PRINCIPALE INTERPRETE DEL ROCOCÒ VENEZIANO, PIETRO LONGHI FU IL GRANDE RITRATTISTA DEGLI ULTIMI FASTI DELLA SERENISSIMA.

L’amore della pittura non s’era spento; e il Longhi illustrò agli amatori veneziani la loro vita, negli aspetti domestici e nelle esibizioni eleganti. Nelle scene di toeletta par di sentire il chiacchiericcio del barbiere imparruccato e nelle scene di sartoria il pettegolezzo della servettina; alla scuola di ballo, la leggiadra musica del violino. Mai una nota tragica. Tutti stanno a vestirsi, a ballare, fanno inchini, pigliano il caffè; come se al mondo non ci fosse da far altro.” (Bernard Berenson)

 

PIETRO LONGHI, LA FORMAZIONE

 

Pietro Longhi nacque a Venezia nel 1702, secondo le fonti più attendibili, e fu registrato nel libro dei battesimi della parrocchia di Santa Margherita. Il padre Alessandro Falca esercitava il mestiere di “gettatore d’argento”, ed è forse da identificare con l’Alessandro Falchetta ricordato alla fine del Seicento nelle carte dell’arte degli orafi di Venezia. Sconosciuta rimane a tutt’oggi l’origine del soprannome Longhi, con il quale Pietro viene ricordato già nel 1732.

Fin da piccolo dimostrò una certa predisposizione per le arti che fu incoraggiata dalla famiglia. Entrò nella scuola di Antonio Balestra, fra le più famose e rinomate di Venezia all’inizio del Settecento.

 

Pietro Longhi, Il farmacista, 1752
Pietro Longhi, Il farmacista, 1752

 

La sua prima opera documentata fu “San Pellegrino condannato al supplizio“, Pala per il presbiterio della chiesa parrocchiale di San Pellegrino Terme, dipinta attorno al 1730. Per lungo tempo l’artista si dedicò alla grande pittura di storia e di figura, realizzando complesse tele religiose e macchinose decorazioni destinate a palazzi privati.

 

PIETRO LONGHI, LA PITTURA DI GENERE

 

Un soggiorno a Bologna, compiuto presumibilmente tra il 1732 ed il 1734, fu di fondamentale importanza per la definizione del suo stile maturo. Qui frequentò la bottega di Giuseppe Maria Crespi che lo introdusse alla pittura di genere. Fu così che, allontanandosi definitivamente dall’arte sacra e dai grandi trionfi allegorici, Longhi divenne il cantore della società veneziana del Settecento.

Mentre il contemporaneo Canaletto era impegnato a dipingere il volto esterno di Venezia, una Venezia di marmo e di pietra con le sue architetture imponenti e i suoi palazzi signorili, il Longhi entrava in quelle dimore, nelle sale e nei mezzanini in penombra delle case patrizie e borghesi, per fissare i momenti della vita di ogni giorno: lezioni di danza, concerti, fidanzamenti, matrimoni, riti, manie e capricci di un’aristocrazia chiacchierina e mondana.

 

Pietro Longhi, La polenta, 1740
Pietro Longhi, La polenta, 1740

 

Volendo dare un giudizio spassionato sull’opera di Pietro Longhi, diremo che il suo merito principale consiste nell’aver introdotto a Venezia il quadro di genere applicando gli insegnamenti del suo maestro Giuseppe Crespi alla società veneziana del Settecento, che egli, senza pretendere agli intendimenti morali di Hogarth e senza possedere la grazia delicata, né il sentimentalismo, né l’acutezza psicologica dei pittori francesi contemporanei, riprodusse fedelmente con amabile realismo e con inimitabile colore locale in mille gustose scenette colte dal vero.” (Aldo Ravà)

 

PIETRO LONGHI, I SOGGETTI E LO STILE

 

Il concertino” del 1741, oggi conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, costituisce la prima pittura di genere del Longhi di sicura datazione. La scena si svolge in un suggestivo interno dove alcuni religiosi giocano a carte, mentre i padroni di casa compongono un insolito trio di violini. Lo stile è sciolto e rapido nel definire le immagini con singolare forza evocativa e attento a rendere l’inflessione di un movimento o di un’azione. Quest’opera inaugurò quel genere popolare che lo renderà famoso.

 

Pietro Longhi, Il concertino, 1741
Pietro Longhi, Il concertino, 1741

 

Eccelso cantore del suo tempo, egli posò il suo sguardo su ogni parvenza della realtà quotidiana senza distinzione di rango: sia le classi aristocratiche, nelle loro occupazioni cosmetiche o intente in conversazioni da salotto, sia le classi più umili, pigiate fra i portici semibui di Palazzo Ducale o delle Procuratie, dove germinavano prostitute, ciarlatani, zingare, cavadenti e ruffiani, furono immortalate dal suo pennello.

Ecco allora la popolana curata dal farmacista, la nobile damina intenta ad assaporare la sua cioccolata o a seguire una lezione di geografia, e ancora la toletta del mattino o l’appuntamento con il sarto, la danza e la musica, ed infine, quando cala la sera, il Ridotto dove, in bautta e tabarro, si giocava fino al mattino.

La sua narrazione fitta e minuta riuscì a cogliere con impareggiabile acutezza, talora arguta e garbatamente ironica, ma sempre bonaria, il tono dimesso della Venezia del Settecento, una città che, nella consapevolezza dell’ineluttabilità del suo tramonto, si faceva avida di vita e di piaceri.

 

Pietro Longhi, Il Ridotto XVIII secolo
Pietro Longhi, Il Ridotto XVIII secolo

 

E mentre l’umore della Repubblica veniva a scolorire nel suo autunno, allo stesso modo anche la pittura di Longhi mutò nella parte finale della sua produzione: la freschezza iniziale diventò maniera, le tessiture cromatiche si fecero meno raffinate e i personaggi cominciarono a sfaldarsi, come ad annegare in quella laguna dove acqua e cielo si confondono, un dolce naufragio negli abissi di una nuova epoca.

Longhi, tu che la mia Musa sorella chiami del tuo pennel che cerca il vero, ecco per la tua man, per mio pensiero, argomento sublime, idea novella. Ritrai tu puoi vergine illustre e bella e dolce di viso e portamento altero; pianger puoi di Giovanni il ciglio arciero, che il dardo scocca alla gentil donzella. Io canterò di lui le glorie e il nome, di lei la fè, non ordinario vanto: e divise saran tra noi le some. Tu coi vivi colori, ed io col canto: io le grazie dirò, tu l’auree chiome: e dal suo Amor godran gli sposi intanto.” (Carlo Goldoni)

L’8 maggio 1785, dopo una malattia di dieci giorni, Pietro Longhi si spense “da mal di petto”.