ALMA SCHINDLER, MEGLIO NOTA COME ALMA MAHLER, PASSÒ ALLA STORIA CON IL SOPRANNOME DI “VEDOVA DELLE QUATTRO ARTI”.

Amata da Gustav Klimt, giovane sposa di Gustav Mahler, idolatrata da Oskar Kokosha, che non si rassegnò mai al suo abbandono, moglie, in seconde e terze nozze, di Walter Groupius e Franz Werfel, la Mahler ebbe il privilegio di accompagarsi alle menti più eccelse del suo tempo.

 

L’AMORE COME VOCAZIONE ARTISTICA

 

Un famoso dipinto di Gustav Klimt ci mostra una giovanissima Alma Mahler nei panni di una moderna Giuditta: una crudele seduttrice che ammalia e distrugge.

Nata a Vienna il 31 agosto 1879, aveva appena diciassette anni quando conobbe Klimt, allora trentacinquenne.

Il maestro viennese ne fu talmente colpito da innalzarla a volto della Secessione: altera e ieratica, simbolo di una femminilità sensuale e perversa.

 

Gustav Klimt, Giuditta I, 1901
Gustav Klimt, Giuditta I, 1901

 

E’ una delle pochissime maghe viventi”, ebbe a dire di lei Franz Werfel, il suo ultimo marito. E c’era veramente qualcosa di magico in questa donna che, alla fine della sua vita di innamorata cronica, ebbe l’onore di firmarsi Alma Schindler Mahler Gropius Werfel.

Sprezzante, di una bellezza accattivante, Alma frequentò uomini straordinari, fuori del comune. Ella pareva inseguire le sue prede come si seguono le mode, senza sosta e senza mai legarsi completamente a nessuno.

Tra un divorzio e una vedovanza, ma anche durante i matrimoni, l’elenco di pretendenti accettati o respinti annovera compositori, drammaturghi, psichiatri, critici e anche un teologo; sensibile al talento, collezionava geni con la leggerezza di un collezionista di farfalle, imponendo in ogni relazione il medesimo copione di folle passione e inusitata crudeltà.

Con il suo modo di vivere Alma diede prova di possedere un talento superiore ai suoi uomini, quello farsi desiderare. Incarnazione esemplare della femme fatale, attirò nelle sue spire maschi innocenti per poi mozzare loro la testa, sfuggendo, tradendo ed umiliando.

Una donna certamente contradditoria, assai colta e talentuosa, a volte insensibile e narcisista, altre volte delicata e fragile, ma sicuramente infelice: una donna alla perenne ricerca della propria affermazione in un mondo fatto da e per gli uomini.

Abbandonerò ogni uomo per dedicarmi alla mia musica. La musica è tutto per me… Mai più sarò schiava di un uomo, perché voglio occuparmi solo di me stessa e del mio benessere”, scriveva, e pochi mesi dopo, “voglio trovare un nuovo uomo, uno che mi serva e se ne vada, prima che tutto finisca.”

Fu infatti musicista e scrittrice , ma questo passò in secondo piano rispetto al ruolo avuto come musa del Novecento.

 

ALMA MAHLER E OSKAR KOKOSCHKA L’AMORE MALATO

 

Nel 1912, vedova da un anno di Mahler, Alma conobbe il pittore Oskar Kokoschka, e fu subito fuoco. Tra Alma ed il “selvaggio”, come veniva soprannominato per la sua pittura aspra e sconcertante, scoppiò una passione morbosamente ossessiva: due anni scanditi da viaggi, lettere, fughe, e tradimenti, ma anche di tanta creatività.

In questo periodo Kokoschka realizzò, infatti, alcune delle sue opere maggiori tra cui “La sposa del vento” (1914), dedicata all’amata, in cui Alma figura con i capelli sciolti, il capo chino sulla spalla dell’amante. Non si sposeranno mai , ma vivranno un amore totalizzante, gioioso e tormentato, folle e sconvolgente.

 

Oskar Kokoschka, La sposa del vento, 1914
Oskar Kokoschka, La sposa del vento, 1914

 

“Vorrei liberarmi di Oskar: non quadra più con la mia vita, mi fa perdere la mia energia… eppure mi piace ancora: tanto, troppo!” (Alma Mahler)

Quando, alla fine, Alma esasperata riuscì a porre fine a questa vorticosa girandola sentimentale, Kokoschka sprofondò nella disperazione più cupa: aveva perso d’un sol colpo la sua ragione di vita e la sua vena ispiratrice.

Un’assenza sconcertante unita ad un’irragionevole frenesia di possesso, condusse Oskar al limite della follia, tanto che, novello Pigmalione, si fece costruire una bambola plasmata sulle fattezze di Alma: un simulacro imperfetto, proprio perché incapace di appagare il suo desiderio insoddisfatto. A tal punto giunse l’amore di Oskar che continuerà a scriverle per trentaquattro anni, senza mai riuscire a dimenticarla.

Giuditta e Pigmalione, Alma e Oskar, mito e realtà si intersecarono nelle vicende di una favolosa Vienna del primo Novecento, una città dove il genio abbondava, ma dove anche la psicoanalisi faceva i suoi primi passi, forse a riprova che genio e pazzia spesso vanno a breccetto.

 

Ritratto di Alma Mahler, Beverly Hills, 1950
Ritratto di Alma Mahler, Beverly Hills, 1950

 

Alma Schindler Mahler Gropius Werfel morì a 85 anni l’11 dicembre 1964, a New York dove si era definitivamente trasferita nel 1951.

La sua vita fu senza dubbio degna di essere vissuta, come lei stessa ebbe a dire: “ho avuto una vita stupenda. Dio mi ha permesso di conoscere i capolavori del nostro tempo prima che lasciassero le mani dei loro creatori. Questo mi sembra già giustificazione sufficiente per la miapresenza sulla terra.”