RITO SOCIALE, OCCASIONE PER INCONTRARE GLI AMICI, FARE NUOVE CONOSCENZE O SEMPLICEMENTE PER SMALTIRE UNA GIORNATA DI LAVORO, L’APERITIVO È UN’ABITUDINE CHE VANTA UNA STORIA MOLTO ANTICA.

… e come Parigi ha l’ora dell’assenzio, Torino ha l’ora del vermut, l’ora in cui la sua faccia si colora e il suo sangue circola più rapido e più caldo.” (Edmondo De Amicis, “Le tre capitali: Torino, Firenze, Roma”, 1911)

 

LE ORIGINI DELL’APERITIVO

 

Il termine aperitivo deriva dal latino medievale aperitivus (che apre), l’etimologia non lascia dubbi circa le proprietà di questa bevanda. L’aperitivo è in grado di aprire lo stomaco, stimolando la sensazione di fame.

Già nel V secolo a.C. il medico greco Ippocrate consigliava ai suoi pazienti, per alleviare i disturbi da inappetenza, il Vinum Hippocraticum, una miscela da lui appositamente creata a base di vino bianco dolce in cui erano fatti macerare fiori di assenzio, ruta e dittamo.

Come altre cose acquisite dalla cultura greca, anche questo vino speziato giunse fino ai romani che oltre al Vinum Hippocraticum, da loro chiamato Vinum Absinthiatum, bevevano anche il Mulsum, vino bianco greco arricchito con miele e semi di finocchio, ed il Mirtillum, a base di bacche di foglie di mirto.

 

Peder Severin Krøyer, Hip hip hurra!, 1888
Peder Severin Krøyer, Hip hip hurra!, 1888

 

Durante il medioevo si approfondì la conoscenza delle erbe aromatiche, scoprendo che era il gusto amaro quello più favorevole a preparare lo stomaco per il pasto. Non è un caso che, ancora oggi, i principali drink consumati durante l’aperitivo siano prevalentemente bitter, ossia preparati caratterizzati da un gusto amarognolo.

 

LA NASCITA DELL’APERITIVO MODERNO

 

L’aperitivo moderno ha un luogo e una precisa data di nascita. Nel 1786, a Torino, Antonio Benedetto Carpano, allora aiutante nella liquoreria del signor Marendazzo, decise di produrre una bevanda adatta anche al palato raffinato delle donne. Fu così che fu inventato il vermuth, un vino aromatizzato con erbe e spezie, dal sapore deciso ma delicato.

La novità fu talmente gradita ai torinesi da diventare l’emblema della città. Tra i più grandi estimatori del vermuth Carpano vi furono importanti uomini politici come Vittorio Amedeo III, Camillo Benso conte di Cavour, Massimo d’Azeglio e Urbano Rattazzi, e grandi artisti come Giuseppe Verdi, Arrigo Boito e Giuseppe Giacosa.

 

Giuseppe de Nittis, Pranzo a Posillipo, 1879
Giuseppe de Nittis, Pranzo a Posillipo, 1879

 

Se dunque le origini dell’aperitivo sono torinesi, ben presto altre città diedero il loro contributo allo sviluppo dell’arte del brindisi. A Milano Ausano Ramazzotti, farmacista di origini bolognesi, ideò  nel 1815 il primo aperitivo a base non vinosa, sempre a Milano Gaspare Campari, proprietario di un noto caffè in piazza Duomo, lanciò un bitter alcolico. In Francia, soprattutto nella capitale, era molto diffuso l’assenzio, mentre nelle città predilette da Ernest Hemingway, New York, Cuba e Venezia, si beveva “all’americana”, ossia miscelando liquori di vario genere.

 

L’APERITIVO NELL’ARTE

 

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, l’aperitivo divenne un’abitudine assai diffusa: evento mondano per eccellenza, accresceva le occasioni di incontro negli eleganti caffè cittadini. Anche il mondo dell’arte non fu immune al fascino dell’aperitivo. Furono soprattutto i pittori impressionisti, sublimi interpreti della società contemporanea, a lasciarci le testimonianze più iconiche di questa nuova moda.

 

Édouard Manet, Il bar delle Folies-Bergère, dettaglio, 1881-1882
Édouard Manet, Il bar delle Folies-Bergère, dettaglio, 1881-1882

 

Il bar delle Folies-Bergère”, uno dei quadri più celebri di Édouard Manet, costituisce l’immagine simbolo del bel vivere parigino, all’insegna del piacere e del divertimento. L’opera riveste un notevole interesse anche per la notazione realistica delle bottiglie presenti sul bancone: l’immancabile champagne, gloria della nazione francese, e delle birre di una nota marca inglese, molto in voga a quell’epoca.

Ma il bere non presentava solo un aspetto gioioso e conviviale. L’assunzione di alcolici molto spesso portava all’abuso, facendo precipitare nella miseria e nella depravazione. Anche questo era un aspetto della nuova vita urbana.

 

Edgar Degas, L'assenzio, dettaglio, 1875-1876
Edgar Degas, L’assenzio, dettaglio, 1875-1876

 

Ne “L’AssenzioEdgar Degas colse, con grande maestria, il lato più misero del bere. All’interno del Café Nouvelle-Athènes, uno dei luoghi prediletti dagli impressionisti, un uomo e una donna sono seduti ad un tavolo, ognuno immerso nei propri pensieri. Non si guardano, non parlano fra di loro. Il bicchiere d’assenzio in primo piano e lo sguardo malinconico della donna rivelano l’isolamento nel quale entrambi sono prigionieri.

 

L’APERITIVO NELLA PUBBLICITÀ

 

Lo sviluppo industriale della belle époque aveva contribuito ad incrementare gli estimatori dell’aperitivo anche grazie all’avvento della pubblicità, un nuovo tipo di comunicazione ad uso commerciale. Molti artisti si impiegarono in questo genere, mentre le aziende cercavano di accaparrarsi i servizi dei nomi più famosi, nella volontà di dare lustro al proprio prodotto. Erano i primordi della società dei consumi.

 

Fortunato Depero, Squisito al Selz, 1926
Fortunato Depero, Squisito al Selz, 1926

 

Henri de Toulouse-Lautrec, Alphonse Mucha, Marcello Dudovich, Adolf Hohenstein, Leonetto Cappiello, Fortunato Depero, Franz Laskoff e, in tempi più recenti, Andy Warhol, sono solo alcuni degli artisti prestati al mondo della grafica pubblicitaria.

Con inserzioni per giornali, manifesti e locandine essi resero lode all’aperitivo, secondo il esaltandone gli aspetti più spensierati. Sono trascorsi più di due secoli dalla magica invenzione di Antonio Benedetto Carpano, ma l’arte dell’aperitivo è ancora viva e pulsante perché, come sosteneva Goethe, “chi non beve e non bacia è peggio che morto.”

 

LA COLLEZIONE SALCE DI TREVISO

 

A Treviso esiste un museo interamente dedicato alla grafica pubblicitaria, dove è possibile ammirare numerosi manifesti dedicati all’aperitivo. La raccolta, originatasi attraverso il lascito del collezionista Ferdinando Salce, consta di circa venticinquemila pezzi che, nel 2014, hanno trovato casa in un Museo permanente.

Il Museo Nazionale Collezione Salce oggi si articola in due complessi architettonici: la sede di San Gaetano, con finalità espositive, e quella di Santa Margherita, con scopi di valorizzazione e conservazione. L’offerta museale non ha una configurazione permanente, ma i pezzi sono esposti a rotazione, nell’ambito di mostre temporanee.

Una meta da non perdere anche per visitare la chiesa di san Gaetano, edificio che fu dei Cavalieri Templari, ricco di storia e di preziose opere d’arte.

 

Leonetto Capiello, Absinthe di Edouard Pernot, 1905
Leonetto Capiello, Absinthe di Edouard Pernot, 1905

 

Visita il sito del Museo Nazionale Collezione Salce al seguente link:

Museo Nazionale Collezione Salce