ELLIOTT ERWITT HA SAPUTO GUARDARE AL MONDO CON SGUARDO IRONICO E DISINCATATO. MEMBRO DI PRIMO PIANO DELLA MAGNUM PHOTO, NON HA MAI SMESSO DI STUPIRSI DI FRONTE ALLA MAGIA DEL QUOTIDIANO.

A volte, l’aspetto umoristico è nella fotografia, non nella scena fotografata. Voglio dire che può succedere di fotografare una scena meravigliosa e di ottenere una fotografia senza vita, che non trasmette nulla. Poi scatti una foto senza importanza, di qualcuno che si gratta il naso, e viene fuori una grande fotografia.” (Elliott Erwitt)

 

LA FORMAZIONE

 

Nato il 26 luglio 1928 a Parigi da genitori russi di origine ebrea, si vide affibbiare l’italianissimo nome di Elio Romano Erwitz. Nel 1939 si trasferì con la famiglia negli Stati Uniti, dove cominciò a studiare fotografia.

Durante la Seconda Guerra Mondiale si trovò accanto all’esercito americano in Francia e in Germania come assistente fotografo. Quest’esperienza, unita alla conoscenza di personaggi illustri della fotografia fra i quali Robert Capa, Edward Steichen e Roy Strycker, gli permise di affinare la tecnica e di dedicarsi seriamente alla carriera di fotografo.

 

Elliott Erwitt, Maja vestida e Maja desnuda, 1995
Elliott Erwitt, Maja vestida e Maja desnuda, 1995

 

Una professione che Erwitt non ha mai considerato un lavoro: “la fotografia – sostiene – è una professione per pigri, non abbisogna di talento o di allenamento, ogni tanto può accadere di scoprire un messaggio nella tua opera, oppure di trovarsi nel posto giusto al momento giusto.” Una visione modesta, certamente in linea con la simpatica svogliatezza del personaggio, ma che implica una particolare concezione della realtà: la storia racchiusa in un momento, nell’immediatezza dell’attimo colto al volo.

 

IL MESTIERE DI FOTOGRAFO

 

In un mondo dove tutti si sentono artisti e realizzano grandi opere, Elliott Erwitt si è sempre distinto per la sua umiltà, fotografando di tutto e sapendo cogliere la magica essenza di ogni cosa. Ha saputo suonare diverse corde emotive, rendendosi protagonista di scoop e di reportage, di momenti di storia e di cronaca, rimanendo, però, entro i limiti di un’ironica leggerezza, senza mai prendersi troppo sul serio.

Sono un fotografo dilettante e un osservatore professionista”, ama dire di se stesso.

 

Elliott Erwitt, New York, 2000
Elliott Erwitt, New York, 2000

 

Anche quando fu ammesso alla Magnum, una delle più prestigiose agenzie fotografiche, non perse mai il suo usuale modo di operare, silenzioso e attento dietro l’obiettivo della sua Leica a rincorrere brandelli di vita.
Davanti alla macchina di questo maestro, pare che la realtà sia sempre stata pronta ad offrire il meglio ed il peggio di se stessa, merito anche della sua curiosità che lo spinse sempre lì dove occorreva essere, senza avere un preciso appuntamento. Un’estetica che aderisce ai fatti, alle persone, ai luoghi e alle azioni: frammenti attesi, cercati, intuiti e colti nel breve clic di uno scatto.

 

I SOGGETTI E LO STILE

 

La poesia di Erwitt nasce dalla capacità di sondare l’anima delle cose trasmettendo emozioni inusuali: “si tratta di reagire a ciò che si vede senza preconcetti. Si possono trovare immagini da fotografare ovunque, basta semplicemente notare le cose e la loro disposizione, interessarsi a ciò che ci circonda e occuparsi dell’umanità e della commedia umana.”

Nelle sue foto, rigorosamente in bianco e nero, possiamo cogliere tutte le sfumature e le tonalità della vita, un alternarsi di gioie e di dolori, di dolcezza e di crudeltà, di silenzi e di grida.

 

Elliott Erwitt, Marilyn Monroe, New York, 1956
Elliott Erwitt, Marilyn Monroe, New York, 1956

 

Dalla sua famosa predilezione per i cani colti in atteggiamenti bizzarri, alle foto più documentarie di Nixon che batte sul petto a Kruscev o la tragedia che gela il volto di Jackie Kennedy ad Arlington; dalle inquietanti foto di famiglie americane, ai ritratti di divi sull’orlo del crepuscolo, come Marilyn Monroe o Clark Gable; dallo stravagante ed arcinoto accostamento fra Cristo e una lattina di Pepsi, ai ritratti di bambini; tutto o quasi pare avere immortalato Erwitt nella magnifica epopea della vita quotidiana.

Esco con la mia macchina, mi guardo intorno e scatto fotografie ai bambini perché ne ho avuti tanti, ai cani perché li amo, ai musei perché ho avuto la fortuna di vederne molti, avendo sempre viaggiato.” (Elliott Erwitt)

 

Elliott Erwitt, Due dalmata, Yokohama, 2003
Elliott Erwitt, Due dalmata, Yokohama, 2003

Se una foto può migliorare il mondo non so, ma non mi riguarda.” (Elliott Erwitt)