ERA DAI TEMPI DI YVES SAINT LAURENT CHE NON SI VEDEVA UN’ANIMA COSÌ ELEGANTEMENTE RIVOLUZIONARIA CALCARE LE SCENE DEL PIANETA MODA.

Trasgressivo ma con classe, innovatore ma con gusto, Alessandro Michele si è rapidamente guadagnato un posto di primo piano nel gotha del fashion.

 

GLI ESORDI

 

Nato il 25 novembre 1972 a Roma, dove ha frequentato l’Accademia di Costume e Moda, dopo una lunga gavetta nel settore del lusso, approda a Gucci, nel 2002, chiamato da Tom Ford.

Qui ha modo di vedere la trasformazione della casa: il suo rilancio e il suo repentino arresto nelle impeccabili ma imbalsamate collezioni di Frida Giannini.

Nel 2015 la grande occasione. Dopo l’addio improvviso della Giannini, viene convocato dal nuovo amministratore delegato Marco Bizzarri per ricoprire il ruolo di direttore artistico; una sfida importante di cui si dimostra pienamente all’altezza.

 

LA CONSACRAZIONE

 

Ritratto di Alessandro Michele
Ritratto di Alessandro Michele

Oggi Alessandro Michele è una tra le figure più influenti a livello mondiale, le sue collezioni sono attese come delle prime cinematografiche, il suo nome è sinonimo di tendenza, i suoi pezzi sono oggetti di culto.

Un successo travolgente che ha premiato la sua capacità di rapportarsi al mondo contemporaneo.

Una moda che non raggiunge le strade non è moda”, sosteneva Coco Chanel quasi un secolo fa, e lo riafferma ogni giorno Alessandro Michele con il suo lavoro: una moda che non scende dal piedistallo è adatta solo ad un museo delle cere.

E così, forte di questo imperativo, ha trasformato Gucci in oggetto di desiderio per le masse, pur lasciandone inalterata la fisionomia di luxury brand: un’apparente incoerenza che è diventata cifra e stile del suo pensiero.

Asimmetria, disarmonia e dissonanza, costituiscono i fondamenti del suo credo, tutte parole che fanno riferimento all’estetica del non finito, un’estetica che rivela il bello nelle imperfezioni della forma.

Tra accumulazioni e stratificazioni, contaminazioni e citazioni, destrutturazioni e ricostruzioni, Alessandro Michele mette in piedi uno spettacolo sfavillante dove gioca con materiali preziosi e linee consolidate; il segreto consiste proprio in questo saper giocare, prendendosi gioco di tutto e di tutti.

 

Campagna Gucci Primavera - Estate 2016, photo by Glen Luchford
Campagna Gucci Primavera – Estate 2016, photo by Glen Luchford

Cavalcando i social, zigzagando nel tempo, sfruttando sinestesie anacronistiche, egli persegue un’idea del tutto contemporanea della moda, dove non è tanto importante il cosa ma il come, un come che cambia alla velocità di un like.

Tra classico e anticlassico, mimesi e artificio, apparenza e sostanza, Alessandro Michele ci offre uno specchio nel quale ognuno è in grado di riflettersi.

Nulla di nuovo, ma tutto diverso; come aveva ben inteso Tomasi di Lampedusa “bisogna cambiare tutto per non cambiare niente.”

Ad essere messa in discussione, infatti, non è tanto la sostanza dell’abito, ma la sua superfice, la decorazione esterna.

In un mondo che ha fatto dell’immagine l’imperativo del proprio essere, la svolta di Gucci odora di genio; con coraggio la maison è scesa nell’agone sfidando il pericolo di un esaurimento del brand, attentato da vili imitatori e messo in discussione dall’intellighènzia del fashion.

Per ora Alessandro Michele ha vinto la sua battaglia;  il pericolo imminente è quello connesso alla moda, ossia il non essere più di moda.

E se la “moda cambia e lo stile resta”, sicuramente di questa felice stagione creativa ci resterà un grande insegnamento: la capacità di dare forma a una nuova idea di bellezza fatta di sintesi contradditorie ma assai convincenti.

La moda da sola non è rivoluzionaria, è la bellezza a essere rivoluzionaria. E la mia idea di bellezza va contro la simmetria : ho il terrore della simmetria. “

(Alessandro Michele)