ALLA NATIONAL GALLERY DI LONDRA È CUSTODITA UNA DELLE OPERE CRONOLOGICAMENTE PIÙ CONTROVERSE DI PIERO DELLA FRANCESCA: IL BATTESIMO DI CRISTO.

Realizzato nella natia Sansepolcro per l’abbazia camaldolese, il “Battesimo di Cristo” costituiva in origine il pannello centrale di un trittico i cui scomparti laterali risultano di un altro autore, Matteo di Giovanni. Secondo alcuni studiosi sarebbe da ricondurre al periodo giovanile dell’artista, mentre secondo altri andrebbe attribuito alla sua fase più matura.

L’impersonalità è il dono con cui Piero ci incanta; è la sua virtù più tipica, ed egli la condivide con due soli grandi artisti: l’anonimo scultore del Partenone e Velàzquez, che dipinse senza tradire neppure un’ombra di sentimento.” (Bernard Berenson)

 

IL BATTESIMO DI CRISTO, LA STORIA

 

Nella Sainsbury Wing, sede della National Gallery inaugurata nel 1991, è conservato uno dei capolavori di Piero della Francesca, il “Battesimo di Cristo”. La tavola occupa l’intera parete di fondo in una stanza senza uscita: destinazione finale di un viaggio visivo attraverso le eccellenze del Rinascimento.

La datazione è incerta: alcuni lo indicano come uno dei primi lavori dell’artista, altri propendono per una datazione più tarda, tra il 1450 ed il 1460. Comunque sia, nel “Battesimo” sono presenti tutte le caratteristiche stilistiche e compositive dell’arte matura di Piero: una precisa struttura geometrica sottolineata da un sapiente utilizzo di luce e colore.

 

Piero della Frasncesca. Battesimo di Cristo, dettaglio, 1440-1460 circa
Piero della Frasncesca. Battesimo di Cristo, dettaglio, 1440-1460 circa

 

Nel 1520, con la creazione della diocesi di Sansepolcro, l’abbazia camaldolese divenne cattedrale e, nel corso del tempo, subì rimaneggiamenti e trasformazioni, che coinvolsero anche le opere d’arte custodite. Il dipinto di Piero fu ritrovato nel 1856 da Charles Locke Eastlake, pittore e scrittore inglese, nonché primo direttore della National Gallery. La scoperta avvenne in occasione di un viaggio in Italia organizzato dalla regina Vittoria per scovare gioielli artistici da collocare nei costituendi musei inglesi.

Era l’epoca delle grandi occasioni: soppressioni e spoliazioni di edifici religiosi avevano stimolato un mercato antiquario molto vantaggioso per chi disponeva di risorse, ma soprattutto di un certo “fiuto”. Eastlake si dimostrò privo di questa qualità, giudicò infatti il quadro “quasi tutto rovinato per colpa del sole e dell’umidità” e non lo prese in considerazione.

Il “Battesimo” venne acquistato pochi mesi dopo da un altro inglese, Sir John Charles Robinson che, avendo tentato inutilmente di venderlo al South Kensington Museum (l’attuale Victoria & Albert Museum), lo alienò all’industriale delle ferrovie Matteo Uzielli per una cifra assai modesta. Alla morte di Uzielli, avvenuta nel 1861, Eastlake, forse pentito per essersi fatto sfuggire l’opera, la comprò per la sua collezione privata, salvo poi ripensarci e destinarla alla National Gallery. Una vicenda rocambolesca, esemplificativa del gran maneggio che si fece dell’arte italiana fra Settecento ed Ottocento.

 

IL BATTESIMO DI CRISTO, IL SOGGETTO

 

Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me? Ma Gesù gli rispose: Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia. Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui.  Ed ecco una voce dal cielo che diceva: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.” (Matteo 3, 13-17)

In un’atmosfera rarefatta si compie il Battesimo di Cristo: tutto è ordine e nitore come espressione della perfezione dell’universo. Il Cristo si staglia monumentale sul paesaggio: dalla storia dell’uomo emerge la storia della Salvezza. La raffigurazione, precisamente calibrata in ogni suo elemento, traduce un mistero che è quello della Trinità, di cui il Battesimo di Gesù e la Trasfigurazione sul monte Tabor ne costituiscono la manifestazione evangelica. La rigorosa architettura geometrica pone al centro, non solo simbolico, ma anche matematico, Cristo, figura cardine del nuovo corso dell’umana esistenza.

 

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, 1440-1460 circa
Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, 1440-1460 circa

 

Non si può che rimanere in estatica contemplazione di fronte alla chiarezza espositiva di Piero della Francesca, una chiarezza che è fatta di scienza e di luce, di ragione e di colore. Entro la rigida impalcatura spaziale risiede un enigma metafisico che si sublima proprio attraverso la forza della meticolosa organizzazione visiva: un’armonia mentale, più che sentimentale, che ancora oggi è capace di sprigionare tutto l’incanto della sua forza ammaliatrice.

L’animo e la mente scientifica ebbero in lui concordi il senso pittorico e l’arte nel cercare e nell’esaltare quella solidità e fermezza di forza e dell’intimo. Pittore, egli definì il volume dei corpi, e il loro rapporto con lo spazio, con tanta intensità da imporli come rivelazioni incoercibili, volgendo al suo scopo anche gli elementi più instabili: luce e colore; teorico ne portò la precisione a rigore matematico. Il colore, se pur diafano e brillante, intese come saldo tegumento della forma.” (Piero Toesca)