LES DEUX MYSTÈRES, OPERA DEL 1966 DI RENÉ MAGRITTE, HA PER SOGGETTO DUE PIPE, ACCOSTATE SECONDO UNA PRECISA LOGICA INTERPRETATIVA.

La mente ama l’ignoto. Ama le immagini il cui significato è sconosciuto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto.” (René Magritte)

 

I DUE MISTERI, ANALISI DELL’OPERA

 

Quasi tutti conoscono il dipinto del 1929 Ceci n’est pas une pipe (Questa non è una pipa), il cui titolo originario è La Trahison des images (Il tradimento delle immagini), ma a pochi è nota una versione posteriore e più complessa dal titolo Les deux mysteres (I due misteri).

Nel 1966 René Magritte tornò infatti a cimentarsi sul soggetto della pipa, ampliando le implicazioni intellettuali dell’opera precedente. Ne Les deux mysteres sono rappresentate due pipe: una è disegnata su una lavagna, mentre l’altra si libra sospesa nell’aria.

A corredo della pipa disegnata l’artista inserisce la scritta “ceci n’est pas une pipe” (questa non è una pipa): una dichiarazione di un’ovvietà disarmante che nega la realtà rappresentata rafforzandone, al contempo, il senso altro da sé.

 

René Magritte, I due misteri, 1966
René Magritte, I due misteri, 1966

 

La pipa di Magritte nasce con la consapevolezza di non essere una pipa, ma trova la sua ragione d’esistere nell’indicare l’oggetto reale alla quale si riferisce. La decisa negazione di una cosa che si nega da sé ammanta l’immagine di suggestioni arcane e la carica di una grande potenza evocativa.

Si possono creare nuovi rapporti tra le parole e gli oggetti, e precisare alcune caratteristiche del linguaggio e degli oggetti generalmente ignorate nella vita quotidiana. […] A volte il nome di un oggetto sta al posto di un’immagine. Una parola può prendere il posto di un oggetto nella realtà. Un’immagine può prendere il posto di una parola in una proposizione. “ (René Magritte)

 

I DUE MISTERI, IL SIGNIFICATO DELL’OPERA

 

L’apparente semplicità figurativa dell’opera cela, in realtà, una riflessione molto profonda sulla frattura che si era venuta a creare tra la realtà ed il linguaggio, agli inizi del Novecento.

La certezza della parola non era più in grado di cogliere la multiforme varietà del mondo, reso ancor più complesso dalla scoperta dell’individuo nella sua precaria identità. Alle parole veniva così sottratta la capacità di identificare le cose: i segni, sciolti da ogni vincolo narrativo e svuotati di significato, sono così liberi di vagare nell’enigma del mistero.

 

René Magritte, Il tradimento delle immagini, 1929
René Magritte, Il tradimento delle immagini, 1929

 

La creazione di nuovi oggetti; la trasformazione di oggetti noti, il mutamento di materia per certi oggetti: un cielo di legno, per esempio; l’uso delle parole associate alle immagini; la denominazione erronea di un’immagine; la messa in opera di idee suggerite da amici, la rappresentazione di certe visioni del dormiveglia furono a grandi linee i mezzi da me usati per costringere gli oggetti a diventare infine sensazionali. […] I titoli sono scelti in modo tale da impedire anche di situare i miei quadri in una regione rassicurante che lo svolgimento automatico del pensiero potrebbe trovar loro allo scopo di sottovalutarne la portata. I titoli devono essere una protezione supplementare, destinata a scoraggiare qualsiasi tentativo di ridurre la vera poesia a un gioco senza conseguenze. “ (René Magritte)

 

I DUE MISTERI, L’EREDITÀ

 

La pittura di Magritte è una pittura fortemente moderna. Egli non amava dipingere, ossia non amava quel fare pittura che implica un uso articolato del mezzo espressivo. La sua è una pittura piatta, semplice, fredda, priva di guizzi virtuosistici. In Magritte non è il “come” che conta, ma il “cosa”, ossia il messaggio che intende trasmettere. È una pittura di testa più che di cuore.

Ricondotto nell’ambito del surrealismo, in realtà egli se ne discostò per la sua vocazione a cercare la dimensione del sogno nella realtà delle cose. Non è necessario fuggire dal visibile per mettere in scena l’invisibile: l’ignoto è qui, di fronte ai nostri occhi, oltre la superficie banale del quotidiano. La realtà in cui viviamo non è altro che un sogno ad occhi aperti.

 

Banksy, This is a Pipe, 2011
Banksy, This is a Pipe, 2011

 

Nel 2011, a quasi cinquant’anni di distanza, Bansky propose una nuova versione de Les deux mysteres, ribaltandone completamente il significato. Esponendo un rubinetto di metallo entro una cornice dorata e aggiungendo le parole “This is a pipe” (Questa è una pipa), l’artista inglese intese rimarcare l’effettiva realtà dell’oggetto, forte della presenza fisica del rubinetto, anche se non allude alla vera oggettività dell’essere pipa.

Ecco che Bansky opera un’ulteriore riflessione tra il senso delle cose, realtà reale e rappresentata, creando uno shock visivo ed intellettuale. Con un gesto ordinario, come lo è la pittura di Magritte, Bansky è riuscito a sovvertire e a mettere in discussione una famosa opera d’arte, sfidando le nostre stesse aspettative riguardo all’arte e alla sua presunta originalità.

 

Christoph Niemann, Ceci n’est pas une pipe, dalla raccolta Sunday Sketches 2016
Christoph Niemann, Ceci n’est pas une pipe, dalla raccolta Sunday Sketches 2016

 

Ma Magritte non smette mai di fare scuola, continuando ad offrire spunti sorprendenti a chi è in grado di saperli cogliere. In tempi recenti l’illustratore e grafico tedesco Christoph Niemann ha realizzato una superba interpretazione della pipa magrittiana, dimostrandosi capace di calare un’opera “classica” nella contemporaneità.

Con arguzia ed ironia Niemann ha sostituito la pipa con un’auricolare, l’oggetto d’uso più comune dei nostri tempi, corredandolo della medesima frase ceci n’est pas une pipe.  Le riflessioni qui si moltiplicano, attribuendo nuovo significato a ciò che compete il senso dell’udito, nel momento in cui la cuffia si sostituisce a ciò che è attinente al senso del gusto. Un’operazione che sarebbe certamente piaciuta a Magritte!

Un oggetto non svolge mai la stessa funzione del nome o della sua immagine.” (René Magritte)