SALVADOR DALÍ, ARTISTA POLIEDRICO E MULTIFORME, NEGLI ANNI CINQUANTA DEL NOVECENTO IMPRESSE UNO SVOLTA DECISIVA ALLA SUA PITTURA: TRALASCIATE LE TEMATICHE EROTICHE E LICENZIOSE SI DEDICÒ A SOGGETTI MISTICO-RELIGIOSI.

 

L’ANTEFATTO

 

Sul finire della Seconda Guerra Mondiale due attacchi nucleari alle città di Hiroshima e Nagasaki, segnarono l’epilogo del conflitto.

Fu un avvenimento di portata epocale, sia per i danni causati sia per le implicazioni morali provocate dall’uso di un’arma di distruzione di massa.

Fortemente impressionato da questo tragico evento, Salvador Dalí impresse una svolta decisiva alla sua arte: abbandonate le visioni surrealiste in chiave erotica, abbracciò tematiche classiche e cristiane interpretate per mezzo di concetti scientifici.

 

Salvador Dalí, Crocifissione di Gesù Cristo, 1954
Salvador Dalí, Crocifissione di Gesù Cristo, 1954

[…] Da allora l’atomo fu il principale oggetto dei miei pensieri. In molti scenari da me dipinti in quel periodo trova espressione la grande paura che mi assalì allorché appresi la notizia dell’esplosione della bomba atomica. Decisi di utilizzare il mio metodo paranoico-critico per sondare quel mondo.

Io voglio conoscere e capire le forze e le leggi segrete delle cose al fine di dominarle. Io ho la geniale facoltà di disporre di un’arma eccezionale che mi consente di penetrare fino al nucleo della realtà: il misticismo, vale a dire l’intuizione profonda di ciò che è la comunicazione diretta col tutto, la visione assoluta in grazia della verità, in grazia di Dio. […]

In questa condizione di intense profezie capii che il mezzo espressivo figurativo fu elaborato una volta per tutte e con perfezione ed effettività più assolute durante il Rinascimento e che la decadenza della pittura moderna deriva dallo scetticismo e dalla mancanza di fede, conseguenze del materialismo meccanicistico.
Grazie alla rinascita del misticismo spagnolo, io, Dalí, mostrando la spiritualità di tutte le sostanze, dimostrerò con la mia opera l’unità dell’universo.” (Salvador Dalí)

Un proclama dai toni enfatici e fortemente autocelebrativo, ma che descrive con chiarezza quelle che saranno le tematiche dominanti nell’opera di Dalí negli anni a venire: l’esplorazione fisica e scientifica, l’ispirazione religiosa e sacra, ed il recupero della tradizione classica e rinascimentale.

 

L’ESTETICA MISTICO-NUCLEARE

 

LEDA ATOMICA

 

Salvador Dalí, Leda Atomica, 1949
Salvador Dalí, Leda Atomica, 1949

La “Leda Atomica“, del 1949, fu uno dei primi capolavori in grado di sintetizzare l’estetica mistico-nucleare, successivamente teorizzata nel “Manifesto mistico” del 1951.

In quest’opera il pittore recuperò un episodio della mitologia classica, tanto caro alla tradizione rinascimentale, fondendolo con la concezione atomistica diffusasi grazie al progresso della scienza.

Leda, qui interpretata da sua moglie Gala, è il centro attorno a cui gravita l’intera composizione ugualmente come figurava quale centro della sua vita pubblica e privata.

Ciascun elemento dell’opera galleggia sospeso nello spazio, come tanti frammenti scomposti di una forma completa rispecchiando, in questo modo, l’equilibrio delle regole di attrazione e repulsione esistenti all’interno dell’atomo e, quindi, alle singole particelle che compongono la materia.

La svolta mistica di Dalí suscitò non poche critiche, soprattutto tra il gruppo dei surrealisti, che ne rifiutavano l’insistenza religiosa.

In un’epoca in cui le opere d’arte avevano abbandonato l’ispirazione sacra a favore di una loro autonomia ideologica e creativa, Dalí si dimostrò in controtendenza, affermando, una volta di più, la sua natura di genio isolato, a volte inquietante ed incomprensibile.

Per Dalí la forza della tradizione può e deve trionfare sul vuoto della modernità in nome dei sistemi di pensiero che hanno contribuito allo sviluppo culturale ed intellettivo dell’umanità, ossia la scienza e la religione.

 

MADONNA DI PORT LLIGAT

 

Salvador Dalí, Madonna di Port Lligat, 1950
Salvador Dalí, Madonna di Port Lligat, 1950

Ne la “Madonna di Port Lligat” (1950), Dalí si ispirò alla famosa “Pala di Brera” di Piero della Francesca, artista che sentiva affine nella ricerca della proporzione attraverso i rapporti matematici.

Anche in questo caso la Madonna ha le sembianze dell’amata Gala che è rappresentata sospesa a mezz’aria nella sua abside disgregata e circondata da oggetti simbolici fluttuanti.

L’idea della scomposizione dell’atomo e il concetto di sezione aurea qui si uniscono all’iconografia sacra mescolando scienza e religiosità, in un’affascinante fusione di forma e idea.

Dalí non aveva un credo preciso e definito: si dichiarava, allo stesso tempo, razionale e mistico, agnostico e cattolico, credente e miscredente, in un continuo contrasto di idee, che rivelavano la sua personalità fortemente provocatoria e contradditoria.

Nel 1951, quando anche la chiesa cominciava ad aprirsi alle teorie scientifiche più moderne accettando la validità della teoria del Big Bang, Salvador Dalì pubblicò il suo “Manifesto Mistico“, dando così concreta forma al suo pensiero.

A un ex surrealista, nel 1951, non può capitare niente di più sovversivo che diventare mistico e saper disegnare. Io vivo al momento entrambi questi tipi di forza.

La Catalogna ha dato i natali a tre grandi geni, Raymond de Sebonde, autore della Théologie naturelle, Gaudì creatore del gotico mediterraneo, e Salvador Dalí, inventore della nuova mistica paranoico-critica e, come già dice il suo nome, salvatore della pittura moderna.

La gravissima crisi del misticismo daliano si fonda essenzialmente sul progresso di particolari scienze della nostra epoca, soprattutto sulla spiritualità metafisica della sostanzialità nella fisica quantistica e – a livello di illusioni meno sostanziali – sul vergognoso riaprirsi di glutinose ferite e sul coefficiente loro proprio di viscosità monarchica che caratterizza in genere la loro morfologia…” (Salvador Dalí, Manifesto Mistico, 1951)

 

CRISTO DI SAN GIOVANNI DELLA CROCE

 

Salvador Dalí, Cristo di San Giovanni della Croce, 1951
Salvador Dalí, Cristo di San Giovanni della Croce, 1951

Il “Cristo di San Giovanni della Croce” (1951) rappresenta un Cristo inusuale, vigoroso e bello che, come il nucleo dell’atomo, si pone al centro dell’universo.

La composizione è in netto contrasto con l’iconografia tradizionale che vuole il corpo del Cristo straziato e martoriato dai segni della violenza: non vi sono pieghe nelle mani e nei piedi, ferite sul costato, corona di spine.

Un sogno cosmico ,dunque, dove trionfa il nudo possente di Cristo, prostrato sullo scenario sottostante del paesaggio marino di Port Lligat.

Il delirio mistico di Dalí ebbe il pregio di indirizzare la sua pittura verso un classicismo formale sempre più limpido e puro, ma non lo trattenne, tuttavia, dal cimentarsi ancora su temi profani ed esplicitamente erotici.

L’erotismo è una strada maestra dell’anima di Dio” – affermava Dalí che, in questo modo, trovava una giustificazione concettuale alle sue tele più violente e apertamente sadiche.

Con estrema naturalezza, tra un paradosso e l’altro, esibendosi in performance sempre più strabilianti e lanciando dichiarazioni sempre più inconprensibili, Dalí consolidò il suo personaggio: un genio, a volte tracotante ed indisponente, ma pur sempre dotato di una solidità tecnica ed espressiva.

Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinente a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso. E se ciò è falso per me che sono, nella nostra epoca, il genio dalla spiritualità più vasta, un vero genio moderno, è ancora più falso per i geni che incarnarono l’apogeo del Rinascimento, come Raffaello genio quasi divino.

Questo libro testimonierà che la vita quotidiana di un genio, il suo sonno, la sua digestione, le sue estasi, le sue unghie, i suoi raffreddori, il suo sangue, la sua vita e la sua morte sono essenzialmente differenti da quelli della restante umanità.

Questo libro unico è dunque il primo diario scritto da un genio. Di più, dall’unico genio che abbia avuto la fortuna unica d’essere sposato con il genio di Gala, l’unica donna mitologica dei nostri tempi.” (Salvador Dalí, Diario di un genio, 1952-1963)

 

Per capire cosa pensava veramente Salvador Dalí di se stesso, leggi “Diario di un genio“, un racconto che narra la vita quotidiana dell’uomo e dell’artista alternando attimi di disarmante genuinità a momenti di delirante follia: