TOM WESSELMANN HA INTERPRETATO LA POP ART IN MODO RAFFINATO; LONTANO DALLA SERIALITÀ BULIMICA DI UN WARHOL, LA SUA É UNA CONTEMPORANEITÀ CANTATA NEL SUO VALORE ESTETICO.

Giganteschi nudi di donna in versione pin-up, prodotti da supermercato come nature morte, labbra laccate, sigarette accese: immagini ordinarie, ma incredibilmente rivoluzionarie nella loro rappresentazione.

E’ l’opera di Tom Wesselmann, dove la quotidianità, denudata da qualsivoglia retorica sociologica o denuncia consumistica, viene esaltata per il suo valore artistico: la banalità dell’oggetto comune interpretata come suprema forma di bellezza.

L’OPERA E LO STILE

 

Tom Wesselmann, Still life, 1963
Tom Wesselmann, Still life, 1963

Nato il 23 febbraio 1931 a Cincinnati, Tom Wesselmann è stato uno degli artisti più eleganti della Pop Art.

Fermamente convinto che la conoscenza della storia della pittura fosse essenziale per lo sviluppo di un’opera veramente artistica, riannodò i legami con la tradizione rinnovandone i soggetti.

Nessun artista può lavorare ignorando gli effetti della storia dell’arte, e per la maggior parte di noi quella storia è europea“, affermava, rifiutando implicitamente l’etichetta di artista Pop, troppo vuota e superficiale per riuscire a comprendere la profondità della sua visione.

Per quanto riguarda la Pop Art, devo dire che questo termine non mi è mai piaciuto. Non mi appartiene, sono un pittore figurativo nella lunga scia evolutiva dell’arte figurativa. Non c’è alcuna definizione pop che possa spiegare la mia arte.” (Tom Wesselmann)

La sua capacità tecnica assai sofisticata e la predilezione per la linea espressiva ispirata ad Henri Matisse, fanno di Wesselmann il fautore di un “nuovo realismo”, un realismo originale in grado di raccontare la realtà quotidiana dominata dai mass media, rimanendo fedele alla solidità compositiva e ai problemi dello spazio.

Tutta la sua opera rivendica un’esigenza di armonia, indipendentemente dalle figure rappresentate.

Tom Wesselmann, Seascape Dropout, 1982
Tom Wesselmann, Seascape Dropout, 1982

Le immagini sono autoreferenziali nella loro compiutezza formale: il bello nascosto nella normalità.

Tutta la pittura è un fatto, e ciò è sufficiente. I dipinti sono carichi della loro stessa essenza fisica.” (Tom Wesselmann)

Con i “Grandi nudi“, che lo imposero sulla scena artistica americana negli anni Sessanta, gli “Still life“, nature morte che inneggiano al consumismo, la serie degli “Smokers“, gigantesche labbra femminili da cui pendono sigarette accese, Wesselmann ha dato voce al lato più glamour della società di massa.

Armonia ed equilibrio strutturale, delicatezza e raffinatezza delle forme, sono il segno distintivo di un’artista che ha tracciato le sagome di un mondo luccicante ma totalmente vacuo, un mondo dove l’imperativo è apparire e l’obiettivo è consumare.

I SOGGETTI

 

Tom Wesselmann, Great american nude #99, 1968
Tom Wesselmann, Great american nude #99, 1968

La donna è una figura ricorrente nel repertorio di Wesselmann: donne sdraiate, donne sedute, donne che si lavano o donne completamente rilassate, ritratte in un momento di ozio esibizionista.

Donne descritte nella loro completezza o attaraverso un dettaglio anatomico: le labbra rosse o i grandi seni.

Ritratte in interni come camere da letto, soggiorni o stanze da bagno, le troviamo sempre vicine a telefoni, radio, televisioni, frigoriferi, asciugamani, ritratti appesi.

Donne, sempre donne, continuamente donne, sempre sole e sempre nude. Non ci guardano perchè non hanno occhi, parlano solo attraverso le forme dei loro corpi.

Tante donne che si rincorrono, per una sola tipologia stereotipata di sex appeal che è quella di una Marilyn o di una Gilda.

La sua immagine di donna divenne talmente iconica che lo stesso Stanley Kubrick se ne servì come citazione nel suo celebre film “Arancia Meccanica” del 1971.

L’appartamento della donna dei gatti contiene elementi di arte contemporanea quali il fallo di gesso, riferibile a “Princess” di Brancusi, e il dipinto che è un eplicito omaggio al “Great American Nude” di Wesselmann.

Il riferimento denuncia una precisa comunanza di intenti: imbruttite dalla mercificazione del consumismo, le donne di Wesselmann denunciano il medesimo degrado morale in cui si muovono i protagonisti di Kubrick.

La pittura, il sesso e l’umorismo sono le cose più importanti della mia vita.” (Tom Wesselmann)

 

 

Tom Wesselmann, Smoker 1 (Mouth 12), 1967
Tom Wesselmann, Smoker 1 (Mouth 12), 1967