LA STORIA DI COME DI UNA RAGAZZA DI PROVINCIA DALLE OSCURE ORIGINI DIVENTÒ LA DIVINA, INTUENDO LO STRAORDINARIO POTERE DELL’IMMAGINE.

SARAH BERNHARDT UN GENIO DELLA PUBBLICITÀ E DELLA SELFPROMOTION: IL SUO OBIETTIVO ERA QUELLO DI ESSERE NOTATA.

“Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare.”

(Félix Nadar)

 

L’ANTEFATTO

 

Félix Nadar, Ritratto di Sarah Bernhardt, 1864
Félix Nadar, Ritratto di Sarah Bernhardt, 1864

In un giorno imprecisato del 1864, una giovane Sarah Bernhardt varcò lo studio del fotografo Felix Nadar per farsi un ritratto fotografico.

All’epoca la Bernhardt era una ragazza di appena vent’anni, faceva parte della Comèdie-Francaise e aveva al suo attivo piccoli ruoli nelle opere di Racine e di Molière.

Era ancora agli inizi della sua luminosa carriera ed era nota più per i suoi scandali che per le sue doti recitative.

Quando andò a bussare alla porta del più grande fotografo di Parigi era alla deriva: senza un ingaggio e in attesa di un figlio dal Principe di Ligne, il quale l’aveva abbandonata e si era rifiutato di riconoscere il nascituro.

La più fosca disperazione le aguzzò l’ingegno: l’obiettivo era quello di costruire un’immagine di sé capace di affascinare, stupire ed incantare il pubblico. Vendere sé stessa prima che il suo talento.

 

FÉLIX NADAR

 

Gaspard-Félix Tournachon nacque a Parigi il 6 aprile 1820, figlio di uno stampatore-libraio Victor Tournachon.
Iniziò la sua carriera come giornalista, critico teatrale e caricaturista, venendo in contatto con gli ambienti della bohème parigina.

Félix Nadar, Ritratto di Charles Baudelaire, 1855-1858
Félix Nadar, Ritratto di Charles Baudelaire, 1855-1858

Nel 1838 adottò lo pseudonimo con il quale diverrà celebre: Nadar.
I suoi primi scatti risalgono al 1853: si affinò in quest’arte attraverso i numerosi ritratti che fece agli amici, personaggi celebri della sua epoca, quali Baudelaire, Doré, Rossini, Champfleury, Delacroix, Berlioz.

Quello che era un semplice hobby divenne, ben presto, una professione: la capacità che dimostrava nel penetrare la personalità del soggetto, fece dei suoi ritratti delle vere e proprie opere d’arte.
La sua stella già brillava nel firmamento delle celebrità quando, nel 1895, al n. 35 di Boulevard des Capucines inaugurò l’Atelier Nadar.

Situato a pochi passi dall’edificio dove si sarebbe svolta, pochi anni più tardi, la prima proiezione dei fratelli Lumière.

Lo studio si faceva notare per la sorprendente insegna ideata da Antoine Lumière (padre di Luis e Auguste): una gigantesca firma del fotografo di colore rosso, di notte illuminata dalle luci al neon.

In questo luogo, carico di fascino ed atmosfera, si svolgerà, nel 1874, la prima mostra degli impressionisti, artisti allora all’avanguardia, rifiutati dall’accademico “Salon” annuale.

Ma questa è tutta un’altra storia.

 

LA GENESI DELLA DIVINA

 

Sarah Bernhardt si affidò al miglior fotografo del tempo per promuovere la sua immagine presso il grande pubblico.

I critici si dimostrarono subito entusiasti: il sodalizio artistico fra Nadar e la Bernhardt era stato siglato.
Con sfondi neutri, privi di fronzoli ed utilizzando una luce naturale, le foto di Nadar riuscirono a catturare l’anima e l’essenza della donna che si apprestava a diventare una vera e propria leggenda.

Nel febbraio del 1868 Sarah fece il suo ingresso al teatro Odéon: nasceva la Divina Sarah Bernardt e da lì innanzi il suo successo sarebbe stato inarrestabile.

 

SARAH BERNHARDT FASHION ICON

 

Sarah Bernhardt può vantare un altro grande primato, ossia quello di essere stata la prima star, la prima grande attrice famosa a livello internazionale.

Alphonse Mucha, Manifesto per Sarah Bernhardt, 1896
Alphonse Mucha, Manifesto per Sarah Bernhardt, 1896

Come tale fu un’eroina, una femme fatale, un modello a cui ispirarsi e che faceva scuola nella moda femminile.

Era una donna che ispirò le donne del suo tempo, ma anche quelle dei tempi che seguirono.

Contribuì alla fortuna dell’abito Delphos di Mariano Fortuny, una tunica plissettata che rievocava le tuniche delle antiche sculture greche.

Calcando le scene di tutto il mondo, la Bernhardt esportò il gusto di stilisti e gioiellieri che lavoravano a Parigi: Boucheron, che per lei ideò gioielli mozzafiato, o René Lalique, con cui strinse una proficua collaborazione.

A lei deve la fama come cartellonista Adolphe Mucha che, facendo pubblicità ai suoi spettacoli, inaugurò lo stile Art Nouveau.

Coltivando la preziosa arte del saper mettersi in mostra la Bernhardt non fu solo un’attrice, ma anche e soprattutto, l’icona di un’epoca.

“Esistono cinque tipi di attrici, ci sono le attrici cattive, quelle passabili, quelle buone, quelle grandi. Poi c’è Sarah Bernhardt.”

(Mark Twain)

 

CURIOSITÀ

 

Nel 1898 Sarah Bernhardt scrisse un’autobiografia, “La mia doppia vita”. Edita in Italia solo nel 1981, questa autobiografia ci offre uno spaccato della vita artistica e sociale della Parigi di fine Ottocento, vista attraverso gli occhi di una donna decisamente controversa.

L’intenzione della Bernhardt era quella di offrire un ritratto più umano della Divina, anche se, a volte, non si capisce dove finisca la realtà e cominci la fantasia, ma, si sa, alla fine, anche la vita è un grande palcoscenico sul quale recitare!