NEL 1888, DURANTE IL SUO SOGGIORNO AD ARLES, VINCENT VAN GOGH REALIZZÒ DUE TELE AVENTI PER SOGGETTO UNA SEDIA; UN OGGETTO BANALE CARICATO DI PROFONDI SIGNIFICATI SIMBOLICI.
“A casa mia avevo tre sedie: una per la solitudine, due per l’amicizia, tre per la società.” (Henry David Thoreau)
LA SEDIA NELLA STORIA
Oggetto di uso comune, la sedia vanta delle origini molto antiche. I primi esempi della sedia moderna sono stati rinvenuti in Egitto e risalgono al 3.000 a.C. Si trattava di sedili realizzati con materiali pregiati e destinati all’uso esclusivo di nobili, sovrani e sacerdoti: una prerogativa aristocratica per differenziarsi dalla massa.
Questa esclusività della seduta si mantenne anche in epoca romana e per tutto il Medioevo: al popolo era concessa una scomoda panca o un umile sgabello, mentre la sedia, con le gambe e la confortevole spalliera, si confermava come un simbolo di autorità e di prestigio. Solo con il Rinascimento le cose cominciarono a cambiare, anche in concomitanza con l’evolversi di una ricca borghesia cittadina in cerca di stile e di comfort per le proprie abitazioni.
Merita sicuramente un cenno particolare la sedia “savonarola”, una sedia pieghevole, in legno con braccioli, che prende il nome da fra’ Girolamo Savonarola, in quanto una di queste sedie si trovava nella cella del celebre monaco nel Convento di San Marco a Firenze (il nome verrà dato alla sedia solo nell’Ottocento). Questo oggetto riveste un particolare interesse storico ed artistico, in quanto è il protagonista di numerose opere pittoriche come la predella di Luca Signorelli con una scena di “Annunciazione“, risalente al 1492-1496 e conservata agli Uffizi, o la “Cena in Emmaus” di Caravaggio del 1601-1602, custodita alla National Gallery di Londra.
“Un tavolo, una sedia, un cesto di frutta e un violino; di cos’altro necessita un uomo per essere felice?” (Albert Einstein)

Nel corso dei secoli la sedia entrò nella storia del costume, seguì mode e tendenze divenendo, nel Novecento, oggetto privilegiato di sperimentazione e innovazione formale, funzionale e produttiva. Alla sua realizzazione si dedicheranno designer ed architetti di fama mondiale, trasformando un oggetto indispensabile in un’icona senza tempo.
“La sedia è un oggetto molto difficile da progettare. Chiunque abbia provato a disegnarne una lo sa. Ci sono infinite possibilità e molti problemi: la sedia deve essere leggera, deve essere robusta, deve essere confortevole. È quasi più facile costruire un grattacielo che una sedia.” (Mies van der Rohe)
LE SEDIE SECONDO VINCENT VAN GOGH
Allusiva al tempo che passa, ai momenti conviviali ma anche alle pause meditative, in Vincent van Gogh la sedia divenne una sorta di lettino da psicanalisi, lo strumento privilegiato per sondare la personalità del suo occupante.
Nel dicembre 1888, durante il suo soggiorno ad Arles, van Gogh realizzò due tele gemelle che avrebbero dovuto siglare il sodalizio con Paul Gaguin, per creare una comunità di artisti nella famosa Casa Gialla: “La sedia di Vincent” e “La sedia di Gauguin“.

Ci troviamo di fronte a due sedie vuote, disposte trasversalmente l’una rispetto all’altra. Esse rappresentano due poli opposti come il giorno e la notte, due forze contrastanti che hanno smesso di interagire.
Modesta e poco comoda, fatta di materiali umili come il legno e la paglia, è la sedia di van Gogh, raffinata ed accogliente, dotata di braccioli per una seduta più comoda e di legno più pregiato, è invece la sedia di Gauguin. Al posto dei loro occupanti compaiono degli oggetti: una pipa e un fazzoletto con del tabacco per van Gogh, una candela e due libri per Gauguin.
Due sedie che ci parlano dei loro occupanti, dando voce alla loro assenza. Ci raccontano le loro storie e le loro personalità: la passione e il sentimento che animarono l’opera di van Gogh e la ragione e l’intelletto che dominarono quella di Gauguin. Ma queste due sedie ci raccontano qualcosa di più, esse costituiscono l’immagine di quella rottura di intenti che si era creata tra i due artisti, lasciando dietro di sé solo il vuoto di queste due sedie.
“Dopo aver accompagnato Pa alla stazione, sono rimasto a guardare il treno che si allontanava finché ho potuto vedere lui o almeno il fumo. Poi sono tornato a casa e ho visto la sedia di Pa accanto al tavolo, dov’erano rimasti, ancor dal giorno prima, i suoi libri e i suoi quaderni. Mi sentivo triste, proprio come un bambino, eppure sapevo che ci saremmo rivisti presto.” (Vincent van Gogh)
