CON IL TRADIZIONALE “C’ERA UNA VOLTA” COMINCIA LA VICENDA DI AMORE E PSICHE, LA PRIMA GRANDE FAVOLA DELLA LETTERATURA CLASSICA.

La storia, narrata ne “Le Metamorfosi” di Lucio Apuleio del II sec. d. C., è un’invenzione originale dell’autore ed è ricca di richiami filosofici e di sottili metafore.

 

AMORE E PSICHE, L’INTRECCIO

 

La fiaba di Amore e Psiche ha un intreccio molto semplice e diverrà un punto di riferimento per le successive narrazioni fantastiche.

Una principessa dalla bellezza straordinaria va in sposa ad un uomo misterioso, che si dice essere un mostro orrendo, e lo incontra solo nel buio della notte, non potendo ella vederne il volto. La vita coniugale è appagante, ma le sorelle invidiose istigano la fanciulla a spiare il suo amante durante il sonno: egli si rivela essere un giovane affascinante ma, avendo la fanciulla violato il divieto, scompare per non fare più ritorno.

 

Jacopo Zucchi, Psiche scopre Amore, 1589
Jacopo Zucchi, Psiche scopre Amore, 1589

 

La ragazza disperata dovrà affrontare numerose prove imposte dalla temibile suocera, per poter ricongiungersi al suo adorato sposo e trovare così la felicità perduta.

La principessa, l’amato, la gelosia delle sorelle, la suocera (che sarà poi la matrigna), le peripezie da affrontare, il lieto fine, sono tutti elementi chiave delle favole moderne.

 

AMORE E PSICHE, IL SIGNIFICATO

 

L’apparente banalità dell’intreccio nasconde un significato molto complesso poichè la principessa è Psiche, ossia l’anima umana, lo sposo è Amore, ovvero Cupido figlio di Venere; si capisce che in gioco vi è molto di più dell’unione tra Psiche e Amore, in questo caso si dibatte sull’immortalità dell’anima.

 

François Gérard, Amore e Psiche, 1798
François Gérard, Amore e Psiche, 1798

 

Per una corretta interpretazione del mito è indispensabile rifarsi alle dottrine platoniche seguite da Apuleio. La caduta dell’anima che attraverso un duro percorso iniziatico giunge all’immortalità, non è altro che una rappresentazione della teoria dell’Eros già espressa da Platone nella sua trilogia dedicata all’amore, “Fedone”, “Fedro” e “Simposio”.

Un grazioso racconto che adombra significati mistici ed esoterici di non semplice ed immediata comprensione.

 

AMORE E PSICHE NELL’ARTE

 

Durante il Rinascimento, periodo caratterizzato da un deciso neoplatonismo, ai due innamorati vennero dedicati numerosi cicli pittorici di straordinaria bellezza, a partire da quello che Raffello e la sua scuola realizzarono a Roma tra il 1517 ed il 1518 per “La Farnesina”, la villa del banchiere senese Agostino Chigi.

Tra danze, nudi, elmi, drappi, festoni di fiori e di frutta, Raffaello raffigurò, su finti arazzi, la favola di Apuleio: episodi di una storia dove, alla fine, l’amore trionfa.

Perin del Vaga e Giulio Romano, chiamati a collaborare agli affreschi della dimora, dedicheranno in seguito ad Amore e Psiche due decorazioni, destinate ad essere le più importanti della loro carriera: tra il 1527 ed il 1530 Perin del Vaga affrescherà la “Sala di Psiche” nel Palazzo Te a Mantova e, qualche anno dopo, nel 1545 Giulio Romano dipingerà un fregio con dieci scene tratte da Apuleio nell’appartamento di Paolo III a Castel Sant’Angelo.

 

Raffaello, Storie di Amore e Psiche, dettaglio, Loggia di Psiche, villa Farnesina, 1517-1518
Raffaello, Storie di Amore e Psiche, dettaglio, Loggia di Psiche, villa Farnesina, 1517-1518

 

Il soggetto veniva utilizzato indifferentemente da religiosi e aristocratici poiché, nella dotta cultura rinascimentale, i miti venivano posti anche al servizio della fede cristiana: un atteggiamento sincretico, prova di notevole apertura mentale. Il mito di Amore e Psiche può essere infatti letto come il difficile percorso terreno che deve compiere l’anima (Psiche) per arrivare a Dio (Amore) e all’immortalità dello spirito.

Nel Settecento, secolo dei Lumi, questa vicenda appassionante diventò il manifesto dell’amore che vince sulle differenze sociali: se un dio si è innamorato di una donna mortale portandola con sé nell’Olimpo, ciò significa che è legittimo scegliere per affinità e non per casta.

Nelle varie e diverse rappresentazioni gli artisti si divisero fra chi esaltava i particolari più esplicitamente erotici e chi invece tendeva ad esaltare la dimensione più sentimentale della vicenda.

 

AMORE E PSICHE DI ANTONIO CANOVA

 

Una delle più belle rappresentazioni della favola di Apuleio è certamente il gruppo statuario di Antonio Canova: un’interpretazione dolce e sensuale al tempo stesso.

Esistono tre versioni di “Amore e Psiche“, ma la più nota ed affascinante è  quella realizzata per prima, tra il 1788 ed il 1793.

Si tratta di una scultura in finissimo marmo bianco che rappresenta il dio dell’Amore nell’atto di guardare la sua adorata Psiche, prima di darle un bacio: la sintesi della narrazione di Apuleio in un gesto. Psiche si solleva a cingere con le braccia e ad avvicinare alla sua testa quella ricciuta di Amore, le labbra semiaperte di desiderio, il corpo nudo, perfetto e vibrante di passione; Amore avvolge con un braccio il seno di lei, con l’altro le solleva la testa, mentre le due ali tese e vibranti conducono delicatamente il gioco dell’amplesso.

 

Antonio Canova, Amore e Psiche, dettaglio, 1788-1793
Antonio Canova, Amore e Psiche, dettaglio, 1788-1793

 

Sugli omeri dell’alato dio le bianche ali brillavano come fiori luccicanti di rugiada… E tutto il resto del corpo era liscio e splendente, e tale, insomma, che Venere può ben vantarsi d’essergli madre.” (Apuleio, “Le Metamorfosi”, II secolo d.C.)