LA DANZA ACCOGLIE IN SÈ LE CARATTERISTICHE DI TUTTE LE ARTI: LA MUSICA E LA POESIA SI SVILUPPANO NEL TEMPO, LE ARTI FIGURATIVE NELLO SPAZIO, MA SOLO LA DANZA È PARTECIPE DEL TEMPO E DELLO SPAZIO ASSIEME.

Mezzo di comunicazione antico come l’uomo, che nasce con l’uomo, la danza, secondo Luciano di Samosata, trae origine da quell’amore che infonde di sé l’intero universo: dono divino, forma perfetta di adorazione, presente in tutti i culti e in tutte le civiltà. Danzando l’uomo si esprime per mezzo del suo stesso corpo, ancor prima di affidare alla parola o alla materia il risultato della sua esperienza.

… ma coloro che ricercano le origini più veritiere della danza, ti direbbero che essa nacque contemporaneamente alla prima origine dell’universo e che apparve insieme all’antico Eros; per esempio il movimento circolare degli astri, l’intreccio dei pianeti con le stelle fisse, euritmico rapporto e la regolata armonia che li governa, sono la prova dell’esistenza primigenia della danza.” (Luciano di Samosata)

 

LA DANZA E LE ARTI FIGURATIVE

 

Forma suprema d’arte, la danza ha trovato numerosi punti d’incontro con le arti figurative, non esclusivamente a livello iconografico, ma anche attraverso la contaminazione dei rispettivi linguaggi espressivi. Il pittore si è sforzato di tradurre i movimenti del danzatore in linee, colori, forme, e il ballerino ha cercato di esprimere le proprie movenze attraverso immagini visive: dipingere con il corpo e danzare con il colore.

Amo molto la danza. La danza è una cosa straordinaria: è vita e ritmo. È facile vivere con la danza.” (Henri Matisse)

 

Henri Matisse, Ballerina, 1927
Henri Matisse, Ballerina, 1927

 

La storia della danza moderna comincia a Parigi, sul finire dell’Ottocento, in quell’epoca di generale rinnovamento e fervore creativo che porta il nome di belle époque. Anche l’arte fu colpita da questo clima di cambiamento, iniziando a volgere il suo sguardo alla vita quotidiana, per interessarsi a soggetti tratti dalla realtà comune. Fu così che anche la danza, con le sue leggiadre étoile e le sue sfrenate ballerine di can-can, divenne la protagonista di molte opere ed il tema privilegiato per il lavoro di numerosi artisti.

 

Jean Béraud, Il Café de Paris, 1890 circa
Jean Béraud, Il Café de Paris, 1890 circa

 

Furono però le avanguardie del Novecento a spingersi ben oltre la dimensione della mera riproduzione descrittiva, intessendo una fitta rete di scambi e collaborazioni tra la danza e le arti figurative, in una ricca e vivificante sinergia di suoni, colori e movimenti: la danza non più guardata solamente dal di fuori, ma vissuta pienamente dal pittore che entra a farne parte con il suo estro creativo.

Quest’arte di spettacolo insegna la rettitudine a chi cerca le regole etiche, dà godimento a chi attende ai piaceri dell’amore, dona il dominio di sé agli indisciplinati, sapienza alle persone colte.” (dal “Natyashastra”, testo indiano attribuito al saggio Bharata)

 

LA DANZA COME OPERA D’ARTE TOTALE

 

Sergej Diaghilev, geniale impresario dei “Ballets Russes”, fu l’uomo che rivoluzionò l’estetica del balletto, facendolo entrare di diritto nella storia dell’avanguardia. Quando fondò la sua compagnia a Parigi nel 1909, Diaghilev strinse importanti alleanze con gli intellettuali più visionari del suo tempo, ponendo, al contempo, le basi per una concezione della danza come opera d’arte totale.

Nel 1915 Jean Cocteau, Erik Satie e Pablo Picasso, sotto la supervisione di Diaghilev, unirono le loro forze per realizzare un balletto che fosse veramente moderno. Fu così che nacque “Parade”, un “balletto realista“, inteso a riunire tutte le arti nella rappresentazione dello “spettacolo perfetto“. Accolto negativamente da critica e pubblico, “Parade” ebbe il merito di intensificare i rapporti tra le arti e gli artisti, in uno scambio proficuo: molti pittori offrirono il loro lavoro alla danza e altrettanti danzatori prestarono il loro corpo all’arte, influenzandosi a vicenda.

 

Pablo Picasso, Sipario per Parade, 1917
Pablo Picasso, Sipario per Parade, 1917

 

La Prima Guerra Mondiale pose fine a queste sperimentazioni che ripresero negli anni successivi, anche se con esiti non sempre felici. Nel 1922 Oskar Schlemmer, pittore, scultore e designer legato alla Bauhaus, creò il “Balletto Triadico” (“Triadische Ballett“), con l’intenzione di asservire il corpo umano al rigore delle leggi matematiche e geometriche.

L’intellettualizzazione del processo coreutico provocò non pochi problemi ai ballerini che , ingabbiati in costumi rigidissimi, si trovarono impediti nella libertà dei movimenti. Comunque sia, queste ed altre esperienze accrebbero l’importanza della danza nel novero delle arti tradizionali.

 

LA DANZA RIVENDICA LA SUA AUTONOMA

 

In epoca moderna la danza, se da una parte si è sempre lasciata aperta a nuove sperimentazioni, dall’altra ha sentito l’esigenza di rivendicare la sua autonomia. La danza possiede linguaggi espressivi e mezzi comunicativi propri che, pur avendo dei punti di tangenza con le altre arti, non possono e non debbono confondersi.

Creando forme nuove nello spazio attraverso l’uso del corpo, la danza è libera manifestazione di sentimenti e di emozioni, fonte di magia e di estasi, che afferma la propria antica origine divina.

Io crederei solo ad un dio che sapesse danzare.” (Friedrich Nietzsche)

 

Edgar Degas, La lezione di danza, dettaglio, 1873-1875
Edgar Degas, La lezione di danza, dettaglio, 1873-1875