DOROTHEA TANNING FU UNA PITTRICE DI STRAORDINARIO TALENTO IL CUI VALORE FU OFFUSCATO DALLA FIGURA DEL MARITO, IL GRANDE MAESTRO DEL SURREALISMO MAX ERNST.

Dalla sua parte ebbe però la fortuna di vivere molto a lungo, morì ultracentenaria, anche se il primo vero riconoscimento ufficiale giunse solo nel 2019, con la grande retrospettiva che le dedicò la Tate Modern di Londra.

 

LA VITA

 

Nata a Galensburg, in Illinois, il 25 agosto 1910, fin dalla fanciullezza si distinse per le sue straordinarie doti creative.

Lasciò ben presto il suo piccolo paese, un posto “dove stai seduta sul divano aspettando di crescere”, come lei stessa ebbe modo di dire, per esplorare orizzonti più ampi ed approfondire la sua principale passione, la pittura.

Nel 1936 giunse a New York, all’epoca centro propulsore delle nuove tendenze artistiche.

Qui, visitando l’esposizione “Fantastic Art, Dada and Surrealism”, venne a contatto con l’avanguardia surrealista e conobbe uno dei suoi principali interpreti, Max Ernst. Colpito dalla sua arte ed ammaliato dalla sua avvenenza, Ernst invitò la Tanning a partecipare alla mostra “Thirty Woman”, organizzata nel 1943 da Peggy Guggenheim nella sua avveniristica galleria newyorkese “Art of This Century”, vivace punto di incontro tra i nuovi artisti americani e la cultura della vecchia Europa.

All’epoca Ernst era sposato con la Guggenheim, la quale non fu altrettanto colpita dalle doti di questa donna, così infatti la descrive nelle sue memorie: “ … era pretenziosa, noiosa, stupida, volgare e si vestiva con il peggior gusto possibile, ma aveva un certo talento ed imitava i quadri di Max, cosa che lo lusingava immensamente. Era così invadente ed arrivista da essere imbarazzante.” (Peggy Guggenheim, “Una vita per l’arte”, 1946) A parlare era certo l’invidia e il timore di perdere il bel marito che infatti lasciò la Guggenheim per tuffarsi nelle braccia di Dorothea, con la quale convolò poi a nozze nel 1946 in una doppia cerimonia con Man Ray e Julie Browner.

 

Irving Penn, Max Ernst e Dorothea Penning, 1947
Irving Penn, Max Ernst e Dorothea Penning, 1947

 

Le foto dell’epoca li ritraggono come una coppia perfettamente assortita: lei giovane, affascinante, radiosa, creativa, lui alto, magnetico, con i capelli ormai bianchi, ma con un vigore ancora intatto. I due vissero assieme fino alla morte di Ernst avvenuta nel 1976, risiedendo per lo più in Francia, tra Parigi e la Provenza.

 

L’OPERA

 

Pittrice, poetessa e scrittrice, la Tanning ebbe una lunga e fervida carriera, segnata da profondi cambiamenti e rivisitazioni espressive.

Non desiderava essere ricordata solo come una surrealista, ma era convinta del fatto che quello sarebbe stato il suo destino; come lei stessa ebbe modo di dire in un intervista rilasciata nel 2001: “scommetto che mi porterò dietro l’etichetta di surrealista per sempre, come un tatuaggio. Il movimento si è concluso negli anni ’50 e il mio lavoro è evoluto da quegli anni, tanto che essere definita una surrealista oggi mi fa sentire come un fossile.”

 

Dorothea Tanning, Interno con gioia improvvisa, 1951
Dorothea Tanning, Interno con gioia improvvisa, 1951

 

Lavorò fino alla morte avvenuta il 31 gennaio 2012 a 101 anni di età e, anche se la sua opera non può essere ridotta alla felice stagione surrealista, fu sicuramente quella più intensa e culturalmente interessante soprattutto per le relazioni che seppe instaurare con gli artisti più celebri del tempo: da André Breton a Marcel Duchamp, da Joan Mirò a René Magritte, da Salvador Dalì a Pablo Picasso, da Joseph Cornell a Dylan Thomas e, sopra tutti, il magnetico eclettico e accattivante Max Ernst.

Rispetto ai suoi colleghi maschi, la pittura della Tanning si distinse per una raffinatezza e un’eleganza tutta femminile. Le tematiche oniriche si fusero con soggetti cari alla donna e al mondo dell’infanzia, momento privilegiato del sogno e della fantasia.

 

Dorothea Tanning, La porta, 1984
Dorothea Tanning, La porta, 1984

 

Cambieranno le stagioni e assieme muteranno gli stili, le forme e i colori, ma inalterata rimarrà la sua inventiva carica di suggestioni e d’imprevisti accostamenti figurativi. La nota predominante sarà sempre quella di una delicata e struggente evasione in altri mondi, in mondi non tangibili, protagonisti della nostra vita interiore.

Artista-donna. Non esiste una cosa o una persona simile. E’ una contraddizione, come dire artista-uomo o artista-elefante. Puoi essere una donna e puoi essere un’artista. Ma la prima cosa è un dato di fatto, la seconda sei tu.” (Dorothea Tanning)

 

EINE KLEINE NACHTMUSIK

 

Eine Kleine Nachtmusik“, dipinto del 1943 oggi custodito alla “Tate Modern” di Londra, è uno dei dipinti più famosi della Tanning: impossibile resistere al suo fascino ambiguo e perturbante.

Percorrendo le vaste sale della Tate, tra i vari Picasso, Léger e Picabia, ecco apparire, come una sorta di visione , questa piccola tela, piccola per dimensioni (41×61 cm), ma immensa per il suo impatto visivo ed emozionale.

 

Dorothea Tanning, Eine Kleine Nachtmusik, 1943
Dorothea Tanning, Eine Kleine Nachtmusik, 1943

 

La scena si apre su quello che sembra un corridoio d’albergo: una bambola e una ragazzina entrambe con abiti laceri, un girasole che sembra avere vita propria, tre porte, di cui una aperta. Una sorta di set cinematografico orchestrato per narrare un sogno.

Il quadro fu realizzato quando Dorothea si trovava a Sedova, in Arizona, con Max Ernst. Era il loro primo viaggio in queste zone e l’artista, nel suo libro di memorie “Birthday“, ricorda come lei e Max erano soliti discutere di musica, in particolare di Mozart.

Il titolo “Eine Kleine Nachtmusik” allude ironicamente al notturno di Mozart: in questo caso, i protagonisti sono gli incubi notturni, piuttosto che le atmosfere allegre e festose della composizione musicale.

 

Visita il sito della Tate Modern di Londra dove è conservata “Eine Kleine Nachtmusik”:

https://www.tate.org.uk/visit/tate-modern