NELLA VIENNA CHE ROBERT MUSIL AVEVA DEFINITO “CITTÀ DA SOGNO”, SIGMUND FREUD GIUNSE ALLA CONCLUSIONE CHE I SOGNI ERANOLA STRADA PRINCIPALE PER LA CONOSCENZA DEI MECCANISMI DELL’INCONSCIO”.

TEORIZZATA COME SCIENZA, LA PSICOANALISI INFLUENZÒ IL MONDO DELL’ARTE NELLA SUA VOLONTÀ DI ESPLORARE I RECESSI DELL’ANIMO UMANO.

 

FREUD E L’ARTE

 

Quando nel 1899 fu pubblicata “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud, pittori, registi, poeti, narratori e fotografi ne furono contagiati.

Frida Kahlo, Il sogno, 1940
Frida Kahlo, Il sogno, 1940

Quella che era nata come una scienza fu acquisita dagli artisti del Novecento come un nuovo strumento per interpretare la realtà.

Il clamore che la sua opera riscosse al di fuori dell’ambiente medico non colpì particolarmente Freud, anzi lo irritava sapere che le sue ricerche venivano associate a fenomeni di questo genere.

Egli non amava l’arte a lui contemporanea, anzi provava un evidente disinteresse, sconfinante nella repulsione, per i fenomeni moderni.

Considerava l’Espressionismo e il Surrealismo come non-arte, per il resto i suoi gusti andavano ai grandi maestri del passato, con una certa predilezione per Leonardo.

 

LA PSICOANALISI E L’ARTE

 

Intanto a Parigi, negli anni Venti del Novecento, la psicoanalisi era l’argomento principale di conversazione nei caffè, dove si riunivano gli intellettuali dell’epoca, e tema di chiacchiere, più o meno serie, nei salotti della buona società: la curiosità per questo fenomeno chiamato inconscio dilagava in modo incontrollabile.

Furono soprattutto le avanguardie artistiche ad utilizzare questa nuova disciplina per dare fondamento all’indagine dell’universo onirico.

Edvard Munch, L'urlo, 1893
Edvard Munch, L’urlo, 1893

La scienza di Freud dava dignità ad una nuova arte che intendeva andare oltre la realtà dei sensi, per indagare quella surrealtà frutto delle nostre visioni notturne.

Attraverso la psicoanalisi si compì una vera e propria rivoluzione estetica: l’arte smise di provocare piacere e cominciò a creare ansia, disagio e disperazione.

L’arte gridava invece di raccontare.

Nonostante lo ritenessero alla stregua di un padre spirituale, Freud si ostinava a non comprendere gli artisti moderni,puri folli, o diciamo puri al 95 per cento, come l’alcool …”.

In una lettera indirizzata ad André Breton, il quale nel 1937 aveva chiesto a Freud di partecipare alla pubblicazione di una raccolta di sogni narrati da autori surrealisti, così spiegò il suo diniego: “mi dispiace moltissimo di non potere esaudire la sua richiesta. Prima di tutto devo confessare che non ho più niente di nuovo da dire sui sogni. E poi la prego di notare che il racconto di un sogno fine a se stesso non mi interessa… una collezione di sogni, senza le associazioni connesse, senza la conoscenza delle circostanze in cui sono stati fatti, non ha per me alcun significato e non penso che lo possa avere per gli altri.”

 

UN AMORE NON CORRISPOSTO

 

Quello fra arte e psicoanalisi fu un amore non corrisposto, anzi il medico viennese deprecava l’arte in quanto prodotto della fantasia, facoltà per lui rivelatrice dell’uomo malato, insoddisfatto, infelice e nevrotico.

René Magritte, La chiave dei sogni, 1930
René Magritte, La chiave dei sogni, 1930

Nonostante questo deciso rifiuto non si potrebbe concepire l’arte del Novecento senza la psicoanalisi ed il prezioso contributo che diede all’esplorazione dei moti interiori della psiche umana.

Pur non avendolo previsto, Sigmund Freud indicò una nuova via agli artisti, aiutandoli ad immergersi nei recessi più reconditi della loro mente.

Gli artisti del nuovo secolo trovarono in Freud la giustificazione scientifica a quel malessere di vivere che già da tempo serpeggiava nei loro animi e che cercavano di esprimere con le loro opere.

Una nuova arte veniva alla luce: le avanguardie avevano cominciato ad urlare la propria rivolta.