IL PITTORE SICILIANO ANTONELLO DA MESSINA FU IL PRIMO ARTECIFE DI UNA FUSIONE TRA LE GRANDI SCOPERTE DEL RINASCIMENTO ITALIANO E LE PIÙ INNOVATIVE TENDENZE EUROPEE, CON UNA PARTICOLARE ATTENZIONE PER QUELLE DELLA SCUOLA FIAMMINGA.

Antonello, dunque: e il suo essere siciliano, come personaggio e come artista, come uomo insomma la cui vita, la cui visione della vita, il cui modo di esprimere nell’arte la vita, sono irreversibilmente condizionati dai luoghi, dagli ambienti, dalle persone tra cui si trova a nascere e a passare l’infanzia, l’adolescenza.” (Leonardo Sciascia)

 

ANTONELLO DA MESSINA, LA FORMAZIONE

 

Antonello de Antonio, più comunemente noto come Antonello da Messina, nacque a Messina tra il 1425 ed il 1430, da Giovanni de Antonio, un modesto scalpellino, e Garita, probabile diminutivo di Margherita.

Scarse sono le sue notizie circa il suo apprendistato artistico, ma dal 1450 è attestata la sua presenza a Napoli presso la bottega di Colantonio, un importante pittore attivo presso la corte napoletana.

A quel tempo il Regno di Napoli, sotto la guida illuminata di Alfonso d’Aragona, era uno dei centri europei più vivaci e raffinati; aperto alle novità culturali del Rinascimento, esso ospitava personalità dalle provenienze più diverse, con un occhio di riguardo per gli artisti che provenivano dalle Fiandre.

Qui Antonello ebbe modo di conoscere la pittura fiamminga, spagnola e provenzale, sia attraverso le opere presenti nelle collezioni reali, sia attraverso la conoscenza diretta di artisti stranieri che operavano sul territorio.

 

Antonello da Messina, Salvator Mundi, 1465
Antonello da Messina, Salvator Mundi, 1465

 

Un’altra tappa fondamentale della sua formazione fu un soggiorno a Venezia, tra il 1475 ed il 1476, dove venne in contatto con la pittura di Giovanni Bellini.

La tradizione italiana, interessata alla razionalità della costruzione spaziale, unita alla “maniera fiamminga”, ossia all’attenzione per il dettaglio e la resa atmosferica della luce, trovarono nella pittura di Antonello una perfetta sintesi compositiva.

Classico senza studiare i classici, come aveva fatto invece il Mantegna dominatore della regione veneta; diligente, esatto, come uno di quei maestri fiamminghi dei quali risonava dappertutto la fama; luminoso talvolta come Piero della Francesca; potente per lo smalto dei suoi colori ad olio.” (Adolfo Venturi)

 

ANTONELLO DA MESSINA, I CAPOLAVORI

 

San Girolamo nello studio, dipinto del 1475 circa, costituisce la testimonianza più esemplare della maniera ibrida di Antonello, capace di coniugare con grande naturalezza la cultura nordica con quella mediterranea.

La prima cosa che ci colpisce del dipinto è la sua assoluta precisione prospettica: una struttura compositiva articolata, ma ineccepibile dal punto di vista costruttivo. L’ambiente richiama l’interno di una chiesa gotica, San Girolamo è ritratto assorto nella lettura di un pesante volume, nelle sembianze più di un umanista del suo tempo che di un religioso.

 

Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, dettaglio, 1475
Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, dettaglio, 1475

 

La simbologia cristiana è fitta e raffinata, muovendosi tutto intorno la figura dell’uomo: in primo piano una coturnice, che allude alla Redenzione di Cristo, il pavone, che simboleggia la Resurrezione e la vita eterna, ed un bacillo come quello che raccolse il sangue di Cristo nella sua Passione; ai piedi del santo un bosso, legato alla Salvezza divina, e un geranio, segno di amore; in ombra un leone, principale attributo di san Girolamo. La luce, distribuita con sapiente virtuosismo, contribuisce a trasmettere un’atmosfera silenziosa e assorta.

Il dipinto, catalogato nel 1529 presso una collezione veneziana, venne probabilmente realizzato quando Antonello si trovava a Venezia per dimostrare le sue capacità ai suoi futuri committenti.

Nella sua regione natale, a Siracusa, è conservato uno dei suoi capolavori, L’Annunciazione del 1474. Originariamente destinata alla chiesa di Santa Maria Annunziata di Palazzolo Acreide, la tavola condivide con il San Girolamo nello studio uno spazio illusionistico studiato fin nei minimi dettagli, come una realtà perfettamente abitabile. Piccola, fragile, devastata numerose lacerazioni, essa reca impressi i segni di una storia alquanto travagliata.

 

Antonello da Messina, Annunciazione, 1474
Antonello da Messina, Annunciazione, 1474

 

Anche in questo caso l’evento è narrato in modo non consueto: l’Annunciazione calata nella realtà di ogni giorno, descritta come un’epifania domestica. Lo spettatore è invitato ad entrare in quella casa e ad assistere al miracolo che vi si sta compiendo: l’architrave, lo scorcio del soffitto e la colonna in primo piano, sono tutti elementi costruttivi finalizzati a creare una dimensione di partecipazione all’evento religioso. Degni di nota sono i volti della Madonna e dell’angelo annunciante, dotati di una sentita umanità che nulla toglie alla solennità della loro immagine.

Del tutto eccezionale per ideazione è l’Annunciata, realizzata attorno al 1476 e custodita presso Palazzo Abatellis a Palermo. Maria è colta nell’attimo in cui le viene annunciata la sua imminente maternità. L’angelo è clamorosamente assente, ma la sua presenza si intuisce dallo sguardo della Madonna e dalla sua mano sospesa in aria. Questa incredibile invenzione ci consente di entrare nei panni della Vergine: attraverso i suoi occhia siamo tutti chiamati a vivere il sacro mistero dell’Annunciazione.

 

Antonello da Messina, Annunciata, 1476
Antonello da Messina, Annunciata, 1476

 

Diciamo Antonello genio della pittura, ma sebbene avvolga nel vivido smalto dei suoi colori le forme possenti, egli è anzitutto un plastico, che anche della luce si vale, non come i fiamminghi ad animar di riflessi il morbido velluto dell’ombra, ma ad isolar dai fondi le sue geometriche architetture marmoree.” (Adolfo Venturi)

 

ANTONELLO DA MESSINA, I RITRATTI

 

La finezza esecutiva di Antonello si rivela in tutta la sua pienezza nei ritratti dove, con lievi accorgimenti, riesce ad affrontare una gamma variegata di espressioni facciali. Sono quasi tutti ritratti che non hanno un nome, ma che sono capaci comunque di raccontare una storia molto intensa.

 

Antonello da Messina, Ritratto d'uomo (forse Autoritratto), 1475-1476
Antonello da Messina, Ritratto d’uomo (forse Autoritratto), 1475-1476

 

Sono volti vivissimi, colmi di stupore, che accennano sorrisi, intessendo una complicità ambigua con lo spettatore. In ciascuno di quei volti è contenuto un mistero che cela una domanda: occhi che inseguono altri occhi alla ricerca della loro identità.

Ognuno di questi ritratti riesce ad elevarsi dall’aneddoto per diventare cifra assoluta di eterna bellezza.

L’eloquenza è un ritratto del pensiero; perciò, quelli che dopo aver dipinto aggiungono ancora qualcosa, fanno un quadro invece di un ritratto.” (Blaise Pascal)

“In un mondo imperfetto, l’arte è ciò che più ci avvicina a quell’idea di compiutezza che è propria della sfera divina.”

barbarameletto@gmail.com

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