DIVENUTO RAPIDAMENTE FUORI MODA PER L’ECCESSIVO ACCADEMISMO, HERBERT JAMES DRAPER È OGGI CONSIDERATO UNO DEI PIÙ GRANDI INTERPRETI DELLA TARDA EPOCA VITTORIANA.

Conteso da amatori e collezionisti, Draper fu uno dei molti artisti che, alle soglie del Novecento, si scostò dalle roboanti e chiassose voci della modernità.

Contro l’impressione, contro l’attimo, contro la sintesi e la progressiva dissezione della forma, egli si rifugiò in un classicismo dai toni romantici, ultimo baluardo di fronte ad una realtà sentita come estranea e corrotta.

Miti greci e romani, soggetti biblici e immagini dantesche, echi del più fosco medioevo e sensuali dolcezze dell’oriente sono i temi prediletti da Dreper: un coacervo di suggestioni interpretate con il medesimo sentimento di perdita fatale, di struggente malinconia per un mondo irrimediabilmente perduto.


LA FORMAZIONE

 

Herbert James Draper nacque a Londra nel novembre 1863 (o agli inizi del 1864), al numero 35 di Wellington Street.

Settimo ed ultimo figlio di un commerciante di generi alimentari, Draper tradì i sogni del padre che desiderava per lui una carriera da medico.

Fortunatamente seguì la sua inclinazione artistica e nel 1880 si iscrisse alla St. John’s Wood Art School, per poi diplomarsi alla Royal Academy.

 

Herbert James Draper, Potpourri, 1897
Herbert James Draper, Potpourri, 1897

 

Tra il 1888 ed il 1892 compì un viaggio di studio che lo portò a Roma e a Parigi, città dove ebbe modo di conoscere ed apprezzare la pittura dei grandi maestri del passato.

Il suo primo riconoscimento ufficiale avvenne nel 1900, quando, durante l’Esposizione Universale di Parigi, fu insignito della Medaglia d’Oro per l’opera del 1898Il lamento per Icaro“.


ANALISI DELL’OPERA

 

Il lamento per Icaro” accoglie, in una raffinata sintesi compositiva, i motivi più cari all’artista: il contesto mitologico unito ad una particolare attenzione per la bellezza muliebre, sulla quale si attarda con elegante compiacimento estetico.

Sul medesimo soggetto si era già cimentato nel 1869 il pittore preraffellita Sir Frederich Leighton con il suo “Dedalo e Icaro“, immortalando Icaro nei suoi preparativi prima di spiccare il grande volo.

 

 

Sir Frederic Leighton, Dedalo e Icaro, dettaglio, 1869
Sir Frederic Leighton, Dedalo e Icaro, dettaglio, 1869

 

Draper, a distanza di quasi trent’anni, scelse di concentrarsi sul triste epilogo dell’impresa: un momento di forte coinvolgimento emotivo.

Disteso su uno scoglio, tra le sirene dolenti, giace il corpo esamine di Icaro: le enormi ali spiegate lo avvolgono come in una sorta di sudario. Nonostante la rovinosa caduta l’eroe è ritratto integro, pare quasi essersi addormentato in un sonno senza sogni.

A Draper non interessa la verisimiglianza della scena, quanto mettere in risalto la maestosità dell’evento mitologico: nell’attimo in cui Icaro è in procinto di varcare i limiti umani, viene colto dal fallimento, un fallimento che si colora di toni epici. Tutta la scena è pervasa da una languida sensualità: un colto pretesto per raffigurare un episodio di sofisticato erotismo.

 

Herbert James Draper, Il lamento per Icaro, 1898
Herbert James Draper, Il lamento per Icaro, 1898

 

Il dipinto, ora conservato alla Tate Britain di Londra, ebbe un immediato e generale successo tanto che fu acquistato dalla Royal Academy e valse a Draper importanti commissioni pubbliche.

Ancora oggi questa “caduta” conserva intatto il suo potente fascino iconico dal momento che, nel 2012, è stata utilizzata per la copertina di un disco dei Tempestous Fall, progetto droom metal sotto cui si cela l’artista australiano Dis Pater.

 

L’EPILOGO

 

La fama di Herbert James Draper, come quella del suo tragico idolo, rapidamente spiccò il volo e rapidamente si spense travolta prima dal grande successo dell’Impressionismo e delle avanguardie storiche poi.

Il suo stile, giudicato troppo arcaico e prezioso per essere in sintonia con i dettami del mondo contemporaneo, venne relegato in un cass etto, come un vecchio abito di cattiva fattura.Al momento della sua morte, avvenuta il 22 settembre del 1920, la stampa non gli dedicò neppure un misero necrologio.

Il lavoro di Draper merita sicuramente di essere riconsiderato, mettendo da parte i pregiudizi e gli atteggiamenti snobistici di una critica un po’ troppo superficiale: superando semplicistiche categorie di moda e gusto, la sua opera va certamente riconosciuta per il suo innegabile valore artistico.

 

Icaro cadde qui: queste onde il sanno,
che in grembo accolser quelle audaci penne:
qui finìo il corso, e qui ‘l gran caso avvenne,
che darà invidia agli altri che verranno.
Avventuroso e ben gradito affanno,
poi che morendo eterna fama ottenne:
felice chi in tal fato a morte venne,
che sì bel pregio ricompensi il danno.
Ben può di sua ruina esser contento;
s’al ciel volando a guisa di colomba,
per troppo ardir fu esanimato e spento:
ed or del nome suo tutto rimbomba
un mar sì spazïoso, un elemento:
chi ebbe al mondo mai sì larga tomba?

(Jacopo Sannazzaro, Rime, 1530)

 

Visita il sito ufficiale della Tate di Londra dove è conservato “Il lamento per Icaro” di Herbert James Draper:

https://www.tate.org.uk/