ROSALBA CARRIERA FU UNA DELLE PIÙ ELEGANTI PROTAGONISTE DEL ROCOCÒ. CON LA SUA ARTE INTERPRETÒ, CON MALINCONICA RAFFINATEZZA, GLI ULTIMI SFARZI DELLA NOBILTÀ DEL SETTECENTO.
“Rosalba Carriera, fine, espressiva, delicata anima d’artista, dipinse ritratti a pastello con meravigliosa finezza di tocco e facilità di disegno. Ne’ suoi pastelli c’è la verità illuminata dal raggio della poesia: le sue patrizie non sono proprio come erano, ma come volevano essere.” (Pompeo Gherardo Molmenti)
ROSALBA CARRIERA, LA FORMAZIONE E IL SUCCESSO
Rosalba Carriera nacque a Venezia il 12 gennaio 1673. Il padre Andrea era un funzionario della Repubblica veneziana e pittore per diletto, mentre la madre, Alba Foresti, era una merlettaia. La sua era allora considerata “famiglia cittadinesca ma non ricca, che impiegavasi nelle cancellerie de’ pubblici Veneti Rappresentanti.”
La piccola Rosalba venne educata dalla madre all’arte del ricamo, cimentandosi anche nel disegno dei modelli.
Il primo approccio con la pittura fu come decoratrice per tabacchiere, oggetti molto diffusi tra l’aristocrazia europea, raffiguranti dame eleganti e figure mitologiche. In questa attività ella introdusse l’avorio come base per le sue creazioni, un elemento di novità destinato ad elevare dei meri oggetti di artigianato a pezzi artistici di grande pregio.

Antonio Balestra, pittore ed incisore veronese, fu di fondamentale importanza nella sua formazione, stimolandola a superare i limiti angusti della miniatura per cimentarsi in opere pittoriche di più ampio respiro. Risale probabilmente al 1703 il primo pastello della Carriera che a Bologna, dove venne recapitato, trovò positiva rispondenza nel giudizio di Giuseppe Maria Crespi: da quel momento le ordinazioni in Venezia si moltiplicarono e la sua fama si propagò, tanto da guadagnarsi l’ammissione, nel 1705, alla prestigiosa “Accademia di San Luca” di Roma.
Ma Rosalba conseguì successi di risonanza più ampia durante i suoi soggiorni all’estero, vezzeggiata e corteggiata da collezionisti, aristocratici, principi o semplici amateurs.
Tra il 1720 ed il 1721 fu a Parigi con la madre, le sorelle ed il cognato Giovanni Antonio Pellegrini, altro grande protagonista della pittura veneziana del Settecento. Due anni dopo ripartì con la sorella Giovanna per cogliere altri elogi alla corte di Modena, dove fu sopraffatta dalle richieste di lavoro. Ed infine, nel 1730, fu accolta a Vienna dall’Imperatore Carlo VI e anche colà le commissioni furono talmente numerose da non riuscire a soddisfarle completamente con le sue sole forze.

Augusto III di Sassonia, suo più caparbio estimatore, giunse a possedere più di un centinaio di suoi pastelli raccolti, con cura ed amore, in una stanza della sua residenza di Dresda, da lui denominato “Gabinetto della Rosalba”.
Giovanni Ludovico Bianconi, medico della casa reale di Sassonia, così descrisse questo incredibile luogo: “è una grande e luminosissima camera tappezzata di verde, che guarda sopra una larga e bella piazza. La lunga facciata che è dirimpetto alle finestre è ricoperta dalla cima a fondo dei più bei pastelli che sieno mai usciti dalle mani di questa valorosa pittrice, e forse saranno più di 100. In mezzo a loro, come nella sua reggia, si vede primeggiare il ritratto di questa immortal veneziana fatto da se stessa.”
ROSALBA CARRIERA, I SOGGETTI E LO STILE
Rosalba Carriera è passata alla storia soprattutto per i suoi ritratti, genere nel quale si distinse per la finezza di tocco e la capacità di penetrare nella psicologia del personaggio rappresentato.
Piacevolezza, frivolezza, bellezza e raffinatezza furono le caratteristiche della sua pittura, perfettamente in sintonia con il clima elegante e volubile del tempo. Anche l’uso del pastello contribuì a sottolineare quel senso di vaporosa svagatezza che aleggiava tra i suoi contemporanei. Tacciata da una critica superficiale come una pittrice scialba ed inconsistente, in realtà la Carriera dimostrò una grande tecnica e una certa maestria nell’adattarsi alle diverse esigenze del soggetto.
“I suoi ritratti, oltre ad una perfetta rassomiglianza presentano agli occhi dei conoscitori una tal finezza di tocco, una così sorprendente leggerezza, una grazia tutta particolare e delle sfumature di colore e di incarnati così pregevoli che da essi stessi si sprigiona il sentimento.” (Antoine-Joseph Dezallier d’Argenville)

L’avere in casa un ritratto della Carriera costituiva un motivo di vanto per intere famiglie. Le richieste si susseguivano incessanti sia a Venezia che fuori, tanto che a volte i suoi soggetti appaiono monotoni e triti, ma in realtà l’artista non faceva che sottoporsi alla volontà di coloro che vedevano in lei un genere “alla moda“, risultando, a volte, soprattutto quando si trattava di anonimi individui, una ripetizione di sé stessa.
“Occorre altrettanta forza di fantasia, altrettanto vigore morale ad esprimer la levità che l’energia così che, infatti, non sarebbe inesatto, almeno per comodità didattica, dir che Rosalba seppe esprimere con forza impareggiabile la svaporata delicatezza dell’epoca sua.” (Roberto Longhi)
ROSALBA CARRIERA, L’EPILOGO
Verso la fine del 1746 Rosalba fu colpita da un’incurabile malattia agli occhi, alla quale fece seguito un forte squilibrio mentale, sicché da tale momento fu costretta ad interrompere la sua operosa attività di artista. Visse in estrema tristezza i suoi ultimi anni fino al 15 aprile 1757, giorno nel quale Rosalba Carriera si spense nella sua amata Venezia. Spariva con lei una grande testimone degli ultimi fasti della Serenissima, intimamente legata alla vita di quel mondo da lei fatto oggetto di studio e di rappresentazione.

“Signora Rosalba io temo assai che la vostr’arte eccelsa vi conduca un giorno all’Inquisizione per un’accusa di cui ninun eresiarca è mai stato incolpato. Voi vi assumete l’onnipotenza, che è il più riserbato pregio di Dio ed in vece d’imitar gli uomini, li create. Ma che voi coi colori di terra formiate volti al naturale, l’intendo possibile, perché così fu fatto una volta da Dio con Adamo. Ma che co’ terreni colori dipingiate anche l’anima spirituale e insensibile, questa è un’eresia stravagante.” (Lettera di Ferdinando Maria Nicoli a Rosalba Carriera, Bologna 26 giugno 1703)
