mix di pezzi unici e capi acquistati ai mercatini, per uno stile talmente forte e personale da risultare all’avanguardia.

 

  • I COPRICAPI
Allan Warren, Ritratto di Rudolf Nureyev, 1973
Allan Warren, Ritratto di Rudolf Nureyev, 1973

Molto spesso considerato un accessorio necessario, per Nureyev il cappello era un completamento del suo look, da sfoderare in qualsiasi stagione e in ogni occasione.

Perfino in sala prove non rinunciava a un zuccotto di lana abbinato con leggings in maglia a coste e avvolgenti scaldamuscoli: la mise perfetta per l’allenamento.

Di grande tendenza il suo cappello in pelle nera con visiera di taglio militare, in grado di donargli quel fascino misterioso ed intrigante al tempo stesso.

E poi ancora colbacchi con il pelo, copricapi da safari in cotone e il cappello di paglia con cui si faceva sorprendere nei momenti di relax in spiaggia.

Un assortimento vario per un pezzo essenziale.

 

  • LE SOVRAPPOSIZIONI

Amante delle stoffe, che era abituato a selezionare con cura per i suoi costumi teatrali, Nureyev amava adornarsi con strati e tessuti diversi, affidandosi esclusivamente alle sue preferenze.

Abbinava giacche in tweed con jeans attillati, oppure giacche in stile militare, scovate a Portobello a Londra, con pantaloni dal taglio sartoriale: l’imperativo era osare e stupire.

Celebre il look con cui si presentò, nel 1974, alla tv americana per il “Dock Cavett Show”: una giacca in serpente con collo alla coreana, pantaloni di velluto blu alla zuava e un paio di stivaloni con zeppa in pitone, in perfetta combinata con la parte superiore.

 

  • I MAGLIONI
Rudolf Nureyev, Ostia, 1982
Rudolf Nureyev, Ostia, 1982

Un evergreen delle sue mise era il maglione: a collo alto in cachemire, oppure a girocollo portato a pelle.

Che si trovasse in momenti pubblici o di intimità privata, d’inverno come d’estate, il V-neck o dolcevita era il suo lasciapassare, l’indispensabile.

Predilegeva le tinte unite oppure le grintose fantasie di Missoni, Kenzo o Pierre Cardin.

Abbinati alle immancabili giacche di pelle, che spesso teneva con un dito appoggiate sulle spalle, erano divenuti il marchio di fabbrica del “disinvolto stile nuri”.

 

  • IL TRENCH

Caposaldo del guardaroba maschile, il trench con Nureyev fu riportato a nuova vita: non più un capo per ripararsi dalla pioggia, ma completamento d’obbligo per un mood maschile grintoso, ma classico al tempo stesso.

Neglia anni Settanta il trench in pelle nera, con revers e cintura da annodare in vita, accompagnato da stivali cuissard e maxi sciarpa, divenne la divisa prediletta da Rudolf, adatta ad esasperare la sua ferina sensualità.

 

  • L’ESOTISMO
Rudolf Nureyev, Opera di Parigi, 8 ottobre 1992
Rudolf Nureyev, Opera di Parigi, 8 ottobre 1992

Nell’ultima parte della sua vita, orami più maturo e consapevole, Nureyev orientò il suo immaginario verso un orientalismo dai toni decadenti.

Il suo amore per l’esotico gli derivava da suggestioni letterarie che lo portarono ad identificarsi con Lord Byron.

Nel poeta inglese Nureyev rivedeva se stesso per l’esistenza nomade, la fama esplosiva e la prepotente carica erotica, moralmente ambigua.

Anche il suo stile risentì di questa tensione: come un sultano si avvolgeva il capo con un turbante, vestendo ricchi indumenti alla turca.

Visitava in modo ossessivo bazar per trovare stoffe antiche, mantelli foderati di pelliccia senza maniche o con cappuccio.

Con un tuxedo scuro, camicia bianca, papillon e una sciarpa dai colori rubino con fantasia Pashley panneggiata sull’abito, Nureyev si presentò al pubblico per la sua ultima apparizione.

Era l’8 ottobre 1992 e all’Opera di Parigi veniva messa in scena la sua “Bayadère“, kolossal del balletto russo e testamento artistico di Rudolf.

Con l’Oriente e con un ritorno alle origini, Nureyev si congedò dalle amate scene.

Il 6 gennaio 1993 Rudolf Nureyev si spense nella sua abitazione parigina di Quai Voltaire.

Fu seppellito nel cimitero russo di Sainte Geneviève des Bois, dove il feretro venne tumulato insieme con le sue scarpe da danza in un sepolcro che riproduce il drappeggio di un kilim kazako, realizzato a mosaico dallo scenografo Ezio Frigerio.