LA DANZA ERA IL SUO CREDO; TOTALMENTE DEVOTA ALLA SUA ARTE, ISADORA DUNCAN FU UNA DELLE GRANDI ATICIPATRICI DELLA DANZA MODERNA, OSSIA DI QUEL MOVIMENTO LIBERO DA OGNI COSTRIZIONE ACCADEMICA, VOLTO A RICERCARE LE ANTICHE CONNESSIONI CON LE PULSIONI DELLA NATURA.

Per me la danza non è solo l’arte che attraverso il movimento consente all’anima umana di esprimersi, è anche il fondamento di una concezione più sciolta, armoniosa, naturale della vita… L’unico grande principio su cui mi sento autorizzata a fondare la mia arte è la costante, assoluta, universale unità di forma e contenuto.

Unità ritmica che si ritrova in tutte le manifestazioni di natura. Le acque, i venti, i vegetali, gli esseri viventi, le particelle minimali di materia, obbediscono a questo ritmo sovrano, la cui linea caratteristica è l’ondulazione. … cercare le forme più belle in natura e trovare il movimento che esprime l’anima di queste forme: questa è l’arte del danzatore.” (Isadora Duncan)

 

LE AVANGUARDIE ARTISTICHE E LA DANZA

 

Pablo Picasso, La ballerina, 1901
Pablo Picasso, La ballerina

Nel  corso del Novecento le avanguardie si interrogarono a lungo sul mondo della danza, affascinate com’erano dal corpo e dal suo movimento: un modo alternativo di esplorare il mondo attraverso l’espressione corporea.

Il corpo danzante si configurava come il mezzo più efficace per dare voce a concezioni estetiche spregiudicate ed anticonformiste, luogo privilegiato di sperimentazioni linguistiche audaci ed innovative.

I più grandi artisti realizzarono scenografie, disegnarono costumi, composero musiche, si avventurarono in utopie gestuali e ritmiche, trasformando la scena teatrale in un laboratorio creativo.

Questo connubio fra le arti contribuì a dare una scossa al repertorio pittorico della tradizione: le movenze del ballo sciolsero l’estro inventivo e inaugurarono nuove forme di rappresentazione.

Cubismo, Astrattismo, Espressionismo, Futurismo, Dadaismo e Surrealismo, influenzarono e furono a loro a volta influenzati dalla danza, con scambi continui e reciproci.

 

LA DANZA D’AVANGUARDIA

 

Plinio Nomellini, Gioia, 1913-1914
Plinio Nomellini, Gioia, 1913-1914

Come la pittura anche la danza fu oggetto di un profondo cambiamento, di un ripensamento dei suoi codici precostituiti.

La danza accademica, schiava delle scarpette a punta e di quei tutù stretti tanto cari a Degas, incominciò ad essere boicottata a favore di una danza più libera, fluida ed armonica.
Si faceva strada l’idea di una danza classica, dove il termine classico traeva significato nelle sue origine elleniche per riportare alla luce l’energia vitale del corpo sciolto da ogni costrizione. Fautrice di questa rottura fu l’americana Isadora Duncan.

Donna spregiudicata ed anticonformista, la Duncan non si limitò a sovvertire le rigide leggi della tradizione ma, con la passione che la contraddistingueva, rifiutò le lusinghe del successo per rincorrere i suoi amori e per inseguire la sua personale ricerca artistica.

 

L’ESEMPIO DI ISADORA DUNCAN

 

Isadora Duncan danza sulla spiaggia, Viareggio, 1913
Isadora Duncan danza sulla spiaggia, Viareggio, 1913

Nata a San Francisco il 27 maggio 1877, Isadora fu educata dalla madre al gusto delle arti e del bello.

I suoi esordi come ballerina non suscitarono molto interesse nel suolo americano, fu l’Europa, dove giunse agli inizi del 1900, a consacrarla come stella internazionale.

Gettate le stecche di balena e i rigidi corsetti, la Duncan liberò l’emozione corporea preferendo indossare abiti semplici e leggeri ispirati ai pepli dell’antica Grecia: un culto dionisiaco della danza che sedusse gli intellettuali dell’epoca e scandalizzò la borghesia benpensante.

Con le sue movenze ammaliatrici, Isadora sedusse ed incantò personaggi quali Gabriele D’Annunzio, Eleonora Duse, Gordon Craig, dal quale ebbe una figlia, Stanislavskij e Auguste Rodin, che a lei si ispirò per realizzare numerose opere.

Per dire quello che penso uso il mio corpo”, affermava la Duncan, e in quella danza quasi orgiastica, fluttuante come le onde del mare, si poteva ravvisare una certa utopia sovversiva: la liberazione da ogni condizionamento gerarchico e sociale.

Con ardore ed impeto la Duncan partecipò alla rivoluzione culturale russa, abbracciò il comunismo e si legò, in una relazione breve ma intensa, al poeta Sergej Esenin.
Anche se non elaborò una tecnica precisa e non fondò mai una vera e propria scuola, Isadora riuscì ad elevare la danza a forma d’arte primaria, una nuova arte che utilizzava il linguaggio del corpo consegnato alla sola “ispirazione dell’anima”.

La sua concezione innovativa avvicinò così la danza ai ritmi e ai movimenti della natura, dai quali traeva suggestioni continue: la danza come una forma di vita spontanea e naturale.

 

Plinio Nomellini, La donna dei fiori, 1910
Plinio Nomellini, La donna dei fiori, 1910

Le sue danze erano improvvisate, seguivano l’impeto del momento che la trascinava nei molli vortici del suono musicale. Il corpo come oggetto e soggetto di opera d’arte, un’opera d’arte vivente in grado di comunicare con un nuovo alfabeto fatto di movimento e di emozione.

Cercare nella natura le forme più belle e scoprire il movimento che esprime l’essenza di queste forme: ecco il compito della danzatrice. La vera danza è un’espressione di serenità, controllata dal ritmo profondo di un’emozione interiore. La danza è il ritmo di tutto ciò che muore per poi rinascere, è l’eterno risorgere del sole.” (Isadora Duncan)

Donna moderna e di successo la Duncan fu vittima di quella stessa modernità che aveva abbracciato con tanto ardore.

Come i suoi figli erano annegati nella Senna in seguito ad un incidente d’auto, così la Duncan morì a causa della sua automobile da corsa Bugatti.

Il 14 settembre 1927, a Nizza, Isadora Duncan finì strangolata dalla sciarpa che indossava: le frange si erano impigliate nei raggi delle ruote dell’automobile sulla quale era appena salita.

Rimane famosa la frase che pare abbia pronunciato salutando gli amici, appena prima di morire: “Adieu, mes amis. Je vais à la gloire! (Addio amici. Vado verso la gloria!)”, una tragica fatalità, un tragico scherzo del destino.

 

L’EREDITA’ DI ISADORA DUNCAN

 

Edward Steichen, Isadora Duncan, Acropoli di Atene, 1920
Edward Steichen, Isadora Duncan, Acropoli di Atene, 1920

Isadora Duncan fu di grande importanza per la storia della danza: l’interesse che seppe suscitare nelle platee di tutto il mondo e le sue idee rivoluzionarie, diedero un impulso fondamentale alla ricerca di tecniche diverse da quelle dell’accademia.

Il suo stile “impressionista” contribuì ad umanizzare l’eccessivo decorativismo del balletto teatrale all’insegna di una minore perfezione e una maggiore partecipazione umana.

Ci vuole un’atleta per danzare. Ma ci vuole un’artista per diventare una danzatrice.” (Shanna La Fleur)

Seppure in modo un po’ confuso e non ben definito, Isadora Duncan  rivitalizzò la danza classica e, nel contempo, indicò la via ai creatori della danza moderna, animando la loro battaglia contro l’artificiosità dell’espressione corporea .

Da Ruth Saint-Denis a Ted Shawn, da Martha Graham a Mary Wigman, da Rudolf von Laban a Doris Humphrey, da George Balanchine a  Rudolf Nureyev, in ognuno di questi artisti brucia un po’ del sacro fuoco della Duncan.