DURANTE GLI ANNI CONQUANTA DEL NOVECENTO SALVADOR DALÍ IMPRESSE UNA SVOLTA DECISIVA ALLA SUA PITTURA; MESSE DA PARTE LE TEMATICHE EROTICHE, SI DEDICÒ A SOGGETTI PIÙ TRADIZIONALI, DI STAMPO MISTICO-RELIGIOSO.

Lo scopo del misticismo è l’estasi mistica; l’estasi si raggiunge attraverso la via di perfezionamento di Santa Teresa d’Avila e successivamente penetrando nelle cappelle penitenziali del castello spirituale. Esercitando un’intensa e quotidiana auto-inquisizione della rêverie mistica, che di tutte è la più rigorosa, architettonica, pitagorica e faticosa, l’artista mistico deve formarsi un’anima dermo-scheletrica in cui la carne dell’anima non può che innalzarsi al cielo. L’estasi mistica è super-gioiosa, esplosiva, disintegrata, supersonica, ondulatoria, è corpuscolare, è ultragelatinosa, poiché è la fioritura estetica della massima gioia paradisiaca che un essere umano possa godere sulla Terra.” (Salvador Dalí, “Manifesto mistico”, 1951)

 

LA MISTICA NUCLEARE, LE ORIGINI

 

La Seconda Guerra Mondiale terminò con gli attacchi nucleari alle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Due eventi sconvolgenti, sia per gli immani danni causati, ma anche per le implicazioni morali suscitate dall’uso di un’arma di distruzione di massa.

Fra le tante personalità colpite dall’enormità della situazione vi fu Salvador Dalí, il quale riversò nell’arte il suo profondo turbamento: abbandonate le visioni surrealistiche di stampo prettamente sessuale, si volse a soggetti religiosi, interpretati tramite l’uso di concetti scientifici.

 

Salvador Dalí, Crocifissione di Gesù Cristo, 1954
Salvador Dalí, Crocifissione di Gesù Cristo, 1954

 

[…] Da allora l’atomo fu il principale oggetto dei miei pensieri. In molti scenari da me dipinti in quel periodo trova espressione la grande paura che mi assalì allorché appresi la notizia dell’esplosione della bomba atomica. Decisi di utilizzare il mio metodo paranoico-critico per sondare quel mondo. Io voglio conoscere e capire le forze e le leggi segrete delle cose al fine di dominarle. Io ho la geniale facoltà di disporre di un’arma eccezionale che mi consente di penetrare fino al nucleo della realtà: il misticismo, vale a dire l’intuizione profonda di ciò che è la comunicazione diretta col tutto, la visione assoluta in grazia della verità, in grazia di Dio. […] In questa condizione di intense profezie capii che il mezzo espressivo figurativo fu elaborato una volta per tutte e con perfezione ed effettività più assolute durante il Rinascimento e che la decadenza della pittura moderna deriva dallo scetticismo e dalla mancanza di fede, conseguenze del materialismo meccanicistico. Grazie alla rinascita del misticismo spagnolo, io, Dalí, mostrando la spiritualità di tutte le sostanze, dimostrerò con la mia opera l’unità dell’universo.” (Salvador Dalí, “Manifesto mistico”, 1951)

Un proclama dai toni enfatici e fortemente autocelebrativo, ma che descrive con chiarezza quelle che saranno le tematiche predilette da Dalí negli anni a venire: l’esplorazione della realtà nella sua struttura fisica, l’ispirazione di stampo misticheggiante, ed il recupero della tradizione pittorica classica e rinascimentale.

 

LA LEDA ATOMICA

 

La “Leda Atomica” del 1949 è uno dei primi dipinti basati sulla nuova estetica mistico-nucleare, da lui teorizzata nel “Manifesto mistico” del 1951. In quest’opera Dalí riprese un episodio della mitologia classica e lo reinterpretò in chiave atomica.

Leda, che ha le sembianze della moglie Gala, costituisce il centro propulsivo dell’intera composizione; attorno ad essa galleggiano, come tanti frammenti scomposti, gli altri elementi figurativi. In questo modo la rappresentazione soggiace alle regole di attrazione e repulsione presenti all’interno dell’atomo e nelle singole particelle che compongono la materia.

 

Salvador Dalí, Leda Atomica, 1949 - (Gala nei panni di Leda)
Salvador Dalí, Leda Atomica, 1949

 

La svolta mistica di Dalí suscitò non poche critiche, soprattutto tra il gruppo dei surrealisti, che ne rifiutavano l’insistenza religiosa. In un’epoca in cui le opere d’arte avevano abbandonato l’ispirazione sacra a favore di una loro autonomia ideologica e creativa, Dalí si dimostrò in controtendenza, affermando con insistenza la sua natura di genio isolato, dai tratti spesso inquietanti e volutamente arroganti.

Per Dalí la forza della tradizione può e deve trionfare sul vuoto della modernità, in nome dei sistemi di pensiero che hanno contribuito allo sviluppo culturale ed intellettivo dell’umanità, ossia la scienza e la religione.

 

LA MADONNA DI PORT LLIGAT

 

Nella “Madonna di Port Lligat” (1950), Dalí si ispirò alla famosa “Pala di Brera” di Piero della Francesca, artista che sentiva affine nella ricerca della proporzione attraverso i rapporti matematici. Anche in questo caso la Madonna ha le sembianze dell’amata Gala che è rappresentata sospesa a mezz’aria nella sua abside disgregata e circondata da oggetti simbolici fluttuanti.

L’idea della scomposizione dell’atomo ed il concetto di sezione aurea qui si uniscono all’iconografia sacra mescolando scienza e religiosità, in un’affascinante fusione di forma e di idea.

 

Salvador Dalí, Madonna di Port Lligat, 1950
Salvador Dalí, Madonna di Port Lligat, 1950

 

Dalí non possedeva un credo preciso e definito: si dichiarava, allo stesso tempo, razionale e mistico, agnostico e cattolico, credente e miscredente, in un continuo contrasto di idee, che rivelavano la sua personalità fortemente provocatoria e contradditoria.

Nel 1951, quando anche la chiesa cominciava ad aprirsi alle teorie scientifiche, accettando la validità della teoria del Big Bang, Salvador Dalì pubblicò il suo “Manifesto Mistico”, dando così concreta forma al suo pensiero.

A un ex surrealista, nel 1951, non può capitare niente di più sovversivo che diventare mistico e saper disegnare. Io vivo al momento entrambi questi tipi di forza. La Catalogna ha dato i natali a tre grandi geni, Raymond de Sebonde, autore della Théologie naturelle, Gaudì creatore del gotico mediterraneo, e Salvador Dalí, inventore della nuova mistica paranoico-critica e, come già dice il suo nome, salvatore della pittura moderna. La gravissima crisi del misticismo daliano si fonda essenzialmente sul progresso di particolari scienze della nostra epoca, soprattutto sulla spiritualità metafisica della sostanzialità nella fisica quantistica e – a livello di illusioni meno sostanziali – sul vergognoso riaprirsi di glutinose ferite e sul coefficiente loro proprio di viscosità monarchica che caratterizza in genere la loro morfologia…” (Salvador Dalí, Manifesto Mistico, 1951)

 

IL CRISTO DI SAN GIOVANNI DELLA CROCE

 

Il “Cristo di San Giovanni della Croce” (1951) rappresenta un Cristo inusuale, vigoroso e bello che, come il nucleo dell’atomo, si pone al centro dell’universo. La composizione è in netto contrasto con l’iconografia tradizionale che vuole il corpo del Cristo straziato e martoriato dai segni della violenza: non vi sono piaghe nelle mani e nei piedi, nessuna ferita sul costato, né alcuna corona di spine. Un sogno cosmico dove trionfa il nudo possente di Cristo, prostrato sull’ameno paesaggio marino di Port Lligat.

 

Salvador Dalí, Cristo di San Giovanni della Croce, 1951
Salvador Dalí, Cristo di San Giovanni della Croce, 1951

 

Il delirio mistico di Dalí ebbe il pregio di indirizzare la sua pittura verso un classicismo formale sempre più limpido e puro, ma non lo trattenne, tuttavia, dal cimentarsi ancora su temi profani ed esplicitamente erotici. “L’erotismo è una strada maestra dell’anima di Dio” – affermava Dalí che, in questo modo, trovava una giustificazione concettuale alle sue tele più violente e apertamente sadiche.

Con estrema naturalezza, tra un paradosso e l’altro, esibendosi in performance sempre più strabilianti e lanciando dichiarazioni spesso incomprensibili, Dalí consolidò la fisionomia del suo personaggio pubblico: un artista geniale, a volte tracotante ed indisponente, ma pur sempre dotato di una solidità tecnica ed espressiva.

Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinente a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso. E se ciò è falso per me che sono, nella nostra epoca, il genio dalla spiritualità più vasta, un vero genio moderno, è ancora più falso per i geni che incarnarono l’apogeo del Rinascimento, come Raffaello genio quasi divino. Questo libro testimonierà che la vita quotidiana di un genio, il suo sonno, la sua digestione, le sue estasi, le sue unghie, i suoi raffreddori, il suo sangue, la sua vita e la sua morte sono essenzialmente differenti da quelli della restante umanità. Questo libro unico è dunque il primo diario scritto da un genio. Di più, dall’unico genio che abbia avuto la fortuna unica d’essere sposato con il genio di Gala, l’unica donna mitologica dei nostri tempi.” (Salvador Dalí, Diario di un genio, 1952-1963)